Là dove si fabbricano fantasmi

Il bosco di Rogoredo è quello che per Cristiana F è stato lo Zoo di Berlino e che per un’altra generazione è stato a Zurigo il Platzspitz. Con la differenza di essere un luogo silente, senza colonne sonore, senza ragioni evidenti, o almeno comprensibili, della perdizione volontaria.

(Gioacchino Criaco – tag43.it) – Rivedremo i fantasmi? Le schiere dei fragili, gli ultimi, torneranno a esserci quando il Covid mollerà la presa? Quelli che la sera si acconciavano i letti sotto i portici, negli androni dei palazzi? Cosa hanno fatto, che ne è stato dei marginali, di quanti avevano un passo diverso rispetto ai “normali”, già prima che la pandemia cambiasse tutto? Tutto è finito dietro la coltre di un lenzuolo che ha fatto sparire molta parte di un’umanità in travaglio. E ora che il cielo si squarcia ricompaiono volti di cui ci si era scordati. Fra i disperati, i più disperati sono i dipendenti da droga: basta imboccare uno qualunque dei sentieri che portano nei parchi, di una città qualunque ed è come lanciarsi in un volo interstellare, un cambio di pianeta, una galassia lontana nemmeno immaginata.

Alla ricerca della brutta, come chiamano i pusher l’eroina

Salire sulla metro, sui bus, sui treni che vanno verso le aree verdi più grandi: capita di sentirlo, un puzzo selvatico, che sa di foglie di eucalipto mischiate con quelle di oleandro, un odore amaro, inconfondibile. L’eroina. “La brutta”, così la chiamano i pusher finiti dentro nell’ultima operazione di polizia che prova ad arginare lo spaccio nel bosco di Rogoredo, alla periferia di Milano. “La bella”, chiamano invece la cocaina, perché l’odore è meno mefitico, gli effetti apparentemente meno devastanti. Ma sia la “bella” che “la brutta” sono un viaggio infernale per i tossici: quelli che arrivano nel parco delle Groane si mettono in fila, ordinati come soldati. Attendono. Quelli che intorno sembravano alberi, si animano, trasformano i rami in braccia, le allungano sulle prede intrufolando le dita dappertutto. Scompaiono. I disperati restano a tasche vuote, sui palmi delle mani luccicanti palline. È un’immagine consueta nei parchi intorno a Milano, anime dannate a cui della pandemia non frega nulla: il loro è un virus diecimila volte più potente del corona, per un’esistenza devastata finché la vita resiste.

rogoredo, il bosco della droga e dei fantasmi
Siringhe nel boschetto di Rogoredo, periferia sud est di Milano (da youtube).

La mappa dell’annientamento chimico: dal Banhof Zoo al Platzspitz

Quasi ogni decennio, e ogni Nazione, ha avuto un luogo simbolo dell’annientamento chimico collettivo: alla fine degli Anni 60 c’erano i raduni dei reduci dal Vietnam, poi ci sono stati i grandi concerti rock. Da metà Anni 70 fino alla fine, Berlino era la calamita dei tossicodipendenti, Bahnhof Zoo, il parco attaccato alla stazione ferroviaria ne aveva tremila di media ogni giorno. Gli Anni 80 portarono la disperazione in Svizzera, a Zurigo, Platzspitz materializzava lunghe file di giovani in attesa del buco libero. David Bowie abbandonava il glam rock, si trasformava nel Duca Bianco e le note di Station To Station erano la colonna sonora di chi si faceva.https://www.youtube.com/embed/19SSEWO5hpQ?feature=oembed

Carnefici zombie come le vittime 

In Italia, nell’ultimo decennio, il luogo più significativo per le tossicodipendenze è stato il “boschetto” di Rogoredo, si scendeva alla stazione, si imboccava la via Sant’Arialdo, e già di prima mattina c’era la fila degli addolorati in viaggio: costeggiavano la ferrovia in una strada a doppio senso, stretta, senza lo spazio per i pedoni. Superavano un cavalcavia, passavano dal lato opposto e il bosco si animava: gli spacciatori arrivavano a onde, ognuno cercava una presa. Offrivano di tutto, promettendo qualità e prezzo imbattibile. E i carnefici non differivano dalle loro vittime, erano zombie, dovevano dare a forza un morso, per infettare, la droga la usavano oltre a venderla. Tossici e spacciatori si avvinghiavano per gli scambi. Formavano un plotone di anime alienate che si trascinava dove non esisteva più niente. I disperati che arrivavano al boschetto, e i disperati che spacciavano al boschetto: esseri che sono stati uomini si annientavano sotto gli alberi, in un silenzio che diventava paranoia, schizofrenia: senza, nemmeno, un David Bowie che facesse da colonna sonora come per le generazioni passate. Tutto qui si dipanava dentro un’immensa e verdissima stanza anecoica, e tutto si originava senza che ci fossero stati scontri generazionali incombenti, tutto senza nessuna causa scatenante se non l’assenza di umanità, il vuoto. Il boschetto di Rogoredo è stato per una generazione di tossicodipendenti ciò che per Cristiana F e i ragazzi è stato lo Zoo di Berlino, ciò che per un’altra generazione è stato a Zurigo, lo Platzspitz, con la differenza di essere un luogo silente, senza musica, senza ragioni evidenti, o almeno comprensibili, della perdizione volontaria.

rogoredo e la fabbrica dei fantasmi
La stazione ferroviaria di Milano Rogoredo (da youtube).

Gli angoli delle città restituiscono ciò che si era nascosto

Il “boschetto” è stato un orto in cui si sono seppellite le anime, e sopra non ci è cresciuto nemmeno un fiore. Ma si pensava che fosse un camposanto chiuso. Sigillato da un tutto esaurito. Cancellato dalla voglia di vita che spirava da Milano. Sembrava che tutto fosse finito, superato, che gli sforzi dello Stato, della Città, avessero definitivamente vinto e che il parco di Rogoredo potesse rappresentare la rinascita, con le riqualificazioni, i continui arresti. Invece la disperazione ha navigato i mari verdi dei parchi lombardi durante la pandemia. Le navi dei fantasmi tornano a dirigere la prua verso Rogoredo. E il mare sociale che ha livellato le onde della marginalizzazione nella stagione della pandemia, torna ad avere increspata la superficie. I fantasmi imboccano di nuovo via Sant’Arialdo, dividendosi fra chi cerca “la bella” e chi non usa eufemismi per indicare la propria sorte, e va verso “la brutta”. È passato più di un anno, ci si è domandati come se ne sarebbe usciti dalla pandemia. La risposta era semplice: la stesa di un lenzuolo sopra un problema non lo risolve, lo nasconde. La levata del lenzuolo restituisce intonso il problema. Gli angoli riparati delle città restituiscono ciò che si era nascosto. E i posti come “il boschetto” ritornano a fabbricare fantasmi.

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

Tagged as: , ,

7 replies

    • Commento tipico del tossico in lite con la sua scimmia.
      Sei uno degli zombie, ammettilo.
      E il giornalista devi farsi i caxxi suoi senza venire a disturbarti.

      "Mi piace"

  1. Ma quale tossico.Tanti si buttano nella “La brutta” semplicemente perché piace.Non fa vedere tutta la merda che gira intorno.E la merda abbonda…L’offerta arriva da quelli come te.Belli puliti e incravattati. È stata e sarà la piaga di massa dell’era moderna.Pensa l’hanno messo anche nel calcolo del pil nazionale.Che di certo non va in tasca ai “fantasmi” di Rogoredo che ne sono le vittime.Jerome B.Ipocrisia?.La politica e il “giornalista” che scrive queste quattro cazzate e senza “approfondire” sa da dove arriva la merce che fa il mercato…Di strisce ne è pieno il parlamento e la Milano da bere.Segui la “pista”e il denaro.

    "Mi piace"

    • Ma dai, togliti dal caxxo e non venirmi a fare prediche benaltriste.
      A Milano e dintorni vi ho vissuto per 15 anni.
      I miei nonni materni vivevano a San Donato Milanese, cioè il primo comune della cintura che confina con il quartiere di Rogoredo.
      Conosco bene Milano, le sue zone più degradate e tutta la fuffa di cui si ammanta.
      La peggiore città in cui abbia vissuto e nella quale contano solo i soldi, in qualsiasi modo ti arrivino in tasca.
      La cravatta usala per impiccati se non sai chi c’è dall’altra parte dello schermo.
      Battute puerili e infantili.
      Probabile che per attaccare il giornalista tu sia parte di quel mondo decadente.
      Che poi la situazione a Rogoredo, per i somari come te che non sanno un caxxo di niente, è precipitata dopo la costruzione del nuovo quartiere Santa Giulia, che nelle intenzioni del palazzinari che lo ha tirato su, sarebbe dovuto essere il biglietto da visita della città moderna, borghese, a misura d’uomo e con tutti i servizi più avanzati.
      Peccato però che alla fine sia stato scoperto e appurato che l’area dove è sorto, ex Montedison, era pesantemente inquinata.
      Probabili che fra i tossici odierni vi siano pure gli ignari ed ingenui cittadini che hanno investito i loro risparmi acquistando immobili su quella bomba biologica.

      https://design.fanpage.it/milano-santa-giulia-il-primo-quartiere-smart-ditalia/

      "Mi piace"

  2. Conosco bene Milano, le sue zone più degradate e tutta la fuffa di cui si ammanta. Fuffa?(Realtà) la parola più consona.Il degrado da dove arriva?Da chi lo vive o dall’esterno?Quando costruisci “ghetti” che emarginano le persone.La “colpa” di chi è? Dei ghettizzati o dei ghettizzatori?Se lo spaccio è un affare politico mafioso la colpa la vogliamo dare al consumatore?Lungi da me assolvere il tossico rompiballe che fa danni incommensurabili.Ma credo che il problema vero, stia a monte e non a valle.Cerchiamo di capirci.Belli puliti e incravattati non era un rivolgersi direttamente alla persona di Jerome B.Ma un immagine che voleva mettere al centro della scena il vero “barbablù” che con questo traffico si arricchisce. Mafia e politica poliziotti e magistrati, complici.Battute puerili e infantili?Può essere che chi le cose le veda “da fuori” la pensi così?Viverle dal di dentro è parecchio diverso.Diciamo che si vedono le cose da un altra angolazione.Ma in quel “mondo” d’infantile c’era ben poco.Questa è la mia opinione e i miei ricordi.Da quelle realtà manco da molto.certamente le cose saranno cambiate e probabilmente peggiorate ma non credo più di tanto Piazzale Corvetto era poco distante da S.Donato…Mondi completamente diversi.Devi ammetterlo?No? S.Donato era abitato da benestanti borghesi. Il Corvetto e piazzale Gabrio Rosa un po meno diciamo che le case “popolari” abbondavano. Un terreno fertile per chi voleva arricchirsi con quella merda. Credo che la discussione possa chiudersi qui.Tanto nessuno ha ragione.Senza rancore

    "Mi piace"