Conte, sì a Grillo garante. Di Maio: “Intesa vicina”

(Marco Conti – ilmattino.it) – «Una persona può fare ciò che vuole, ma non scegliere ciò che vuole». Beppe Grillo riprende a fare il visionario e mette sul suo blog un post dove cita Spinoza e Schopenhauer per rivendicare quel ruolo che nel Movimento ha sempre avuto e al quale non intende rinunciare. Un modo, quello del Fondatore, per contrapporsi al pragmatismo di Giuseppe Conte e del suo statuto e galvanizzare coloro che hanno forte nostalgia dei momenti iniziali del Movimento. 

È la conferma che il braccio di ferro tra i due continua anche se i pontieri sono al lavoro con Luigi Di Maio in prima fila nel tentativo di ricucire uno strappo che rischia di costare caro al Movimento. «Sono fiducioso, troveremo una soluzione», ripete il ministro degli Esteri ai tanti che lo raggiungono al telefono per capire le intenzioni dell’uno e dell’altro. Analogo lavoro da parte di Roberto Fico che ha un ottimo rapporto con Conte ma ritiene Grillo un valore aggiunto da non perdere o marginalizzare. 

L’ex premier è intenzionato a confermare l’uscita pubblica di domani dopo giorni di silenzio. Dichiarazioni, le prime dopo la sortita di Grillo, che però non dovrebbero aggiungere nuova benzina, quanto chiarire come intende guidare il Movimento al di là dei contenuti dello statuto. Sarà questa l’occasione per comprendere direttamente, e fuori dalle veline dei giorni scorsi, quale ruolo Conte intende riconoscere a Grillo. 

«Grillo e Conte si parlino, si chiariscano, si mettano d’accordo ma non deludano il popolo pentastellato», auspica il deputato grillino Mario Perantoni dando voce a molti eletti 5S che non vorrebbero rinunciare a nessuno dei due e tantomeno essere messi nelle condizioni di dover scegliere. D’altra parte nello scontro tra «riformismo e radicalismo», come lo definisce Osvaldo Napoli, molte cose non tornano. A cominciare dalla questione del doppio mandato che rappresenta per i filo-Conte un argomento particolarmente attrattivo ma che lo stesso Grillo ha riaperto seppur affidando la decisione ad un voto degli iscritti. Sfumature non da poco anche nei rapporti con il governo Draghi e con il Pd. L’alleanza con i dem è stata spinta molto da Grillo così come l’adesione al governo Draghi definito dal Garante un «grillino». Se poi le critiche più forti all’attuale governo provengono da coloro che tifano per Conte, c’è qualcosa che non quadra nei ragionamenti di coloro che si aspettano un’evoluzione “responsabile” del M5S proprio dall’emarginazione del Garante. 

«Ci sono interlocuzioni in atto, auspico che nelle prossime ore, entro la settimana prossima, si chiuda la trattativa. Confido in un avvicinamento agli obiettivi da parte di Conte e da parte di Grillo», dice Mario Turco ex sottosegretario a Palazzo Chigi e deputato molto vicino a Conte. L’ex premier continua a ricordare a tutti che «nessun dottore me lo ha ordinato» di mettersi alla guida del M5S, ma di essere stato chiamato dallo stesso Grillo, salvo poi ricevere dal comico parole ben poco lusinghiere. 

Ciò che è scontato ormai da mesi è che l’avvocato non ha nessuna intenzione di tornare al suo mestiere e che l’alternativa al Movimento resta la creazione di un suo partito che passerebbe, in attesa del voto, per la formazione di gruppi parlamentari composti dai suoi fedelissimi. Ma se a Grillo resterebbe un M5S dimezzato anche negli eletti e il problema del “capo”, anche la strada di Conte non è meno facile e i tempi sono stretti perché alla fine potrebbe scoprire che la disputa avviene su temi che dovrebbero essere anni luce lontani da quell’elettorato coltivato a “vaffa” e che avrebbe dovuto mandare a casa i partiti e non farne uno nuovo, se non due.

La disputa in corso rischia infatti di appannare l’immagine dell’ex premier che ha fatto sapere di essere adirato, pronto a farsi un suo partito, ma continua a impiegare giorni, se non settimane su una possibile scelta. Se non siamo al «che fai mi cacci», di “finiana” memoria è perché Conte quella scelta la promette e la minaccia dal giorno in cui ha controvoglia lasciato Palazzo Chigi, senza mai fare un passo in avanti. A Grillo rimarrà probabilmente quel ruolo da “padre nobile” di un Movimento che avrebbe dovuto sconfiggere la «partitocrazia», per dirla con Marco Pannella, e che invece si trasforma in un partito con tanto di sede, segretari, ufficio politico e, ovviamente, uno statuto vero e non il “non-statuto” delle origini dove all’articolo 4 diceva che il Movimento non era un partito politico e che non lo sarebbe mai diventato. È difficile che due debolezze, quella di Conte e quella di Grillo, riescano a fare da sole una forza. È per questo che i “pontieri” sono convinti che la soluzione sia vicina. Grillo dovrà quindi confermare a Conte il mandato di guidare il Movimento accettando la riorganizzazione. Conte, e soprattutto i suoi supporter, dovranno rinunciare all’idea di far fare a Grillo la fine di Casaleggio. 

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

11 replies

  1. Se litigano, se parlano, se vojono bene, poi se relitigano , se reparlano e se revojono bene.
    Aridaje! Gira ‘a ruota da’ fortuna, co’ ‘sti articoli da biscottini cinesi.

    Forse posso sembra’ noioso. Ma invece de sta’ a orija’ a la porta come de pettgole, ‘sti “giornalisti” nun possono aspetta’ le dichiarazioni ufficiali de l’uno de e de l’artro?

    Mortacci loro nun ce sto a capi’ più gnente.

    Piace a 1 persona

    • Se riduci tutto alle questioni essenziali, tutto diventa chiaro.
      Non sono le sfumature a determinare il soggetto del quadro.

      "Mi piace"

  2. Che articolo insulso, un chiacchiericcio che confonde anziché chiarire.
    Ma dove li trovano questi giornalisti, glieli fanno dei test attitudinali prima di assumerli?

    Questo non si è nemmeno accorto che il “padre nobile” o “garante” (o come cazzo preferisce chiamarsi, forse “elevato” è il più indicato) è di fatto il PADRONE del movimento.
    Movimento che tu puoi anche definire “non partito”, puoi anche chiamarlo giraffa o coccodrillo, ma rimane pur sempre un partito, ovvero una organizzazione privata di persone dedite alla politica.

    Ciò che distingueva il M5S erano le regole:

    1) Uno vale uno, ovvero il mio voto vale quanto quello dei leader: uno vale uno voleva dire questo, branco di idioti grilloidi.
    Uno vale uno è la democrazia dal basso.
    Per realizzare la democrazia dal basso (branco di deficienti che avete aderito ad un movimento senza nemmeno capirlo) serve il web (idea geniale di Casaleggio e non di Grillo) ed una buona moderazione che sviluppi il confronto in modo aperto e trasparente (intelligenza collettiva).
    Quindi…

    2) piattaforma informatica adeguata allo scopo

    3) intelligenza collettiva (quella che propone e sviluppa i temi grazie ad una moderazione che non banna arbitrariamente posizioni scomode).

    4) trasparenza (senza, crolla tutto)

    Di queste regole cosa è rimasto?
    Ve lo dico io se ancora non lo avete capito: niente!

    Quindi il M5S oggi è di fatto un PARTITO PADRONALE.

    Altro che “non partito”, “garante”, “padre nobile” di questa minchia!

    "Mi piace"

  3. Tutti continuano a prendere in giro il M5S per la storia dell’uno vale uno e vogliono far credere al popolo bue che tutti hanno lo stesso valore intelettuale, politico, culturale ecc. NOSSIGNORI! uno vale uno son significa assolutamente che “uno vale l’altro” e che chiunque possa avere la medesima competenze, cultura, capacità, intelligenza, perspicacia, sensibilità e personalità. Uno vale uno significa non solo che il mio voto ha lo stesso valore del tuo ma che ognuno di noi con tutte le proprie capacità, poche o tante che siano, può contribuire ed impegnarsi per un paese migliore. Ognuno di noi lo può fare se lo vuole. Uno vale uno significa anche che nel movimento sarai sempre riconosciuto come individuo e non come numero portatore di voti e basta! Ditelo ai giornalai di mer..a.

    Piace a 1 persona

    • lo dovresti spiegare ai troll, in particolare uno, VENDUTO, che dice che nel m5s c’è la MONARCHIA ASSOLUTA perchè decide tutto grillo che comanda su TUTTO.

      E’ un poveretto a libro paga dei mafiosi, che gli danno la mancetta settimanale. Perchè con la sola sua attività non ce la fa proprio a campare…

      "Mi piace"

      • X Andrea, oramai sei diventato una macchinetta ad insulti che oltretutto sono sempre gli stessi.

        Grillo è o non è il padre-padrone di M5S?

        E’ stato lui o no a dare la linea in questo 2021 su tutto il peggio che è poi capitati ai 5S?

        Bene, chiama Giuseppi e gli fa pure risolvere la grana con Casaleggio, che è stata creata di fatto dallo stesso Grillo e i suoi.

        Il tutto mentre il ‘pontiere’ Di Maio continua a fare carriera come se nulla fosse.

        Possibile che continui a parlare di principi M5S quando Grillo per primo li ha sempre traditi?

        E peggio, adesso non ne piglia più una.

        Ma no, la colpa è di Conte e di quelli che non hanno capito chi sono i ‘veri traditori’.

        A proposito, come mai DiMa è diventato tanto importante e MAI SCONFESSATO da Grillo nemmeno dopo la ritirata del 22-1-20?

        Gli ha fatto il casting? é il suo 7o figlio? O cos’altro?

        Piace a 3 people

      • A te, leccaculo di Giuseppe Grillo detto Beppe, le danno le mancette?
        Oppure ti accontenti di posare la tua lingua sul sacro ano dell’Elevato?
        Ma queste cose le puoi fare col tuo amato Beppe in tutta tranquillità quando sarete in intimità, non qui davanti a tutti, un po’ di decoro perbacco.

        "Mi piace"

  4. No, è il “ministro degli esteri più bravo della storia”… poi, con la regola dei 2 mandati, lo vuole mandare via a calci nel didietro.
    Alla faccia della coerenza!

    "Mi piace"

      • 10 anni (due legislature) NON sono nulla. Sono 10 anni. E come avrai notato, ne sono bastati 8 per corrompere i 5S di ‘lotta e di governo’. Anzi, 2 mesi di Dragula.

        Devo ricordarti che in 10 anni Churchill fece in tempo ad essere eletto e a combattere la II guerra mondiale, e poi essere nuovamente sostituito dai laburisti? E Di Maio più che Churchill sembra lo studente della Bocconi imitato da Sergio Vastano.

        "Mi piace"