Attentato a Ranucci, dalla camorra l’indizio via mail: “Ecco chi ha fatto quel casino”. Il messaggio ricevuto dagli inquirenti con l’oggetto: “Regalo di Pasqua”. All’interno i dettagli per risalire ai responsabili

(di Giuliano Foschini – repubblica.it) – «Vi do una mano a prendere quel deficiente che ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci». La mail arriva sulla scrivania del pubblico ministero Giovanni Villani alle 00.28 del 6 aprile. È anonima. L’oggetto è «Regalo di Pasqua». Diciannove minuti prima era stata creata una casella di posta elettronica usa e getta. Dentro ci sono tutti gli elementi per identificare Antonio Passariello e gli altri componenti del commando. Ma soprattutto c’è un messaggio che gli investigatori considerano decisivo. «Ranucci a noi non ha fatto niente e questi sono guai che non vogliamo», si legge nell’ordinanza. E ancora: «Me lo vendo perché ha lavorato per il clan Moccia senza avvisare i compagni». Chi scrive consegna gli esecutori materiali e, allo stesso tempo, prova a prendere nettamente le distanze dall’attentato. La vera svolta arriva poco dopo. Quella casella di posta viene ricondotta a Davide Netti, appena uscito dal carcere, non un camorrista ma secondo gli inquirenti con ottimi collegamenti. Quella mail è un messaggio della camorra. Come leggerlo si capirà.
Il secondo livello
Ecco perché gli arresti chiudono solo il primo livello dell’inchiesta, quello degli esecutori materiali. Ma il vero obiettivo della Direzione distrettuale antimafia è adesso capire chi abbia deciso l’attentato e chi abbia messo a disposizione uomini, denaro e coperture. Secondo fonti investigative le piste aperte sono tre. Una riguarda la criminalità organizzata campana, ma allo stato non ha trovato riscontri investigativi decisivi. Restano altre due direttrici, entrambe ritenute concrete e riconducibili a gruppi criminali di livello inferiore rispetto alla grande camorra, ma non per questo meno pericolosi. Anche perché, osserva il gip, il metodo utilizzato è comunque quello mafioso: un ordigno collocato davanti all’abitazione di un giornalista per intimidirlo, una struttura in grado di reperire l’esplosivo, organizzare il commando e predisporre una rete di protezione. È su questo livello che oggi si concentra la parte più delicata dell’indagine.
Le confessioni intercettate
Le prove più pesanti arrivano dalle intercettazioni. Il 24 marzo Antonio Passariello invita Davide Netti a cercare su Google «il fatto di Ranucci». Quando Netti gli chiede se quella fosse «una cosa sua», Passariello risponde di no. Interviene allora Luca Amato: «Un piacere». E Passariello conclude con una frase che gli investigatori ritengono centrale: «Una mano lava l’altra e due lavano la faccia». Poco dopo precisa di non fare mai «regali», perché quei lavori vengono eseguiti su commissione. Per gli investigatori è il passaggio che conferma come l’attentato non sia nato all’interno del gruppo, ma sia stato eseguito per conto di qualcun altro. È proprio dopo quella conversazione che parte la mail anonima indirizzata al pm Villani.
Un gruppo già pronto
Per il gip il gruppo non nasce con la bomba davanti all’abitazione di Ranucci. Le intercettazioni raccontano una disponibilità stabile di esplosivi e una familiarità con la cosiddetta «gelatina da cava». Elementi che, secondo il giudice, dimostrano l’esistenza di una struttura già operativa, capace di reperire ordigni e pronta a utilizzarli ben prima dell’attentato di Pomezia. L’ultimo tassello riguarda quello che sarebbe dovuto accadere dopo la bomba. Le intercettazioni raccontano che il gruppo stava già preparando la fuga all’estero, contando sulle garanzie offerte da chi aveva ordinato l’attentato. Il gip parla dell’«intenso interesse» dei mandanti ad allontanare gli esecutori dal territorio italiano, mettendo loro a disposizione denaro, coperture e una versione concordata dei fatti per evitare che venissero identificati. Passariello preferisce la Spagna: «Ti danno i soldi e ti vai a divertire… dieci-quindici giorni… poi torni». Non hanno fatto in tempo a partire.
I mandanti potrebbero essere più d’uno, in tanti anni Report ha pestato innumerevoli e anche importanti piedi. E gli interessi, apparentemente diversi , in questa vicenda potrebbero collimare.
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