Nomine, il ‘draghiano’ Giorgetti fa arrabbiare (di nuovo) la Lega

“GG”. NELLE CHAT ORMAI LO CHIAMANO COSÌ: RISPONDE AL PREMIER, NON AL CAPITANO

(di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Sulle nomine nelle partecipate di Stato decide il premier Mario Draghi, dando ascolto solo ai suoi più stretti collaboratori Francesco Giavazzi, Roberto Garofoli e, in seconda battuta, a Daniele Franco e al dg del Tesoro Alessandro Rivera. I partiti, come sul caso della nomina di Dario Scannapieco ai vertici di Cassa Depositi e Prestiti e di Luigi Ferraris alle Ferrovie, vengono informati solo a cose fatte. Con grande irritazione dei ministri che scoprono tutto dai giornali. Tranne uno: Giancarlo Giorgetti. Il titolare dello Sviluppo Economico e vicesegretario della Lega è l’unico ministro a cui Draghi dà del tu – i due si conoscono da quando il giovane bossiano di Cazzago Brabbia (Varese) era presidente della commissione Bilancio e Draghi direttore generale del Tesoro – ed è l’uomo delle nomine nel Carroccio, almeno dai tempi del governo gialloverde quando, da potente sottosegretario a Palazzo Chigi, smistava i suoi fedelissimi nei ministeri e, appunto, nelle partecipate.

Se a questo si aggiunge la fitta rete di relazioni che Giorgetti nel tempo ha tessuto tra Vaticano, alti burocrati fino ai Servizi, non è difficile capire perché nelle ultime settimane il titolare del Mise sia stato invitato più volte a Palazzo Chigi per partecipare alla grande abbuffata delle nomine di Stato. Giorgetti nei giorni scorsi ne ha parlato con Giavazzi, consigliere economico del premier, e con Garofoli, sottosegretario a Chigi, indicando anche le sue preferenze su alcune pedine chiave. Tra queste la nomina di Scannapieco in Cdp, fortemente sponsorizzato dal consulente di Giorgetti al Mise Giovanni Tria che già lo voleva nel 2018 contro il volere del M5S che la spuntò con Fabrizio Palermo, ma anche la richiesta di rimuovere Alessandro Profumo da Leonardo (un dossier da cui per ora Draghi si tiene lontano perché Profumo non è in scadenza) e un nome per la Rai: dopo aver chiesto a Giorgetti un rapporto sullo stato dei conti della tv pubblica, il titolare del Mise avrebbe indicato al premier Raffaele Agrusti per prendere il posto di Fabrizio Salini come Ad. Agrusti, ex manager di Generali e di Rai Way, potrebbe essere quel tecnico che sta cercando il premier, modello Luigi Gubitosi, per mettere in ordine i conti di viale Mazzini e non scontentare i partiti. Non è detto che la palla di Giorgetti vada in buca ma chi lo conosce bene ricorda che a febbraio era stato proprio lui a tifare per la nomina di Luigi Signorini a Dg di Bankitalia per sostituire il ministro Franco.

L’attivismo sulle nomine della testa d’uovo del Carroccio però ha fatto molto arrabbiare il leader della Lega Matteo Salvini. Era stato proprio lui a chiedere a Draghi di essere coinvolto nelle nomine e, in uno dei tanti momenti di scontro col suo numero due, gli aveva fatto sapere: “Decido io”. Non è andata così e adesso Salvini, informato solo a cose fatte, non nasconde coi suoi la sua irritazione. Giorgetti, “GG” come viene chiamato nelle chat leghiste quasi a non volerlo nominare, ormai viene considerato un corpo estraneo alla cerchia ristretta del segretario: “Risponde più a Draghi che a Salvini…” è la sentenza di un salviniano di ferro. Tant’è che giovedì non è passata inosservata l’uscita di Giorgetti agli europarlamentari sulla collocazione del partito in Ue: “Io ho le mie idee, ma mi risulta che Salvini stia lavorando verso nuove prospettive”.

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