La Grande Porchetta

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Un giorno d’estate i romani e i turisti della Grande Bellezza scoprirono che in una famosa piazza di Trastevere era stata eretta una statua alla porchetta. Un maiale di travertino scolpito sopra un piedistallo, già insaccato e pronto per l’uso. L’opera, uscita dai cantieri creativi della Rome University Fine Arts, (dove «fine» forse non è la parola chiave, e neanche «arts»), intendeva celebrare il cibo di strada e perciò aveva goduto di un solerte finanziamento pubblico. Gli animalisti furono i primi a sollevarsi, sostenendo che l’arte non poteva urtare la sensibilità dei vegetariani e tantomeno quella dei vegani. Poi arrivò la LAV e non si limitò a chiedere l’immediato abbattimento della porchetta, ma pretese la sua sostituzione con «un monumento dedicato all’olocausto animale». Un macellaio inginocchiato sarebbe stato l’ideale.

Non è facile essere artisti, oggidì, e mica solo di porchette. Se durante il Rinascimento si cercava l’universale in ogni individuo, nella nuova fase storica del Rincrescimento ogni sensibilità individuale si arroga il diritto di porre il veto sull’universo intero. Rimane il fatto che la statua della porchetta ha disturbato più in quanto carnivora, e meno perché sembra uscita da un catalogo di arredamento dei Casamonica. Ormai ci si indigna per tutto, tranne che per il cattivo gusto. Ma se la bruttezza è l’unica cosa che non offende più nessuno, gli amanti del bello esistono ancora?

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

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9 replies

  1. “Non è facile essere artisti, oggidì, e mica solo di porchette”

    Non è facile essere giornalisti oggi, forse solo di porchette.

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  2. Ha ragione Gramellini. Questa scultura non fa neanche sorridere. A me ha ricordato una scena di “C’eravamo tanto amati” di Scola, quando durante l’inaugurazione di un cantiere del palazzinaro romano Aldo Fabrizi, arriva sulla tavola degli invitati una gigantesca porchetta trasportata da una gru. Il grottesco e il cafone di quella scene era perfettamente in linea con quello che si voleva raccontare.
    Qui invece si parla nientemeno che di “Rome University Fine Arts” e di giovani pseudo artisti che vorrebbero celebrare il cibo di strada.
    D’altronde, oggi, la parola “artista” è stata svilita al punto che anche alcuni giornalisti sono considerati tali. Hanno un loro agente, come potrebbe averlo un attore, o un pittore, fanno spettacoli teatrali, con palcoscenico, luci, musica e tutto il resto, e così via. Una pena, e una totale mancanza di rispetto verso tutti coloro che lo sono davvero.

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  3. Ahi… Si è dimenticato la carota e la mela.Ma poi con tutta la menata in mondovisione, della saga del cinghiale…era opportuna sta trovata?La “scultura tra l’altro è veramente brutta.”Inespressiva”più che una porchetta arrosto da l’idea del cadavere di un maiale, morto d’inedia.Potrebbero metterla come “monito” in Piazza di Monte Citorio . Chissà mai che Il “Durigo” verde non rifletta sulla fine che potrebbe riservargli il futuro.”Sognare”

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  4. Bene, chi ha buttato soldi per erigere questa ignobile porcata, ne butterà altri per la demolizione, più ulteriori multe connesse. Possibile che Gramellini si occupi solo di idiozie? Possibile che nel dare un senso a un articolo altrimenti inutile, o almeno una patina di intellettualità, non ricordi “C’eravamo tanto amati”, in cui il palazzinaro interpretato da Do Fabrizi faceva calare la porchetta con l’elicottero? Purtroppo, come sempre più spesso accade, la realtà supera di gran lunga la satira.

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  5. Ormai Gramellini non sorprende più. Un articolo miserevole, come miserevole e miserabile è questa scultura.

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