Giustizia, Conte resiste: modifiche per convincere Draghi e tenere compatto il M5S

L’avvocato che diventerà capo ha una montagna da scalare e si sapeva, quel monte si chiama Mario Draghi. Eppure Giuseppe Conte vuole insistere sulle sue proposte per sminare la controriforma Cartabia.

(pressreader.com) – di Luca De Carolis e Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano – L’avvocato che diventerà capo ha una montagna da scalare e si sapeva, quel monte si chiama Mario Draghi. Eppure Giuseppe Conte vuole insistere sulle sue proposte per sminare la controriforma Cartabia. Anche se Palazzo Chigi ha eretto un primo muro, quello del voto di fiducia, l’ex premier proverà a tenere il punto, “perché i nostri sono correttivi di buon senso” come ha spiegato in alcuni colloqui. Tradotto, chiederà ancora l’aumento di tutti i termini processuali per Appello e Cassazione, con tre anni per il secondo grado, aumentabili a quattro su richiesta dei giudici in caso di processi complessi. E insisterà per applicare a tutti i processi per mafia le norme sulla prescrizione della riforma Bonafede.

Proposte inviate tra mercoledì e giovedì alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Con cui le distanze restano soprattutto su due punti, raccontano. Ossia sulla lista di reati a cui non applicare la sua riforma, troppo lunga secondo la ministra. E sul calcolo dei tempi per il secondo grado. Cartabia vorrebbe farli decorrere dal deposito della richiesta di appello, mentre Conte vorrebbe farli scattare dalla prima udienza. Differenze non di poco conto. “Ma per tenere assieme i parlamentari Conte deve ottenere modifiche evidenti” conferma un big. E d’altronde che il M5S sia sfarinato si è visto anche nelle ultime ore. Con una ministra, Fabiana Dadone, che ventila le dimissioni proprio per lo scontro sulla prescrizione (per poi pentirsi); un deputato, Giovanni Vianello, che nega la fiducia al governo sul dl Semplificazioni e quindi dovrebbe essere espulso, e tanti parlamentari che marcano visita alla Camera per implicita ribellione o voglia impellente di mare. E d’altronde a seminare buche sulla strada dell’avvocato c’è il centrodestra, che non vuole lasciarlo solo al tavolo con il premier. Così ecco che Forza Italia, sostenuta da Lega e Fratelli d’Italia, fa sapere di voler “allargare il perimetro” del ddl di riforma del processo penale alla riforma dell’abuso di ufficio e degli altri reati contro la Pubblica amministrazione.

Se ne discuterà nell’ufficio di presidenza della commissione Giustizia, lunedì, ma nell’attesa il governo accoglie l’ordine del giorno al decreto Recovery di Enrico Costa (Azione) che invita l’esecutivo a modificare la legge Severino nella norma in cui prevede la sospensione degli amministratori locali dopo la condanna in primo grado per abuso di ufficio. Dalle parti di Palazzo Chigi colgono i segnali. Ma la priorità è tenere aperto il filo con Conte. Giovedì in Cdm Draghi ha giocato la carta ruvida del voto di fiducia, ma non bisogna drammatizzare, fanno capire. Perché è vero, come aveva anticipato il Fatto a detta di Draghi Conte nelle scorse ore ha chiesto troppe modifiche alla controriforma Cartabia. “Ma si può trattare, andando oltre la norma transitoria” ossia oltre allo slittamento della riforma alla fine del 2024, ormai assodato. E poi, sostengono, “il Pd non ha fatto mica controproposte concrete, quelle le aspettiamo da Conte”. Traduzione, Palazzo Chigi comprende che il capo del M5S ha bisogno di intestarsi tutte le novità. Però il percorso quello è, stretto. Lo sanno bene i quattro ministri del M5S con cui Conte ha fatto un punto veloce giovedì sera via Zoom, dopo il Cdm. Poche ore dopo, ad Agorà, la ministra Dadone inciampa o magari dice solo la verità: “Dimissioni dei ministri se non c’è accordo sulla giustizia? È un’ipotesi che dovremo valutare insieme a Conte”.

Pochi attimi, ed è ovvio trambusto. Così la ministra deve fare dietro-front su Facebook: “Non è nel mio stile minacciare ma è nel nostro stile dialogare e confrontarci. Lo stanno facendo Draghi e Conte e sono certa troveranno punti di incontro”. Nel frattempo l’ex premier arriva alla Camera e sale agli uffici del M5S. È lì per girare un audio per la votazione sullo Statuto, fissata per il 2 e 3 agosto. Ma ne approfitta per incontrare e tastare il polso a diversi eletti. Poi esce e dice un pugno di sillabe: “La mediazione sulla giustizia? Ci stiamo lavorando”. A margine alcuni 5Stelle, nervosi: “Draghi possiamo anche sostenerlo, ma i nostri al governo hanno stancato”. Torna a sibilare una formula che è maledizione, appoggio esterno. Pare schiuma da malessere. Ma in Aula gli assenti sono tanti. Un altro avviso, anche per Conte.

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1 reply

  1. “L’avvocato che diventerà capo ha una montagna da scalare e si sapeva, quel monte si chiama Mario Draghi”
    Ecco, qui ho smesso di leggere. Pure Draghi-Maometto adesso? Pazzesco!!

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