Alessandro Di Battista: “No al Ponte sullo Stretto di Messina”

(Alessandro Di Battista) – Sebbene nell’era del “governo di tutti” NON CAMBIARE OPINIONE pare essere una pratica infantile, ingenua, da coglioni insomma, volevo dirvi che riguardo al PONTE SULLO STRETTO non ho cambiato idea. Mi indigna solo il fatto che si parli più di tale opera che della revoca delle concessioni autostradali (sembra che la parola “revoca” sia stata bandita dal vocabolario degli esponenti del M5S), della bonifica/riconversione dell’ILVA o delle migliaia di piccole opere che salvano vite, creano posti di lavoro e rilanciano sì l’economia. Quella vera, non quella “sommersa” che arricchisce quei boss primi sponsor del Ponte di Messina. Tuttavia sarebbe riduttivo parlare solo di possibili infiltrazioni criminali. Il tema qui è più ampio e investe l’idea stessa di società che vogliamo. L’idea di mobilità, di urbanistica, di lavoro, di sviluppo.

Il “governo dell’assembramento” pare abbia dato copertura politica a tutti coloro che si battono da anni per imporre il grande a discapito del piccolo. Grandi opere portatrici di consenso elettorale e sprechi contro piccole opere sinonimo di benessere e qualità della vita. Fusioni bancarie tra colossi finanziari contro le banche di credito che se non fossero stare infiltrate dalla politica funzionerebbero ancora. Grandi imprese contro piccoli e medi imprenditori trattati da eroi quando si ammazzano e dimenticati quando c’è da prendere decisioni politiche. Grandi gruppi editoriali (vedi gruppo Elkann-GEDI) contro la piccola e libera informazione fatta da paladini della libertà di stampa che hanno i lettori come padroni. “Più grandi sono i media dell’informazione, meno coraggio e libertà vengono consentiti. La grandezza significa debolezza” sosteneva Eric Sevareid, grande giornalista della CBS.

Nel Paese del sottosopra si fa a gara per pronunciare le parole “Ponte sullo stretto”. Come se solo pronunciando tali paroline si possa entrare in società (o nelle società che contano). Chi si oppone è un oscurantista, un retrogrado, un inetto. Per l’establishment, il quale si arricchisce molto più con le inaugurazioni che con la messa in sicurezza, chi ricorda lo stato comatoso in cui vertono strade e autostrade, è uno stolto. Chi osa menzionare il fatto che – per esempio – per andare in treno da Palermo a Trapani (107 km) ci vogliono 4 ore e 23 minuti, viene tacciato di populismo. Chi crede che il futuro debba essere il ripopolamento delle aree interne con conseguenti finanziamenti di opere per rendere fruibili, vivibili e godibili tali aree viene considerato un povero nostalgico.

Più ascolto politici parlare del Ponte sullo Stretto e più penso che la pandemia non ci abbia insegnato nulla e che, nonostante la retorica, non andrà affatto tutto bene. La pandemia avrebbe dovuto insegnarci che l’attuale modello economico non è più sostenile. Si basa sulle crescite esponenziali che, come ricorda Massimo Fini, con la natura hanno poco a che vedere. Ebbene il futuro è il decentramento e si potrà realizzare con una sola grande azione: LA MANUTENZIONE dell’esistente.

Se la ferrovia Roma-Viterbo (costruita durante il fascismo) diventasse un’infrastruttura moderna e funzionale decine di migliaia di persone vivrebbero in provincia spostandosi a Roma quando necessario. I vantaggi sarebbero ambientali, economici, psicologici, umani.

Ci vogliono far credere che i denari del recovery saranno infiniti. Come fosse un piano Marshall all’ennesima potenza. Non sarà così. Al contrario, in assenza di una severa legge sul conflitto di interessi (in particolare sui conflitti tra politica e finanza) vedrete che le fette più grandi andranno ad ingrassare i soliti noti. Ergo occorre combattere contro lo sperpero di denaro di cui il Ponte sullo Stretto diverrebbe uno dei tanti protagonisti.

Si tratta di decidere quale società costruire. Una società che si basa sulla redistribuzione o una che prosegue la strada dell’accentramento. Una società che mette al primo posto manutenzione, sicurezza, infrastrutture diffuse, cultura, ambiente e qualità di vita, o una che a chiacchiere parla di transizione ecologica ma in realtà sogna piloni di calcestruzzo alti più della Torre Eiffel.

Non si tratta solo di soldi. Si tratta di politica. Si tratta di vita. Non vi è alcuna opera pubblica che sia maggiormente legata al concetto di redistribuzione della manutenzione/ammodernamento dell’esistente. E questo vale anche per lo stretto di Messina. Punto.

14 replies

  1. DIBBA, il ponte sullo stretto non è di per se negativo, di negativo ci sono i soliti noti,
    Distanza stretto di messina km 3,14
    Stretto di kerč Crimea km 19,000 che poi le infrastrutture itagliane siano da terzo mondo è tutt’altra cosa.

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  2. Alessandro,
    allora sto partito “l’alternativa c’é” nasce o no?
    ce lo fate sepere…?
    le prossime elezioni politiche non sono lontane…!

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  3. La mia intervista a La Stampa di Luca Monticelli 👇
    Per i tecnici del Mit il ponte sullo Stretto di Messina si farà, non è più rimandabile. Il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, esponente siciliano pentastellato, spiega il piano del governo per realizzare l’opera. Il ministro Enrico Giovannini, infatti, due giorni fa ha trasmesso al Parlamento la relazione sul ponte voluta dal precedente esecutivo.
    Ci vorranno «10 anni per farlo», spiega Cancelleri. «Sarà a tre campate, ci passerà la ferrovia e verrà pagato dallo Stato». Segnerà «la ripartenza dell’Italia. Il @Movimento5Stelle si sta confrontando, speriamo di coinvolgere presto anche i cittadini»
    𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲̀ 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼?
    «Per lo sviluppo del territorio e dell’Italia. L’attraversamento stabile dello Stretto coniuga una serie di fattori molto importanti. Il primo è quello nazionale: l’Italia, da centro geografico del Mediterraneo, si trasforma in centro commerciale, diventando una piattaforma logistica di collegamento con il mercato nord europeo e con il continente africano. Oggi le navi dirette verso Suez passano dal canale di Sicilia, ci salutano e proseguono per altri lidi perché non abbiamo infrastrutture da offrire. E poi non dimentichiamo il trasporto dei cittadini: il ponte finalmente garantirebbe la continuità territoriale. Per dirla con una battuta: l’alta velocità da Milano a Palermo conviene tanto a Milano quanto a Palermo».
    𝗘’ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗯𝗼𝗰𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗹’𝗶𝗱𝗲𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗻𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝗺𝗮𝗿𝗶𝗻𝗼, 𝘂𝗻’𝗶𝗱𝗲𝗮 𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗲𝘅 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗶𝗲𝗿 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗲.
    «In realtà Conte parlò di “miracolo di ingegneria”, non proprio di un tunnel. Però grazie al suo intervento l’allora ministra De Micheli mise in piedi la commissione che ha presentato questo documento. I tunnel sono stati dichiarati dai tecnici troppo onerosi e più pericolosi per i rischi sismici».
    𝗜𝗻 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗮 𝗹’𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮?
    «Dipende dalle leggi e dai procedimenti autorizzativi. Se dovessimo costruire quest’opera con il Codice degli appalti attuale ci vorrebbe un’eternità. Invece con delle semplificazioni in grado di creare corsie preferenziali, in dieci anni potrebbe essere realizzata».
    𝗟𝗼 𝗽𝗮𝗴𝗵𝗲𝗿𝗮̀ 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼?
    «Il dibattito è aperto. Tutte le forze politiche dicono che è una infrastruttura nazionale e io sono assolutamente d’accordo. Quindi deve essere pagata con i soldi nazionali e non con i fondi che spettano al sud. Questo perché la quota degli investimenti prevede per il Mezzogiorno il 34% delle risorse. Se li usassimo tutti per il ponte non rimarrebbero soldi per il resto del territorio. Sarà una battaglia del Movimento 5 stelle e speriamo presto di coinvolgere anche i siciliani in questo dibattito».
    𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲?
    «Sui costi la commissione non si è pronunciata. I tecnici chiedono di spendere i 50 milioni di euro stanziati per fare il progetto di fattibilità sulle due ipotesi in campo: un ponte con un’unica campata e quello a tre campate».
    𝗟’𝗶𝗽𝗼𝘁𝗲𝘀𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗰𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗲̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗮 𝘁𝗿𝗲 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗮𝘁𝗲?
    «Sì perché sulla campata unica ci sono dubbi di natura ingegneristica: il ponte in questo caso sarebbe soggetto al riverbero del vento e a forti oscillazioni, verrebbe chiuso nei giorni di brutto tempo. Il ponte a tre campate invece non solo è più stabile, ma è percorribile dalla ferrovia».
    𝗦𝗶𝗲𝘁𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗱’𝗮𝗰𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼?
    «La maggior parte delle forze politiche sono favorevoli. Il presidente Conte nella sua nuova veste ha chiesto a noi del Movimento 5 stelle di non affrontare questo tema con superficialità».
    𝗟𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗲 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝟱𝘀?
    «Ne stiamo parlando, non tutte le anime sono d’accordo, ma la responsabilità politica di ognuno di noi eletti ci obbliga ad aprire un confronto e a valutare ogni proposta. Come Movimento siciliano stiamo discutendo non solo di attraversamento stabile dello Stretto di Messina, ma di un vero e proprio progetto infrastrutturale per azzerare finalmente il gap con le regioni del nord».
    𝗨𝗻’𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲?
    «Nel mondo si continuano a fare infrastrutture di collegamento e non mi pare ci siano disastri ambientali, perciò se si costruisce una struttura leggera e ambientalmente sostenibile io sono convinto che problemi non ce ne saranno».

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  4. Tra l’altro un ponte così imponente e lungo e costoso, pone anche un problema di sicurezza contro eventuali terroristi di matrice islamica.
    Si sviluppa orizzontalmente, quindi è molto più esposto di un enorme grattacielo.

    Basta dell’esplosivo su un pilone e viene giù tutto.
    Se volessero fare un attentato in Italia non lo farebbero certo sulla Palermo-Trapani o sulla Viterbo-Roma.

    Di Battista ha ragione, PICCOLO È BELLO.

    È quello che ripeteva il Grillo in ascesa, non quello asceso.

    Le energie rinnovabili ad esempio sono caratterizzate proprio da questo, tanti piccoli impianti distribuiti nel territorio a dispetto delle grandi produzioni centralizzate (centrali nucleari).

    Piccolo è bello, anche se la regola contempla eccezioni (e così abbiamo fatto contento pure “grossa minchia”).

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    • Non c’é bisogno dei terroristi (che in Italia sono solo un bluff, non so se ci hai fatto caso: noi chissà come mai, siamo solo una zona di ‘passaggio’ per gente come quello dell’ultima strage di Nizza: perché doveva agire lì e non qui in Italia?).

      Il fatto è che la zona è piena di faglie e si allontana di 1 cm all’anno. Basta poco per capire che quello è un tratto estremamente pericoloso e che nessuno potrà mai garantire che dopo qualche anno una scossetta lo renderà inagibile, come è successo al ponte di Genova, che sembrava tanto ganzo quando lo aprirono. E 50 anni sono certamente molto pochi per la vita di un ponte.

      Figurarsi per un ponte come questo.

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      • @Stef
        Sì Stef, sono d’accordo, il ponte ha tante, troppe criticità.
        E comunque non è al momento una priorità.
        Forse in futuro, con l’evoluzione della scienza e della tecnica, potrà essere realizzato in modo più sicuro e con meno soldi.
        Ma anche in futuro non avrebbe senso realizzare un megaponte se collega due deserti di infrastrutture.
        Quindi siamo d’accordo.

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      • Sennò si fa il ponte subacqueo, come nelle uscite del Brain Condor, del Big Shooter e qualcuna delle uscite di Goldrake.

        Ah, sì, Giuseppi aveva ipotizzato nel 2020 il ponte subacqueo.

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  5. Ora lo stretto di Messina non è più la zona ad alto pericolo sismico di una volta e le due coste non s’ allontano come fino a qualche mese fa.Come è potente Draghi !

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