I bigotti del bene

(Andrea Zhok) – Oggi pezzo assai interessante, e sconcertante, sulla prima pagina del Corriere. L’autore è Emanuele Trevi, che salvo omonimie, risulta essere uno scrittore e critico letterario. L’articolo prende di petto il rifiuto vaccinale. Premesso, a scanso di equivoci, che your most humble servant è vaccinato e non è un ‘No-Vax’, il modo in cui il Trevi sostiene le sue tesi “anti-No-Vax”, gli argomenti che vengono sollevati, meritano davvero qualche riflessione, soprattutto se pensiamo che la collocazione dell’editoriale lo rende automaticamente espressione ufficiale della “borghesia illuminata” italiana.

Scrive Trevi (il maiuscoletto è di mio inserimento, come sottolineatura):<<Questa è la verità: sono tra noi. Non amano Donald Trump, non affermano che la Terra è piatta, non sono aggressivi o rimbecilliti. Sono attori, musicisti, commercianti, gente che viene alle presentazioni dei libri, gente che incontri a cena. Con il no vax classico, condividono solo un sordo rancore per il sapere scientifico. Non saprebbero mai e poi mai definire una cellula o una proteina, ma prendono decisioni gravi come quella di non vaccinarsi in base a consigli dell’insegnante di yoga, o perché un amico di un amico lavora in un certo posto ed è sicuro che. IGNORANO INSOMMA CHE L’ESSENZA DELLA DEMOCRAZIA È FIDARSI DI CHI SA, certamente controllando che il sapere non diventi un’usurpazione, ma consapevoli che il sapere è una lenta conquista che costa lacrime sangue, non una ricerca su google.

Credono che la democrazia sia «farsi un’opinione», qualunque cosa ciò voglia dire nella loro testa. E sbagliano, certo che sbagliano: ma sono persone amabili, la lesione del comprendonio è circoscritta, il loro narcisismo è mitigato da mille altre virtù. Sono in grado di suscitare amore e se lo meritano; ci chiedono di tollerarli come loro hanno tollerato che fumassimo o corressimo in macchina: nessuno è perfetto.

Loro comunque il vaccino non se lo fanno: questa convinzione cementa la loro identità, tentare di convincerli è come strappare a forza il dito dalla bocca di un bambino. E noi non possiamo farci nulla, perché siamo stremati, sottoposti alla frustrazione di notizie che non migliorano mai una volta per tutte, e non ci resta che salutarli dicendogli che Dio te la mandi buona, stai attento, se ci ripensi è facile prenotarsi. E queste nuove leggi, come le fa quella persona seria che è Macron e come prima o poi dovremo farle pure noi, sono una panacea, perché impediscono di litigare, di questionare. IL MODELLO CULTURALE VIRTUOSO, IN CUI I CITTADINI SI RIPRENDONO TRA LORO IN UNA NOBILE GARA DI COMPORTAMENTI, LO TROVO ODIOSO. A MIO PARERE È SEMPRE MEGLIO CHE ARRIVI IL VIGILE URBANO A RICORDARE A TUTTI COSA BISOGNA FARE PRIMA CHE LA QUESTIONE SI FACCIA PERSONALE. Forse sbagliamo quando attribuiamo un eccessivo valore al dialogo e alle arti della dialettica e della persuasione. Non facciamo che entrare anche noi nella cattiva infinità delle opinioni, del turpe «uno vale uno». Io sono sicuro che noi che ci siamo vaccinati, che ci siamo fidati, siamo la stragrande maggioranza e abbiamo fatto la cosa giusta. Ma non ci chiedete di persuadere gli altri: non solo non è giusto, ma non ne siamo più capaci.>>Ora, molti punti sono stimolanti, ma ciò che mi pare emblematico è la pacata ragionevolezza con cui l’autore approda ad una conclusione manifestamente autoritaria e serenamente antidemocratica, col sorriso sulle labbra. Ciò che risulta innanzitutto di grande interesse è il fatto che l’autore invoca la Ragione e la Scienza, ma lo fa non attraverso qualche argomento razionale o scientifico. No, la Ragione e la Scienza vengono affermati attraverso un appello alla Fede nei Migliori. E così, l’essenza della democrazia diviene – ipse dixit – “fidarsi di chi sa”, il che si traduce tecnicamente come: l’essenza della democrazia è un’oligarchia.

L’autore non ha alcun dubbio circa il fatto che se siamo “sottoposti alla frustrazione di notizie che non migliorano mai una volta per tutte”, questa è colpa dei renitenti, di chi non manda a vaccinare i figli invece di fidarsi dell’ultima esternazione del virologo scelto dal tiggì.

Ora, di questa riflessione dell’articolista quello che credo sia necessario afferrare è il gioco di categorizzazione che vi ha luogo. L’articolo parte rendendoci edotti circa le precedenti convinzioni dell’autore, che riteneva che il mondo si dividesse in bestioni vichiani non benedetti dal dono dell’intelletto, e dunque pronti a votare Trump, proclamare che la Terra e piatta e far piangere Draghi, e poi ‘noi’, la maggioranza saggia e benevola. Il cuore dell’articolo consiste nell’esprimere la faticosa presa di coscienza dell’autore che tra coloro i quali dubitano dei vaccini non ci siano solo Visitors e Morloch emersi dalle viscere della terra, ma anche persone apparentemente normali, che vivono tra noi senza ingurgitare ratti vivi (o almeno senza farsi vedere).A questo punto, una volta compreso e ammesso che gli apostati della vera fede non si palesano immediatamente per la presenza di un piede caprino e l’odore di zolfo, la pazienza dell’autore giunge rapidamente al termine. Insomma, siamo la maggioranza, abbiamo ragione, non chiedeteci di convincere nessuno. La dialettica e la persuasione hanno stufato, uno non vale uno, le nobili gare di comportamenti virtuosi ci sono odiose, e invece che assistere ad indecorosi conflitti è meglio che qualcuno imponga le cose una volta per tutte.

Ora, sarebbe facile limitarsi a notare la contraddittorietà interna dell’appellarsi a ragione e scienza da un lato, mentre si rifiutano dialettica e persuasione dall’altro. E sarebbe altrettanto facile denunciare come autoritarismo reazionario una posizione che invoca l’imposizione come chiave per troncare discussioni e conflitti.

Ma il punto non è questo. Ciascuno di noi ha avuto esperienze simili a quelle che traspaiono nel ragionamento del Trevi, in cui a fronte di un ragionamento che (a noi) pare ineccepibile la controparte di rifiuta testardamente di concedere alcunché.

Non si tratta certo di appellarsi ad una visione ingenua della democrazia, dove il popolo sarebbe sempre per natura saggio e la ragione equamente distribuita tra gli individui. E’ certo che ci sono molte persone che ragionano male, che non si smuovono sulla base delle ragioni, che sono generalmente diseducate ad ogni forma di pensiero critico e motivato. Ed in una democrazia la loro esistenza sarebbe un problema da porre al centro dei temi di discussione. Il vero punto, tuttavia, è che quelle persone, quelli dogmatici e che si nutrono di fallacie della ragione NON sono distribuiti unilateralmente nella parte di campo su cui il Trevi tiene gli occhi fissi.

Il nocciolo del suo ragionamento è tutto rivolto al campo del Male, il campo dove si aspettava dall’inizio di trovare solo gli “insensati e orribili bestioni” di Vico e dove alla fine ammette di aver trovato bestioni insensati sì, ma che usano il deodorante e sembrano “come noi”. Ma questo fatto serve solo a ribadire più acutamente il pericolo. Un po’ come per gli ariani tedeschi degli anni ’30, l’indistinguibilità fisica degli appartenenti alla ‘razza impura’, il loro sembrare “come noi”, rappresentava la vera minaccia, quella che richiedeva soluzioni drastiche, così oggi scoprire che tra noi, i ragionevoli e giusti, e i bestioni, ci sono somiglianze esteriori rappresenta la vera minaccia. Ed essa esige di essere affrontata con un taglio netto, che tolga di mezzo le indecisioni con un atto di imperio.

Ecco, in questo quadro categoriale tripartito (“noi-dalla-parte-del-giusto”, “i bestioni maleodoranti”, e i “dissenzienti che si confondono tra di ‘noi'”) manca al nostro editorialista una quarta partizione. Chiamiamo questa quarta categoria quella dei “Bigotti del Bene”, quelli che abbracciano sempre la verità rivelata dall’ultima autorità mediatica, e inorridiscono di fronte ai dissenzienti, in quanto tali. I Bigotti del Bene non sono adusi alla pratica raziocinativa, né scientifica, ma obbediscono a ciò che ha una sanzione di bontà ufficiale, e se oggi questa sanzione passa attraverso un sigillo di razionalità e scientificità sono prontissimi ad annuirvi (come ieri annuivano alla buona società o al parroco o al grande sacerdote). Nel quadro del nostro editorialista è manifesto che non c’è alcuna consapevolezza, neanche residuale, del fatto che fake news, distorsioni ideologiche, contraddizioni, confusione argomentativa e marmellate mentali varie compaiano con frequenza comparabile tra le voci clandestine consultate dai ‘bestioni’ e tra le voci ufficiali trasmesse in prima serata. La caratteristica emianopsia di cui soffrono i Bigotti del Bene impedisce loro di percepire alcunché di problematico nel proprio campo, quella del Vero Ufficiale. Dovesse mai esserci un dubbio, basta obbedire al primo nella gerarchia di comando e ogni dubbio si dissolve.

E in ciò non ci sarebbe di per sé niente di abominevole – dopo tutto l’autoritarismo dogmatico ha una solida tradizione di successi -, se non fosse che simultaneamente questo squallido appiattimento mentale sulle veline dell’autorità non venisse fatto passare per trionfo della Ragione e della Scienza. Ecco, questo principalmente grida vendetta al cielo. Divenire ciechi, muti e sordi di fronte alla selettività artefatta con cui vengono date le notizie, alla manipolazione delle stesse, alle omissioni, all’indefessa attività di propaganda, alla successione infinita di contraddizioni senza che nessuno si ponga mai il problema di doverle chiarire, tutto questo fa parte degli ‘skills’ di base dei Bigotti del Bene. Sensibilissimi nel debunking delle “bufale alternative”, essi si rivelano d’un tratto privi di facoltà percettive verso la broda propagandistica e manipolatoria che passa attraverso i canali ufficiali. Ed è in quest’ottica che si comprende il sincero stupore del nostro, quando scopre che tra i dissenzienti ci sono esseri umani apparentemente raziocinanti, esseri ‘come noi’ vivaddio! Ma ecco che di fronte alle forme di dissenso più articolate, a quelli che chiedono ragioni ulteriori rispetto alla “democrazia come fiducia in chi sa”, il nostro sbotta e chiede l’intervento dell’autorità costituita. Perché dialettica e persuasione hanno fatto il loro tempo, e non gli si può chiedere di pazientare oltre. E nessun dubbio gli attraversa la mente, nessun sospetto che il primo problema in una società, tanto più se democratica, tanto più se mossa da mille interessi particolari, consiste nel riuscire a sapere CHI è che davvero “sa” e COSA davvero “sa”.

22 replies

  1. Ho fatto fatica, mi sono arreso una volta, ma alla fine ho letto tutto l’articolo. Interessante il punto di vista di Zhok (figlio di Kmer …. XD), che a mio avviso scrive in modo un po’ contorto ma più comprensibile della Lombroso che invece non riesco proprio a leggere. E devo dire che ha anche ragione, perché purtroppo c’è una maggioranza di italiani che si lascia convincere molto facilmente dalla, com’è che l’ha chiamata, “broda propagandistica e manipolatoria che passa attraverso i canali ufficiali”.
    Quindi alla fine torniamo sempre lì, sull’importanza dell’informazione e l’assurda situazione italiana dove le reti televisive nazionali sono in mano ai partiti e quelle secondarie insieme a quasi tutte le testate giornalistiche in mano ad affaristi a tutto tondo. Insomma, quand’è che ci svegliamo per fare una vera e sana legge sul conflitto d’interessi? Probabilmente mai e proprio perché il mondo è pieno zeppo di “bigotti del bene”.

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  2. “L’autore è Emanuele Trevi, che salvo omonimie, risulta essere uno scrittore e critico letterario”. La saccenza di questa frase mi aiuta un pochino a capire il carattere del Sig. Zhok.
    Emanuele Trevi, critico e scrittore riservato quanto bravo è incredibilmente, proprio per il suo essere un outsider, l’ultimo vincitore del Premio Strega.

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      • @Mh
        Con l’arzigogolo di Zhok, poco. Il mio era solo un omaggio allo scrittore da cui prende spunto l’articolo.
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      • Fesserico C, fratello gemello di quell’altro mentecatto di F (ad occhio siete la stessa persona eh), tu per esempio, che problemi mentali hai per non capire quel che ha scritto l’autore?

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      • Spero che abbia almeno letto un suo libro, visto che ne loda la capacità di scrittore, poi che abbia vinto il premio strega non vuol dire nulla. Se uno scrittore scrive delle cazzate non vuol dire che è al di sopra di ogni critica. Da quello che si deduce nell’articolo di Zhok fa parte di quelli che hanno paura chi non è fideista della cultura dominante (attualmente è quella di destra, di cui anche il pd fa parte)

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      • @Giulio Fadda
        Io mi sono limitato a commentare la frase dell’illustre Zhok: “…risulta essere uno scrittore e critico letterario”. Quindi non rompa le palle.

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      • Mi permetta Federico C, il Trevi potrebbe anche aver vinto la Coppa del Nonno, ma quello che ha scritto, riportato dallo Zhok, è una emerita stronzata.

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      • L’informazione che ci ha dato Federico C serve a capire la personalità dell’autore dell’articolo che, volutamente, ha omesso di ricordare che Trevi ha vinto l’ambito premio. E’ una sorta di sottile cattiveria che usa fra i dotti. Del resto si percepisce, nel corso dell’articolo, la volontà di colpire l’avversario con una mole anche eccessiva di argomentazioni. Da qui la difficoltà per chi legge di arrivare in fondo al testo.

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      • @Gatto
        Anche lei no. Ho già scritto di avere soltanto criticato l’altezzosità del Zhok nei confronti di Trevi. Anch’io NON credo che vincere il Premio Strega dia patenti di nessun genere, e non sono entrato nel merito dell’articolo. CHIARO?

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      • Cerco, Federico C e Adriana, di essere più chiaro: che ci sia la sottile cattiveria tra “dotti” è innegabile, ma per me, proprio l’omettere volutamente la vincita dell’ambíto (per chi, per cosa, perché?) premio descrive la personalità dell’autore: se non l’avesse fatto sarebbe stato ben peggio, ché avrebbe avuto l’opportunità di mettere alla berlina, non solo il vincitore del premio, ma anche il premio stesso! Quindi: di quale altezzosità si parlerebbe (a parte che era cosa del tutto fuori luogo l’accennarne, i motivi di questa voluta omissione, possono essere molteplici e non riguardare punto una presunta altezzosa cattiveria: ammesso che lo sia, se si fosse schierato apertamente contro lo Strega, quanto sarebbe durato in ambito accademico? Anche Zhok tiene famigghia…)? Anzi, far credere che questa gratuita valutazione su Zhok, sia cosa affatto eterogenea all’articolo, questo sì, a mio avviso, costituisce una sottile cattiveria, ché, così facendo, servendosi di valutazioni psicologiche poco commendevoli, in luogo di argomenti, si è riverberata la loro negatività anche sul merito stesso, senza nemmeno far la fatica di entravi. Che la cosa sia stata involontaria, come sicuramente è stato, non cambia di nulla l’esito descritto, restando la condizione che non con una valutazione su dei fatti conclamati si aveva a che fare, ma con una petizione di principio.

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  3. Forse è proprio perché conoscono e frequentano il sapere scientifico, che non considerano come una fede ma una attività umana, sanno che fare correre il virus sotto la pressione selettiva di vaccinazioni non immunizzanti e con coperture ancora poco conosciute e temporanee togliendo ogni restrizione e non controllando alcunché, non fa altro che favorire lo sviluppo di varianti resistenti.
    Non a caso dopo l'”inglese” abbiamo l'”indiana”,sempre dalla GB, il Paese fino a ieri santificato per avere vaccinato di più ed essere “fuori”.
    Quando si vaccina occorre chiudere, tracciare e controllare gli ingressi ridotti al minimo.
    Altrimenti sarà sempre peggio. Tireremo le fila a Novembre. Ci vuole tempo per le terapie intensive e i decessi.

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  4. io di cretinetti altezzosi e intrattabili nelle loro granitiche concezioni secondo cui chi non si vaccina o meglio, non fa vaccinare i figli con 10 vaccini, è un imbecille medievalista e un pericolo pubblico.

    E come rispondono i cosidetti ‘intellettuali’ alla Trevi (fontana?) se poi gli ricordi i 10 cambiamenti d’opinione che hanno avuto con l’ASTRAZENECA?

    Quando sarebbero stati nel giusto? Quando facevano vaccinare tutti, quando era solo per i sotto-55 anni, quando era sopra i 60 o quando davano l’OK per vaccinare i 18enni, mentre in Danimarca rottamavano l’AstronZata definitivamente?

    E Trevi, dal basso della sua saccenza, che fa, ci va lui a casa delle 3 donne calabresi morte o gravissime in 3 giorni di vaccinazioni, tra i 24 e i 49 anni?

    E sopratutto, come si spiega il Trevi, la morte di ben 152 pazienti israeliani vaccinati CON DUE DOSI PFIZER? Sono circa il 4% del totale dei morti israeliani, e le varianti c’entravano solo in 9 casi!

    A parte questo, lo SQUALENE è usato come conservante nei vaccini: per utilizzarlo ci vuole il fegato dello squalo. Uno squalo per 1.000 vaccini. Che razza di danno ecologico farà la campagna vaccinale? Nessuno se lo è chiesto?

    In Israele 152 persone si sono ammalate di Covid-19 e sono morte a causa della malattia nonostante avessero ricevuto due dosi di vaccino. Tutti avevano in comune l’età avanzata, un sistema immunitario indebolito e la concomitanza di altre malattie.

    Lo indica la ricerca in via di pubblicazione sulla rivista Clinical Microbiology and Infection e condotta in 17 ospedali di Israele sotto la guida di Tal Brosh-Nissimov, dell’Università Samson Assuta Ashdod e dell’Università Ben Gurion.

    Tutti i casi esaminati erano stati vaccinati con due dosi del vaccino della Pfizer-BioNtech e quelli descritti nell’articolo, che costituiscono una netta minoranza rispetto alle migliaia di persone che hanno ricevuto lo stesso vaccino, sollevano l’attenzione sul problema dei casi in cui il virus riesce comunque a bucare il vaccino e, come è accaduto in questi pazienti, non necessariamente sotto la spinta delle varianti.

    «L’esito di questi pazienti è stato simile a quello dei pazienti Covid-19 ricoverati non vaccinati.», osservano gli autori della ricerca. Per questo motivo, aggiungono, «sono urgenti ulteriori studi per identificare fattori predittivi dei casi in cui l’infezione riesce a bucare il vaccino in modo da permettere di identificare gli individui a rischio più elevato».

    «È il primo esperimento nel quale si vede che il vaccino viene bucato anche clinicamente: sono i primi casi di persone che non ce l’hanno fatta», osserva il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca. «Il problema – osserva – non sembrano essere solo le varianti, in quanto soltanto in 9 dei 152 pazienti è stata rilevata la presenza della variante sudafricana». Soprattutto, secondo l’esperto, i dati appena pubblicati indicano che «ci sono soggetti che non rispondono al vaccino e che è importante prepararsi a intercettarli per proteggerli ulteriormente». (dal corriere del Ticino)

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    • Per favore leggi meglio. Se ho capito bene in Israele i morti sono stati 90 (non sto a cercare il pelo nell’uovo). Il numero 152 rappresenta un campione citato qui:

      “Picco di infezioni concorrenti alla mortalitá (in casi di ospedalizzazione)

      Su un totale di 152 pazienti inclusi nello studio, in 38 di essi è stata osservata una prognosi sfavorevole e il tasso di mortalità ha raggiunto il 22%. Il profilo clinico di questi individui assomigliava ad altri pazienti ospedalizzati COVID-19, il che significa che erano principalmente uomini più anziani con una pletora di comorbidità associate alla gravità del COVID-19.

      Tuttavia, le comorbidità erano più frequenti nei pazienti con infezioni vaccinali rispetto a un’ampia serie di casi su pazienti ospedalizzati non vaccinati, tra cui ipertensione, diabete, insufficienza cardiaca, malattie renali croniche, malattie polmonari croniche, demenza e cancro. Inoltre, il 40% dei pazienti era immunocompromesso.

      Una carica virale di SARS-CoV-2 più elevata è stata collegata a un rischio sostanzialmente più elevato di esito sfavorevole, che è stato anche aumentato (sebbene non in modo significativo) nei pazienti che ricevevano un regime di trattamento specifico con anticorpi monoclonali anti-CD20, nonché in pazienti con titoli bassi di anticorpi protettivi. ”

      L’articolo si trova qui: https://www.news-medical.net/news/20210713/Israeli-study-of-breakthrough-infections-following-full-BNT-Pfizer-vaccination-4025-immunocompromised.aspx

      Vorrei ricordare che i numeri servono a seconda di come li si usa. Vorrei anche invitare persone competenti nelle Scienze Statistiche di appoggiare un soldo di cacio per esprimere in maniera informata e comprensibile il concetto di cui sopra. Io sono troppo ignorante.

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      • “Vorrei ricordare che i numeri servono a seconda di come li si usa.”: vero, io li uso spesso come concime. Provare per credere…

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      • E non cercarlo, ma quella pagina linkata sembra un campionato di arrampicate sugli specchi.

        Resta il fatto che lo studio identifica gruppi di persone incapaci di proteggersi con il vaccino.

        E il peggio è che nemmeno è dovuta alle nuove ‘varianti’.

        Poi, che erano ovviamente con problemi multipli, eh, capirai. Quasi tutti i morti di covid erano con co-morbilità ed età media di 80 anni.

        Sai che argomento per parlare di efficacia del vaccino.

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  5. Avete tutti il torto della ragione, insieme all’insieme dei numeri primi, per inciso.

    La storiella del povero numero primo.

    Un povero numero primo, durante il fare del giorno, se ne andava lungo una Stradella in cerca di se stesso , ad un certo momento udì una fanfare venire oltre la curva . Il povero numero primo pensò: sarà sicuramente la banda di qualche pari, che so, di un 12 o d un 8, a udire la fanfara sembrerebbero 2 flauti e 2 ocarine.
    Il numero primo si fermò e attese sul ciglio la fanfara sopraggiungere e meraviglia delle meraviglie era il carnevale dei pari, tutti vestiti a festa e in gran festa, allora il povero primo si ricordò del giorno corrente, il giorno della ricorrenza dello sposalizio fra fra 2 e 3; fra 2 e 2 e così fino al termine della successione delle cifre; il giorno seguente ricorreva la data della guerra fra pari e dispari, pensieroso si incamminò di nuovo.

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  6. La banda delle 5 stelle..

    Si narra di una recente costellazione apparsa nel planisfero politico: la banda delle cinque stelle che per quel che si sa e per quel che si dice strombettavano a tutte le antiche costellazione diritti, equità, legalità e altre meteore amenità mentre correvano sul loro carro liquido.

    La costellazione infatti era fluida e riusciva ad entrare nei pertugi dello spazio chiamati buchi neri per rientrare a cavallo di qualche scia luminosa.

    Le antiche costellazioni la lasciavano dire e fare dall’alto della loro maestosità.

    Chissà dove sarà finita la nostra costellazione liquida detta: la banda delle 5 stelle!?
    Affangrocchia ci passerà di sicuro , tenetevi forte e aggiornati, la giostra continua.

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  7. “E non cercarlo, ma quella pagina linkata sembra un campionato di arrampicate sugli specchi.”

    Ma no, acciderba, é la fonte di quel numero 152. Nell’articolo, in testa, trovate anche il link alla ricerca vera e propria che poi ha fatto sensazione in alcune testoline poco aduse alla lettura di materie discoste dalla pratica quotidiana.

    Non volendo fare il Giovanotto di Berlino con l’aulica necessitá d’alcuni di andare contro il perbenismo della societá borghese cosiddetta, invito persone esperte nel discorso di cui sopra ad esprimere pareri e valutazioni.

    Et voilá…

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  8. Tié, beccatevi questo… https://www.theatlantic.com/science/archive/2021/07/coronavirus-breakthrough-infections/619416/

    La prima cosa da sapere sui vaccini COVID-19 è che stanno facendo esattamente ciò per cui sono stati progettati e autorizzati. Da quando le somministrazionii hanno iniziato il loro lancio alla fine dello scorso anno, i tassi di malattia COVID-19 hanno fatto un tuffo senza precedenti tra gli immunizzati. Siamo, come nazione, inondati da un eccesso di vaccini straordinariamente efficaci che possono, attraverso popolazioni, aree geografiche e persino varianti SARS-CoV-2, eliminare i sintomi più gravi della malattia.

    La seconda cosa da sapere sui vaccini COVID-19 è che sono come le trincee anti fiamma, non firewall impenetrabili, quando si tratta del coronavirus. Alcune persone vaccinate si stanno ancora infettando e un piccolo sottogruppo di questi individui si sta ancora ammalando, e questo è completamente previsto .

    Siamo davvero pessimi nel comunicare quel secondo punto, che riguarda le scoperte , un concetto che non del tutto accuratamente, è diventato sinonimo di fallimento del vaccino. È un problema che va ben oltre la semantica: pasticciare la messaggistica attorno allo strepitoso successo dei nostri scatti ha reso difficile trasmettere il rischio davvero minimo che il vaccinato faccia, e l’enorme scommessa di chi evita i colpi .

    Il problema principale è questo. Come la definisce il CDC , la parola “svolta” [breakthrough] può riferirsi a qualsiasi presunta infezione da SARS-CoV-2 (ovvero qualsiasi test positivo ) se viene rilevata più di due settimane dopo che qualcuno riceve la dose finale di un vaccino COVID-19. Ma le infezioni possono presentarsi con o senza sintomi, rendendo il termine impreciso. Ciò significa che le scoperte in grande stile non sono la metrica più rilevante da utilizzare quando valutiamo i vaccini destinati principalmente a frenare i sintomi, le malattie gravi, i ricoveri e la morte. “La malattia rivoluzionaria è ciò a cui la persona media deve prestare attenzione”, mi ha detto Céline Gounder, un medico di malattie infettive al Bellevue Hospital Center di New York. Silenziosi, i casi asintomatic, quelle che sono effettivamente invisibili in assenza di una diagnostica per la ricerca di virus, semplicemente non sono nella stessa lega.

    Per mettere questo in prospettiva, considera i criteri originali stabiliti dalla FDA in questo periodo l’anno scorso , quando gli Stati Uniti erano ancora saldamente alla loro seconda ondata di infezioni. Un’inoculazione efficace, ha affermato l’agenzia, dovrebbe essere in grado di “prevenire la malattia o ridurne la gravità in almeno il 50% delle persone vaccinate”. È un punto di riferimento facile da dimenticare. Entro la fine del 2020, due vaccini hanno completamente cancellato quelle aspettative; due mesi dopo ne è seguito un terzo, e ora c’è la possibilitá di un quarto .

    Se la malattia è il nostro parametro di riferimento, allora i casi rivoluzionari di COVID-19, un sottoinsieme molto piccolo di tutte le scoperte conosciute, potrebbero soddisfare i nostri criteri di preoccupazione. Si tratta di vere e proprie malattie, eventi in cui la protezione dei colpi è apparentemente crollata; questi casi sono gli stessi che i produttori di vaccini hanno cercato così diligentemente negli studi clinici, per assicurarsi che i loro prodotti funzionassero. Con la stessa logica, le infezioni da coronavirus asintomatiche esulano dall’ambito protettivo dei nostri colpi come l’abbiamo definito tanti mesi fa. E sebbene siano importanti per tracciare e raccogliere dati da, confondendoli con il resto, mi hanno detto gli esperti, rischia di travisare ciò che possono fare i nostri vaccini. (Il CDC ha risposto a un’inchiesta sulla sua designazione dicendo che mentre una “infezione da SARS-CoV-2” indica eventuali test positivi per il virus e un “caso COVID” si riferisce a una persona con un test positivo che soddisfa altre definizioni di caso, “per tutto il COVID i termini infezione e caso sono stati spesso usati in modo intercambiabile.”)

    Il termine “svolta” è stato a lungo un punto fermo della comunità delle malattie infettive, dove è usato per descrivere l’individuazione di agenti patogeni prevenibili con il vaccino in individui immunizzati. “Questa non è sicuramente un’idea nuova”, afferma Kevin Escandón, medico e ricercatore di malattie infettive presso l’Università di Valle, in Colombia. Ma come nozione popolare, era sempre destinata a causare un po’ di confusione. “Sforamento” ancora usato come aggettivo di lode; la pandemia ha ora deformato la parola in un nome inquietante che tende a eclissare tutti i qualificatori chiarificatori. “È confuso, è sfocato, è già carico”, mi ha detto Alison Buttenheim, che studia il comportamento umano sui vaccini all’Università della Pennsylvania. E quando le notizie appaiono in un titolo o in un avviso push, o sui social media, “la gente presta attenzione alla parola svolta ” e non molto altro, mi ha detto Ryan McNamara, un virologo dell’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill. È un peccato, quando la semplice aggiunta di asintomatici o sintomatici può fare la differenza. Allo stato attuale, le scoperte generali sembrano molto più spaventose di quanto dovrebbero.

    Joseph Allen, un ricercatore di sanità pubblica ad Harvard, ha recentemente sottolineato su Twitter una di queste ambiguità , in uno studio che documenta un numero molto piccolo di infezioni rivoluzionarie in una prigione. Erano tutti asintomatici, anche se non lo si poteva riconoscere dal titolo del giornale.

    Per essere chiari, le scoperte di qualsiasi gravità sono una parte del tutto prevista del processo di vaccinazione. Nessun vaccino è efficace al 100% nel prevenire infezioni o malattie. Ma il nostro attuale raccolto di colpi di COVID-19 si avvicina dannatamente per quanto riguarda i sintomi ostacolanti, specialmente quelli gravi che possono segnalare un caso mortale. Gli scatti di Moderna e Pfizer hanno costantemente dimostrato tassi di prevenzione del COVID molto elevati, spesso negli anni ’90; Johnson & Johnson’s, per la maggior parte, non è molto indietro. Le scoperte sintomatiche sono i casi che si incuneano nel divario tra efficacia eccellente ed efficacia perfetta ; in altre parole, li abbiamo visti arrivare.

    Anche nella confusione del mondo reale, i casi sintomatici di svolta si stanno rivelando piuttosto rari. La stragrande maggioranza dei casi di COVID-19 che stiamo vedendo è tra i non vaccinati. E quando il virus non influisce sul immunizzati, sembra accumulare di abbassare i livelli, e la diffusione meno entusiasmo a nuovi host; sta causando, in media, sintomi più lievi e transitori.

    Tutto questo è un promemoria di come funzionano i vaccini, aumentando la nostra immunità contro la versione di SARS-CoV-2 che i colpi sono stati formulati per imitare. Se gli esseri umani sono il legno che alimenta una fiamma e i coronavirus sono le scintille che la accendono, i vaccini sono i soppressori del fuoco che proteggono meglio contro le peggiori ustioni virali: malattie gravi, ospedalizzazione e morte. Fermare i casi più lievi richiede più investimenti immunitari e bloccare le infezioni asintomatiche, quelle che a malapena bruciano la corteccia, è la cosa più difficile di tutte. Fa parte del motivo per cui gli obiettivi dei vaccini sono stati inizialmente fissati in modo così conservativo. “Questo non è uno scudo magico che ti fa rimbalzare addosso il coronavirus”, mi ha detto McNamara.

    Considerando che per prima cosa abbiamo preso l’obiettivo di fermare la malattia, è un’ottima notizia che la maggior parte delle scoperte note siano state effettivamente infezioni asintomatiche, non casi di COVID-19. Le proporzioni di scoperte silenziose riportate da vari studi e agenzie federali sono certamente sottostimate , perché le persone vaccinate non vengono regolarmente sottoposte a screening per il coronavirus. (Il 1 maggio, il CDC ha controversamente cambiato la sua strategia di segnalazione per documentare solo casi rivoluzionari che coinvolgono una qualche forma di ricovero o morte, distorcendo ulteriormente i conteggi nazionali.) Da quando i vaccini sono stati distribuiti per la prima volta, le notizie sono solo migliorate: i ricercatori non ci hanno fatto affidamento , ma in molte persone, i colpi sembrano fermare il coronavirus di stabilirsi a tutti. “I vaccini sono migliori di qualsiasi cosa avessimo mai sognato”, mi ha detto Gounder, superando le nostre prime aspettative in più di un modo.

    I colpi stanno reggendo anche contro le varianti SARS-CoV-2. Alcune versioni del virus hanno rilevato mutazioni che li aiutano a schivare alcuni anticorpi anti-coronavirus. Ma queste alterazioni genetiche eliminano solo in modo incrementale la protezione immunitaria, piuttosto che cancellarla. Contro Delta , ad esempio, vaccini come quello di Pfizer stanno ancora frenando in modo straordinario malattie gravi, ospedalizzazione e morte. E mentre la forza del colpo è leggermente diminuita quando si tratta di malattie più lievi e infezioni silenziose, questi sono semplicemente ostacoli inferiori per eliminare un virus. La protezione di Pfizer sta ancora colpendo nel segno dove conta di più. (Un asterisco su questo è lungo COVID , una condizione la cui relazione con la vaccinazioneè ancora oggetto di ricerca attiva.)

    Nulla di tutto ciò significa, ovviamente, che le infezioni rivoluzionarie asintomatiche debbano essere ignorate. Per comprendere appieno cosa sta facendo il virus e dove potrebbe essere diretto, gli esperti hanno bisogno di un quadro il più completo possibile di chi sta affliggendo e quale forma assumono tali infezioni, attraverso l’intero spettro della malattia. Devono anche sapere come e quando è più probabile che si diffonda. Le infezioni asintomatiche ne fanno parte. I ricercatori di tutto il mondo stanno ancora sequenziando diligentemente tutti i campioni di coronavirus positivi al test che possono, indipendentemente dai sintomi, in parte per verificare se eventuali varianti particolari si stiano infiltrando in modo sproporzionato nell’inoculato. Stanno anche tabulando chi sta sperimentando scoperte e testando se alcune popolazioni potrebbero trarre beneficio dauna spinta vaccinale precoce .

    E quando i vaccini inizieranno a vacillare costantemente contro livelli più gravi di malattia, a causa di una nuova variante, della diminuzione della memoria immunitaria del virus o di entrambi, il monitoraggio diligente delle scoperte lo riprenderà. Tracciare scoperte più lievi è anche cruciale per capire quanto bene il virus può essere trasmesso da persone vaccinate, qualcosa che è molto più difficile da determinare rispetto al fatto che le vaccinazioni blocchino semplicemente la malattia. Dal punto di vista della sorveglianza, è essenziale gettare un’ampia rete di scoperte, una che rappresenti infezioni di tutti i tipi, ha affermato Buttenheim. “È così che prendi tutto.”

    La domanda su quali scoperte contino alla fine dipende da un’altra: qual è l’obiettivo della vaccinazione? Gounder pensa che, per ora, l’attenzione dovrebbe rimanere sull’uso delle vaccinazioni per controllare il COVID-19, specialmente mentre gran parte del mondo rimane non vaccinata ; capire se stiamo raggiungendo quell’obiettivo, quindi, dipende da scoperte sintomatiche. Alla fine, avremo la larghezza di banda per rivolgere la nostra attenzione all’arresto della trasmissione e dell’infezione in modo più completo. Quindi, reinseriremo le scoperte asintomatiche nella conversazione, con più dati per guidare la nostra prossima mossa.

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  9. A proposito di “numeri”: ricordate che gli over 60 non vaccinati ( cioè da 60 a 100, come se fosse la stessa cosa) erano “più di due milioni”?
    Bene, ieri “più di due milioni” erano… gli over 50…
    Potenza dei numeri nel Paese di Croce e Gentile ! (Siamo anmcora lì…)

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