I flop di Draghi in Europa

Nel suo primo semestre da premier, Mario Draghi ha deluso le aspettative di forte impatto in Europa, cioè in un territorio dove vanta grande competenza e autorevolezza.

(pressreader.com) – di Ivo Caizzi – Il Fatto Quotidiano – Nel suo primo semestre da premier, Mario Draghi ha deluso le aspettative di forte impatto in Europa, cioè in un territorio dove vanta grande competenza e autorevolezza. Non è riuscito nemmeno a ottenere l’introduzione della Garanzia Ue sui depositi bancari, che – quando era presidente della Banca centrale europea (Bce) – aveva insistentemente sollecitato ai 27 capi di Stato e di governo e all’Europarlamento.

Draghi, a nome della Bce, evidenziava la necessità di completare l’Unione bancaria con questo terzo “pilastro” mancante, che è richiesto dall’Italia e bloccato con arroganza dalla Germania e dai suoi alleati nordici nonostante ci sia da anni l’impegno dei 27 governi Ue a realizzarlo. Da eurobanchiere sosteneva molto la Garanzia dei depositi forse anche perché sentiva il “senso di colpa” di avere in precedenza appoggiato la fretta tedesca di far varare i primi due “pilastri” – i sistemi di supervisione e di risoluzione per le banche – proprio come li volevano a Berlino, perfino nella parte Bail-in (rivelatasi un disastro per varie banche italiane). E di aver avallato la promessa della cancelliera tedesca Angela Merkel – di cui dalla Bce è stato un buon alleato – del successivo via libera al terzo “pilastro”. Draghi, da premier, ci ha provato a ricordare l’impegno sui depositi bancari. Ma è stato di fatto rimbalzato.

L’occasione per trattare uno degli scambi da do ut des, abituali in Europa, gli era arrivata con l’urgenza di Merkel di aggiungere – in vista delle elezioni tedesche – altri aiuti miliardari Ue alla Turchia di Recep Tayyp Erdogan, per far continuare a bloccare sul territorio turco le masse di profughi siriani e iracheni diretti principalmente in Germania. Draghi aveva giustamente infranto l’ipocrisia comunitaria definendo Erdogan “dittatore” e poteva quindi frenare nuovi fondi Ue a un regime che viola i diritti umani. Invece ha ceduto a Merkel, dicendo sì ad altri miliardi per Ankara. In cambio cosa ha incassato? Nessun adeguato sostegno dei Paesi Ue per non lasciare sola l’Italia ad affrontare i flussi di migranti in arrivo da Libia e Tunisia. In più il dossier immigrazione dall’Africa, spinto da Draghi, sembra essere stato messo da parte a Bruxelles.

Un’altra mancata compensazione è emersa nel Recovery Fund per rilanciare l’economia colpita dall’emergenza Covid. I circa 200 miliardi Ue per l’Italia sono in gran parte prestiti. Solo una sessantina di miliardi a fondo perduto dovrebbero bilanciare la sospensione delle norme Ue sugli aiuti di Stato, che la Germania ha preteso a super velocità all’inizio della pandemia per riversare una massa di miliardi pubblici nella sua economia: distorcendo la concorrenza nell’Ue e provocando un vantaggio competitivo al suo sistema produttivo, penalizzante soprattutto per l’Italia (principale concorrente dell’industria tedesca in Europa). Merkel, pressando la fidata connazionale a capo della Commissione europea Ursula von der Leyen, si è poi allargata con molte più autorizzazioni Ue del previsto (per oltre 1.500 miliardi di aiuti di Stato, oltre il 50% del totale per i 27 Paesi e con l’Italia al 14%), aprendo la possibilità per Roma di chiedere più contributi a fondo perduto o altre compensazioni. Il premier cosa ha ottenuto?

Certo, è indiscutibile la sua competenza nelle attività Ue economico-finanziarie, sviluppata in otto anni di partecipazioni da numero uno della Bce (quindi limitate a questi specifici settori) ai Summit dei capi di governo, agli Eurogruppo/Ecofin dei ministri finanziari e alla commissione economica dell’Europarlamento. Ma ha adeguata esperienza e sensibilità sui dossier Ue politici? Il premier ha sollevato dubbi quando trapelò dalla riservatezza di un summit Ue che aveva raggelato tanti leader con la richiesta di rinviare il piano Covax di vaccini anti-Covid per i Paesi poveri. Con quella uscita – al di là dell’aspetto discriminatorio e poco lungimirante (se si pensa ai continui arrivi in Italia di migranti dall’Africa colpita dalla pandemia) – fece intuire di non aver capito alcune liturgie politiche dell’Ue. Non a caso restò spiazzato. E dovette recuperare annunciando ingenti fondi italiani per Covax.

Il saper correggere gli errori è molto importante in relazione ai primi “flop” e alle aspettative deluse da Draghi in Europa. Perché possibilità di recupero esistono. Ma il premier non dovrebbe adagiarsi sulle narrazioni celebrative “a priori” di tanti media italiani e produrre risultati importanti. Può essere considerato un “top player” negli affari europei, se si fa il paragone con quando l’Italia mandava ai summit Ue Mario Monti e alla Bce tal Lorenzo Bini Smaghi. Però, se poi sul campo non fa la differenza, delude e sbaglia perfino i rigori, l’Italia può finire ancora più in basso nella “zona retrocessione” dei Paesi Ue più indebitati.

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4 replies

  1. A differenza del resto d’Europa, noi italiani, lo sappiamo benissimo da tempo che Draghi sia un infingardo furbino, capace solo di fare favori a industrie e lobby. Esattamente come i fiorentini sapessero da tempo che personaggio insulso che fosse Renzi, ben prima che costui scalasse il PD per diventare Imperatore d’Italia…

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  2. Dando un’ occhiata ai media stranieri ci accorgiamo che di Draghi e dell’ Italia non glie ne potrebbe fregare di meno.
    La Slovenia ha più spazio: sarà per i ciclisti?

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