Il Battiato politico: piantò la bandiera bianca, denunciò “troie” e “maiali”. E nulla fu come prima

(Luca Telese – tpi.it) – Ha vissuto da profeta di un nuovo tempo, e se ne è andato da profeta del nuovo tempo, con un finale avvolto nel mistero, ed un’ultima canzone segnata da un titolo emblematico, che dice tutto: “Torneremo ancora”. Franco Battiato è stato per l’Italia del fine secolo (Novecento), nella musica e nella cultura pop, come il taglio nella tela di Lucio Fontana nell’arte. Uno strappo, un salto epocale, un punto di ripartenza.

È con “La voce del padrone” che un ex emigrante siciliano a Milano (spiantato), un ex autore astruso (e misconosciuto), un ex strumentista di talento (eccentrico), ex autore oscuro (e incompreso), divenne improvvisamente una star Mainstream, un guru, una icona.

Se pensi a quel Battiato nel 1980, capisci che le aveva azzeccate tutte: le canzonette dell’album, che si diffusero ovunque, portate dalla radio come il vento, e diventate successi da classifica uno dopo l’altra, Cuccuruccuccú.

I video (“Non sopporto i cori russi”), che erano una novità assoluta, e che lui già padroneggiava con gusto scenico ed irriverente. Il colbacco un po’ punk che divenne un simbolo, gli occhiali da sole “per avere più carisma/ e sintomatico mistero”. Gli arrangiamenti, che divennero un marchio di fabbrica inconfondibile, i segnali premonitori di un talento assoluto.

È a partire dal quel 1980 che un uomo, fino ad allora noto per molti buoni album, alcuni ottimi successi, alcune sperimentazioni iniziatiche e tante canzone da autore (ma scritte per altri), piantò sul punto di comando del paese la sua “Bandiera Bianca”. E nulla fu più come prima.

L’Italia segnata dal lutto e dalle morti sarebbe uscita dalla lunga notte degli anni di piombo – simbolicamente – solo con un Mondiale a colori e con “La voce del padrone” di Franco Battiato: usciva dal dominio dell’ideologia con l’irriverenza, usciva dalle dodecafonie e dalle nenie intellettualoidi con i cori e gli archi, dalle melodie sanremesi sdolcinate con quel raro mix di classica, di elettronica e di pop che rendeva vecchio qualsiasi altro suono.

Lo stile di Battiato era Battiato, e bastava una sola nota per accorgersene. Un anno dopo il Maestro (che tale divenne in una sola stagione) si permetteva di scalare le classifiche sia con una canzone affidata a Giuni Russo sia con un singolo scritto per Alice sia con i successi interpretati da se stesso. Guardavi la classifica e c’era solo lui. Ti affacciavi in Europa e non potevi non ricordare quel festival in cui “I Treni di Tozeur” (cantata con Alice) riavevano riscosso riconoscimenti in tutto il continente.

Battiato fu rivoluzionario per la musica italiana perché – come abbiamo visto – cambiò contemporaneamente i contenuti ed i suoni: portava sul palcoscenico le sue più raffinate passioni (la cultura dei sufi, i libri di Gurdjeff, la passione per la letteratura esoterica, il mito battesimale della Mesopotamia) e li trasformava in una miscela accattivante e apparentemente accessibile a tutti.

Prendeva una preghiera – “La Cura” – e la trasformava in una canzone d’amore, prendeva un eroe mitologico (Gilgamesh) e lo trasformava in un’opera lirica, prendeva l’ombra mitologica (non politica) della rivoluzione russa e ci scriveva sopra una delle più struggenti ballate romantiche (“Prospettiva Nevskij”). Prendeva un intellettuale siciliano ermetico come Manlio Sgalambro e lo trasformava nel suo paroliere, e in un personaggio inseguito dalle tv.

Si potrebbe fare l’elenco di tutto quello che Battiato ha fatto, detto e scritto, con intuito da pioniere, e si arriverebbe (come diceva lui) “all’imbrunire”. Ma non si può dimenticare che nel biennio di Mani Pulite l’uomo della dissacrazione e della trasgressione con una canzone – “Povera Patria” – divenne di nuovo, per una volta, voce e bandiera di una nazione. Di nuovo profeta di un sentimento collettivo.

Cantava: “Nel fango affonda lo stivale dei maiali/ Me ne vergogno un poco e mi fa male / Vedere un uomo come un animale”. Ed era il racconto di un paese sull’orlo del collasso morale (ancora una volta) che Michele Santoro aveva scelto come indimenticabile sigla del suo programma. Battiato aveva trovato il suo “centro di gravità permanente”, ma non aveva smesso di cercare (e di rischiare).

Fu investito dalle polemiche avvelenate anche durante la stagione delle Olgettine, per aver denunciato con una coraggiosa provocazione da intellettuale senza rete (“le troie”) la sua rabbia contro il degrado della fase terminale del berlusconismo. Dopo quella frase sulle donne al servizio del potere, e la montagna di attacchi che ricevette, venne ospite in un mio programma e si difese, senza nascondere la sua amarezza: “Ho detto quello che pensavo. Quello che andava detto. Non mi vergogno di nulla”.

Lasciò l’incarico di assessore alla Cultura che aveva assunto in Sicilia, tornò a dedicarsi esclusivamente alla musica, e dopo pochi anni si ritrovò stretto nella morsa della malattia più terribile per un uomo che vive del suo cervello e della sua produzione intellettuale: quella degenerativa.

L’ultimo lampo di luce è quell’inedito recuperato dai suoi collaboratori, la canzone “Torneremo ancora”, scritta insieme al fedelissimo Juri Camisasca. È l’ultimo tocco del Maestro, l’ultimo taglio nella tela, incartata però in una melodia dolcissima, come se fosse una quintessenza di tutta la sua produzione: ed è un piccolo capolavoro.

Il racconto dei “Migranti di Ganden” (questo doveva essere il titolo) esuli e dispersi, che rappresentano l’orrore per tutte le guerre, e l’amore di Battiato per la cultura che sopravvive al diluvio, è un gioiello. Il brano è inserito in un disco del 2019 – l’ultimo – che esce quando il Maestro è già malato.

In questo disco, insieme a questa canzone, ne sono state raccolte e riarrangiate altre quattordici, tutte unite da un nuovo sound unitario, tutte eseguite insieme alla London Simphony Orchestra, e tutte collegate, nella sterminata produzione del Maestro, da quell’identico senso mistico e insieme civile che sono la cifra del battiatismo più alto.

È un messaggio: la lettera postuma, che ci arriva da Battiato. Il suo addio. E – solo adesso che lui è libero dal suo corpo terreno – possiamo attendere insieme che torni finalmente l’era del Cinghiale Bianco. Immersi e protetti nella sua musica.

18 replies

  1. veramente “e tutto fu come prima”

    non mi pare che la situazione sia migliorata da quando lo vidi
    all’epoca di Pollution a Bologna

    ora ci stanno pure le PM, che allora non si conoscevano,
    le domeniche a piedi erano l’effetto della guerra in medio oriente
    non dell’inquinamento

    stesso dicasi per le frecciate verso i politici
    le rivoluzioni fatte dai cantanti, musicisti, funzionano solo per le case discografiche
    e per i critici musicali, alla fine sono delle fedezzate

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  2. Un Grande che va via in silenzio, con quel silenzio e mistero che lo hanno sempre accompagnato nella vita lasciando la “Povera Patria” nel suo immenso ciarlare

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  3. Bel saluto questo di Telese. Credo però che il misticismo, le “assenze” attraverso la meditazione, gli oceani di silenzio dove amava immergersi, l’ascesi praticata come via di fuga dal nostro tempo abbiano avuto una parte molto più grande della passione civile nella sua produzione artistica. La sua filosofia di vita, e la ricerca di bellezza che la caratterizzava, non poteva prescindere dal sommo disprezzo per certe manifestazioni del nostro tempo, come la corruzione. Penso infatti che le “troie” di cui parlò suscitando scandalo non fossero solo le olgettine, ma tutti quelli che, con modalità diverse, si vendevano nella vita politica, prima di tutto, ma anche in altri ambiti. La sua spiritualità è stata incompatibile con qualunque ipocrisia, non a caso quanto partecipava in Tv a qualche talk show i suoi silenzi erano perfino imbarazzanti. Innocente come un bambino, stava seduto su un tappeto sopra le nostre teste.

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  4. L’ultima struggente sinfonia di Battiato “Torneremo ancora”.
    Un suono discende da molto lontano
    Assenza di tempo e di spazio
    Nulla si crea, tutto si trasforma
    La luce sta nell’essere luminosi
    Irraggia il cosmo intero
    Cittadini del mondo
    Cercano una terra senza confine
    La vita non finisce
    È come il sogno
    La nascita è come il risveglio
    Finché non saremo liberi
    Torneremo ancora
    Ancora e ancora
    Lo sai
    Che il sogno è realtà
    E un mondo inviolato
    Ci aspetta da sempre.
    I migranti di Ganden
    In corpi di luce
    Su pianeti invisibili
    Molte sono le vie
    Ma una sola
    Quella che conduce alla verità
    Finché non saremo liberi
    Torneremo ancora
    Ancora e ancora

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  5. Certamente non rimpiangeremo la sua discesa in politica (tutti lì vanno a finire!)
    Quel “Troie” indirizzato alle Parlamentari italiane a Bruxelles ancora mi brucia. Pensate se l’ avesse detto un Grillo, un Salvini o chiunque altro. Altro che politicamente corretto!
    Qui pare sia stato un valore aggiunto!
    Potenza della propaganda!

    (Ma veramente le parole di “Torneremo ancora” sono tutta questa poesia? “La vita non finisce/ E’ come sogno/ La mnascita è come il risveglio…” Suvvia!

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  6. Carolina:Quando sarai vicina alla morte capirai…forse.Certo per chi vive per tutta la vita nel suo guscio ben serrato è difficile capire veramente il mondo e l’essenza del vivere e morire.Con questo commento dai l’idea di essere molto inconsapevole del ruolo che hai nella vita, (oltre che lavorare e accumulare) cioè un semplice “passaggio” tuo e di chi ti sta vicino. È così per tutti.Quando si avvicina il momento incominci a pensare seriamente al dopo e le ipotesi si accavallano.Questa è semplice poesia.Non c’è da cercare nessun significato. Ognuno trova il suo.P.s “Troie” e infami che siedono sugli scranni sono parole incontentabili e vere.Basta vedere con occhi disillusi la realtà passata è attuale.Ho risposto al tuo commento solo perché lo trovo molto stupido.Non mi meraviglia.Non rosicà

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  7. Le “troie” e i “maiali” sono sempre gli/le altre. Che ci faceva il Grande Poeta in un consesso del genere? Come mai si è abbassato a tanto?
    È stata un’uscita gravissima nei confronti delle donne, ancora più grave data la sede europea ed istituzionale in cui l’offesa è stata pronunciata, e da qualcuno che rappresentava pur sempre l ‘ Italia e nei confronti di rappresentati come lui che altrettanto, bene o male, gli Italiani avevano eletto e quindi ci rappresentavano
    Femministe, perché non siete insorte? Non è istigazione alla violenza questa? Che si fa alle “troie”?
    È proprio vero, ormai siamo talmente proni alla propaganda che non importa più “cosa” viene detto ma”chi ” lo dice. E se è dei “,nostri’.

    Che ne sa di me, gentile @Ecce bombo? Se “oso”dissociarmi dall’unanime coccodrillo e fare notare che le rime del Nostro non siano poi così… fenomenali significa che vivo in un guscio e non so cosa siano la vita e la morte?
    Non è che semplicemente faccio altre letture e ho gusti diversi?

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  8. Carolina, come ho già scritto lui parlava della corruzione, delle donne degli uomini. Ma questo è stato un unicum, data la natura schiva e gentile della persona.
    Hai mai provato ad ascoltare le sue canzoni lasciandoti trasportare dai suoni e dall’atmosfera che sapeva creare?

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    • Mi pare che di uomini che danno della “troia”alle donne ( con quello che viene dopo…) ce ne siano già abbastanza.
      Un fischio per strada è un una molestia non sopportabile e questo… A Bruxelles, da un nostro rappresentante istituzionale! E per fortuna che era “schivo e gentile”!
      Quello che fanno i “nostri”è sempre veniale…

      @,Ecce bombo , è possibile non essere emozionati da Battiato ma esserlo da altro? Che so, da Bob Dylan, da Sergio Endrigo, da Guccini, dai Lieder di Schubert…
      Vale lo stesso oppure anche le canzoni ricadono sotto la dittatura del politicamente corretto “o la pensi come me o non vali nulla, ti ho ben inquadrato…?
      Pure con le canzonette? A questo ci hanno ridotto?

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  9. Carolina:Ecce bombo , è possibile non essere emozionati da Battiato ma esserlo da altro? Che so, da Bob Dylan, da Sergio Endrigo, da Guccini, dai Lieder di Schubert: Ascolto di tutto se vale la pena la scelta è vasta…io non idolatro nessuno.Se non ti piace chi se ne frega ma tu non hai detto che non ti piace.Denigri l’intelligenza dei testi e musica per motivi puramente politici il che è diverso.Poi dove ci si veda politica in quella musica lo sai solo tu. faccetta nera.Riposa

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    • Motivi “politici”???

      @Ecce bombo, siamo veramente ridotti così? Ma si rende conto?
      Tutto ridotto a politica, a pro-contro? Non esiste più nemmeno la libertà di esprimere un giudizio estetico?
      E, certamente, se uno non si accontenta di fare l’ artista ma prima si candida come Assessore, poi si fa eleggere e ci rappresenta a Bruxelles come politico, lo si giudica anche da quel punto di vista: quel “troie” mi ha offeso esattamente come se lo avesse detto chiunque altro: resta il fatto che “lui” si è fatto eleggere e “lui” lo ha detto, come politico e rappresentate di una determinata forza politica, che magari pure io ( “troia”) avevo votato.
      Nell’ articolo quel volgare insulto ( nessuno “di destra” era mai arrivato a tanto: forse Berlusconi riguardo Merkel, ma era un colloquio privato) sembra addirittura un valore aggiunto (e di questi tempi, poi!).
      Che ci faceva uno spirito tanto eletto tra “troie e maiali”? E quanto si è adoperato per non dimettersi!

      Gentile @Ecce bombo, scenda dal pero: il suo “eroe” ha brigato per farsi eleggere (cioè per rappresentarci tutti, anche me e lei ) a Bruxelles. Non è rimasto in “ascetica solitudine”, aspirava – e lo ha ottenuto – ad un posticino dove “si conta”. E questa è stata la performance.
      Dal punto di vista musicale non mi piace, e lo ripeto.
      A proposito, Mozart era di destra o di sinistra? Essendo stato massone forse dovremmo smettere di ascoltarlo.
      Il nuovo Indice anche delle canzonette è pronto, a quanto pare.

      Comunque OK: il “troia” nei confronti delle donne è stato sdoganato. Finalmente dirà certamente qualcuno che non aspettava altro.
      Avanti il prossimo.

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      • Buonasera a tutti. Scusa Carolina, vorrei farti notare che il termine “troie” che viene usato da Battiato, è riferito a Tutte le persone che siedono in parlamento, sia maschi che donne. Questo termine lo usa in maniera figurativa/rappresentativa di persone che si vendono, alle volte per denaro, altre per interessi propri e che poco( o niente) hanno a che fare rispetto al motivo per cui si ritrovano su quello scranno. L’ha chiarito più di una volta nelle sue interviste. Forse mi sono perso qualcosa, è stato Assessore alla Cultura in Regione Sicilia e dopo 5 mesi aver fatto quest’affermazione è stato cacciato. Ma l’europa cosa c’entra, ripeto forse mi sono perso qualcosa. Un saluto

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      • Ma falla finita. Di quel che ha detto Battiato hai capito solo ‘troie’. E pensi anche di essere intelligente perché nemmeno ti sforzi di contestualizzare quel che ha detto e a chi l’ha detto. Ecco perché sei di una disonestà imbarazzante a leggerti.

        Basterebbe citarti il discorso del famoso giornalista Swinton, che nel 1880 disse questo della sua stessa categoria:

        One night, probably in 1880, John Swinton, then the preeminent New York journalist, was the guest of honour at a banquet given him by the leaders of his craft. Someone who knew neither the press nor Swinton offered a toast to the independent press. Swinton outraged his colleagues by replying: There is no such thing, at this date of the world’s history, in America, as an independent press. You know it and I know it.

        There is not one of you who dares to write your honest opinions, and if you did, you know beforehand that it would never appear in print. I am paid weekly for keeping my honest opinion out of the paper I am connected with. Others of you are paid similar salaries for similar things, and any of you who would be so foolish as to write honest opinions would be out on the streets looking for another job. If I allowed my honest opinions to appear in one issue of my paper, before twenty-four hours my occupation would be gone.

        The business of the journalists is to destroy the truth, to lie outright, to pervert, to vilify, to fawn at the feet of mammon, and to sell his country and his race for his daily bread. You know it and I know it, and what folly is this toasting an independent press?

        We are the tools and vassals of rich men behind the scenes. We are the jumping jacks, they pull the strings and we dance. Our talents, our possibilities and our lives are all the property of other men. We are intellectual prostitutes.”

        http://www.alamoministries.com/content/english/newsreleases/prostitutes.html

        E no, la signora Carolina si impunta sull’orrrrennnda offesa sessssista di Battiato alle ‘donne’.

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