Gli italiani si stanno rapidamente americanizzando

(Francesco Erspamer) – Ci vivo così bene in Italia che già mi amareggia il pensiero di dover ripartire per il mio esilio americano, alla fine dell’estate. Ma mi amareggia anche la quotidiana percezione che gli italiani si stiano rapidamente americanizzando e nel modo peggiore, ossia non per scelta consapevole ma per inerzia, per passiva accettazione dei modelli ossessivamente proposti dalla televisione, dalla pubblicità e dalle celebrity al soldo delle multinazionali.

Avevo iniziato a seguire con entusiasmo i campionati europei di calcio, per una volta soddisfatto del modo di giocare degli azzurri. Mi piaceva anche vedere con che passione giocatori e pubblico cantavano l’Inno di Mameli. Ma poi mi è toccato ascoltare le telecronache e peggio ancora, nell’intervallo (sono stato preso di sorpresa, adesso tolgo l’audio), le banalità infarcite di anglicismi esternate da indegni conduttori e conduttrici e dai loro ospiti. E gli spazi pubblicitari, li avete visti? Alcuni interamente o quasi in inglese. Qualcuno mi sa dire perché? Spesso si tratta di prodotti italiani e comunque sono tutti indirizzati a consumatori italiani; strafalcioni a parte, in molti casi un britannico o un americano neppure capirebbero di che si tratta. Delle due l’una: o i pubblicitari sanno che gli italiani sono così americanofili da comprarsi qualsiasi prodotto che gli sembri americano; oppure sono pagati non tanto per vendere quei prodotti quanto per americanizzare gli italiani.

Poco fa poi mi è arrivato un messaggio dalla Mondadori, sul cui sito ho ordinato un libro (non lo faccio mai: evito quanto posso di arricchire Berlusconi come evito di arricchire Jeff Bezos): per migliorare il servizio del “Mondadori Store” mi chiedono di valutare la mia “esperienza di shopping”. Store? Shopping? Perché non “negozio”? Perché non “acquisti”? Ovviamente non ho risposto (avrei dovuto farlo su “Feedaty”) e mi guarderò bene dal comprare altri libri da una compagnia anti-italiana. Ma di nuovo la domanda vera è come mai agli italiani, che a quanto ho potuto verificare nella vita ordinaria ancora si esprimono in italiano, accettino questa colonizzazione linguistica e culturale (e economica, di conseguenza).

Forse l’Italia che vedo io è solo memoria, una nostalgia, un sogno. Forse sono obsoleto, inattuale, un residuo. Lo stesso non mi arrenderò senza lottare, senza denunciare, senza provare a resistere. Ma mi pare che siano tanti quelli che si stanno arrendendo senza neppure aver provato a combattere, felici della loro condizione di servi.

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

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24 replies

  1. Paola Ferrari diventa un caso internazionale: “La conduttrice italiana non azzecca un nome”

    Non è stata una serata facile per Paola Ferrari quella di martedì sera, quando i suoi commenti su Francia-Germania sono finiti in tendenza sui social a causa dei nomi sbagliati dei giocatori citati. Da Homeless a Mappé, da Pogball a Varenne: i suoi strafalcioni hanno varcato i confini nazionali.

    cavalli e senzatetto !

    continua su: https://www.fanpage.it/sport/calcio/paola-ferrari-diventa-un-caso-internazionale-la-conduttrice-italiana-non-azzecca-un-nome/
    https://www.fanpage.it/

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  2. A proposito di calcio… Adesso c’è la “distrazione” Draghi che mostra gli attributi in Europa per … dire che non si giocherà la finale in Inghilterra (forse, intanto lo dice , poi si vedrà, il teatrino con tanto di titoloni in prima pagina ormai l’ ha fatto…)
    Gli Italiani non aspettavano altro, ora la ripresa può veramente incominciare e la povertà riceverà un duro colpo: grazie Migliore!

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      • Mi spiego meglio: non capisco l’uso del sarcasmo. Immagino e spero che ci sia una ripresa economica.

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      • Qualcuno pensa che questa trovata – a parole, ma anche se fossero fatti… – migliorerà in qualsivoglia modo la vita di anche solo un unico Italiano? Però soffiano le trombe:Draghi ha mostrato i muscoli in Europa!

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  3. Adempio alla mia integrazione quotidiana in attesa dei comodi del nuovo selezionatore di articoli.restando l’editoriale di Travaglio sempre il meglio del meglio, ma ad una cosa almeno questa assenza è servita: a levarsi di torno gli antiTravagli a progetto che erano la cosa più demenziale e insopportabile tra i commenti peggiori. Non vorrei che il poverino o la poverina avesse perso una prebenda

    LA CARTA À LA CARTE- MARCO TRAVAGLIO- IFQ- 22 giugno 2021.

    Nell’ultimo soffietto del prof. Cassese al governo Draghi, si legge che è “tornata la normalità costituzionale” perché “non sono state le forze politiche a indicare al presidente della Repubblica il capo del governo”, ma viceversa. Tesi singolare, visto che per la Costituzione “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti previsti”, cioè attraverso il Parlamento, dove il popolo è rappresentato dagli eletti nelle famigerate forze politiche. Cassese invece trova geniale che sia “stato il presidente della Repubblica a indicare alle forze politiche, dopo averle consultate, il capo del governo” (il che fra l’altro è falso, perché Mattarella chiamò Draghi senza consultare i partiti).
    Segue un Magnificat al “Consiglio dei ministri rivitalizzato” (purtroppo tutti, tranne lui, sanno che i Cdm sono brevi messe cantate che del “consiglio” – cioè della collegialità prevista dalla Carta – non hanno nulla: qualche ministro dice qualcosa, poi Draghi riunisce i 3 o 4 tecnici e Giorgetti e decide); e ai “frequenti pre-consigli’ (purtroppo tutti, tranne lui, sanno che i pre-consigli sono rarissimi e inutili: i ministri non vedono quasi mai il testo completo dei provvedimenti che devono vidimare al buio). E via delirando.
    Ma ormai non è più il premier ad adeguarsi alla Costituzione: sono i costituzionalisti alla Cassese che adeguano la Carta a Draghi. Vedi anche il trattamento riservato al ministro Speranza e al Cts, scelti da Draghi e dunque per definizione “competenti e capaci” (per Cassese, Egli “sceglie le persone in base a competenze ed esperienze”): quelli decidono, con l’Aifa, che i vaccinati con AstraZeneca devono fare il richiamo omologo sopra i 60 anni e l’eterologo sotto. Poi però Draghi decide di farsi l’eterologo anche se ne ha 73. E quelli allora adeguano la scienza al suo capriccetto: eterologo libero per gli over 60, omologo libero per gli under 60. E il povero Sergio Abrignani, immunologo del Cts, rilascia alla Stampa un’intervista che nemmeno Fantozzi: “Draghi non è un cittadino qualsiasi, è il premier e ha il dovere di essere seguito clinicamente meglio di tutti noi”. Ah sì? Quindi tutti gli over 60 con prima dose AZ devono andare dal medico a misurarsi gli anticorpi? “No, perché tutti non sono Draghi. Non ha senso che tutti facciano il test sierologico, specie dopo la prima dose. Magari dopo 15-20 giorni dopo la seconda”. Ma, si sa, i nostri sono anticorpucci gné-gné, mentre quelli di SuperMario sono SuperAnticorpi modello Bce col master a Goldman Sachs che, appena li misuri, recitano il Whatever it takes. Lo spot di una caramella diceva: “Il buco con la menta intorno”. Così sono la Costituzione e la Scienza nell’Anno Domini 2021: due buchi con il Draghi intorno.

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  4. Carissimo Erspamer, anche io sono obsoleta e inattuale e preferisco usare la mia lingua. Sappia comunque che la campagna contro i forestierismi fu condotta, con esiti anche ironici, dallo stesso Mussolini, il quale esortava a cambiare parole come “bar” in “quisibeve” o “mescita” per evitare termini che risultassero poco italiani già nella forma (è noto che i sostantivi in italiano hanno la vocale finale). Questo per esaltare la magnificenza dell’Italia che, come gli avi Romani,si apprestavano a conquistare il mondo. Anche la Francia ha sempre opposto resistenza all’uso di anglicismi e ha sempre favorito nei mass media l’uso del francese.
    In Italia ci furono dibattiti sull’accoglienza o meno delle parole straniere fin dal Cinquecento e qualcuno (il Machiavelli per esempio) sosteneva che queste venivano “adattarle” alla nostra lingua tramite modifiche. Noi toscani lo facciamo istintivamente e diciamo, per sempio, “tramme” anzichè “tram” , “coppe” anziché “coop” ecc.
    Fatta questa premessa, oggi chi si schiera con l’uso dell’italiano potrebbe essere tacciato di “populismo”, di contro al “globalismo”. Io me ne infischio e uso l’italiano in ogni contesto, a meno che non diventi impossibile, per es. parlando di computer è difficile tener fede al proposito.

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    • @Adriana Rossi
      “… a meno che non diventi impossibile, per es. parlando di computer è difficile tener fede al proposito”.
      Eppure ci sono Paesi come la Francia e la Spagna dove anche la parola computer viene tradotta in ordinateur e ordenador. Poi, tanto per dirne un’altra. Vai al British Museum e nelle guide francesi o spagnole il museo è chiamato Musée Britannique e Museo Británico. In quelle italiane, naturalmente, British Museum.
      D’accordo con te sull’uso dell’italiano, ma certe abitudini esterofile sono impossibili da cambiare.

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  5. La cosa che mi dà più fastidio è il ritorno del mussoliniano “voi’, ora sostituito con”,tu”.
    Ti dà del “tu” la commessa, il meccanico, la vicina di casa mai conosciuta prima, ecc …
    Fino a pochi anni fa al “tu”,si arrivava dopo una lunga amicizia, era una scelta di comunanza più stretta, dopo un periodo di reciproca “analisi”.
    E mai di sarebbe dato del “tu” ad una persona anziana, a meno che…
    A meno che non si volesse creare un rapporto di sudditanza. Come succede ad esempio negli ospedali o nelle RSA. Fin da subito le infermiere e molti medici danno del “tu”, al contrario nessuno si sogna di rispondere col “tu”al primario.
    Io sempre e dovunque rispondo col “lei”, un tempo mi ribellavo chiedendo:”Scusi, ci siamo già conosciuti?,”. Poi ho lasciato perdere, la censura moderna isola, anzi, insulta chi non si adegua.
    È un peccato, tutto un mondo di significati interiori e di ricchezza linguistica che sparisce. Esattamente come decenni fa, con l’obbligo fascista del “voi’.

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  6. Non vedo soluzione al problema del resto chi ha l’egemonia culturale impone la propria lingua, sta all’intelligenza dei conquistati non farsi “dominare” in tutti i campi…. pensa che problemi potremmo avere con un “dominio” culturale cinese, bar invece che barre alla toscana diventerebbe bal….

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