Ora e sempre, resilienza

(di Andrea Zhok) – Insomma, per farla breve, stiamo approvando un piano che impegnerà la politica nazionale per i prossimi dieci anni almeno.

Nel piano, oltre ai fondi, ci sono le condizionalità, di cui alcune riecheggiano temi ben noti: riforma delle pensioni, ripianamento del debito, privatizzazioni. Il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” viene approvato senza alcun dibattito parlamentare degno di nota. Di dibattito pubblico e democratico non parliamo proprio, che per la comicità ci sono spazi appositi. In compenso a babbo morto nei prossimi mesi ce ne illustreranno i contenuti, con particolare riferimento ai nostri doveri. Dopo tutto mica pretenderemo che sia senza contraccambi siffatta epocale munificenza? (750 miliardi per 450 milioni di cittadini, versus 1900 miliardi per 330 milioni di cittadini negli USA).

Quel che non possiamo non apprezzare è la sincerità del nome, dove campeggia il sostantivo che definisce la nuova epoca: RESILIENZA. Non più la Resistenza, che è una tipica azione ostile e poco costruttiva, nutrita di linguaggio d’odio. No, la nuova parola d’ordine è Resilienza, ovvero la capacità di un ente di subire traumi, urti, stress, torsioni e bastonature varie tornando monotonamente in piedi.

Praticamente un programma politico.

Vi passeremo sopra con qualche autoblindo, però poi voi non fate le vittime che non tira aria: rimettetevi in piedi, che a portare il basto ci servite pimpanti e collaborativi.

8 replies

  1. Questo termine ,”resilienza” mi è diventato detestabile perché viene usato dappertutto ,come il prezzemolo.
    Dubito che tutti coloro che lo usano o scrivono ne conoscano il significato.

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  2. “stiamo approvando un piano che impegnerà la politica nazionale per i prossimi dieci anni almeno”
    di cui i nostri rappresentanti politici non c’hanno capito un caxxo e non l’hanno manco visto, troppo impegnati a discutere se aprire i ristoranti per cena!!!!!
    Insomma hanno deciso i soliti 4 gatti mammoni e noi ne pagheremo le conseguenze finchè campiamo, a ben volere del Cazzaro Verde. APRIRE TUTTO !!!!

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  3. Non c’è stato tempo per una seria discussione parlamentare dei contenuti del PNRR che impegna il paese per i prossimi 10 anni?
    Che noia, in Italia bisogna sempre fare polemica su tutto!
    La cosa che più fa sorridere (si fa per dire) è che sembra pure che dobbiamo anche essere riconoscenti a Draghi mentre ci fa mangiare la minestra con l’imbuto.

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  4. RESILIENZA- Viviana Vivarelli.
    Qualunque lingua evolve e si arricchisce di parole nuove. E in genere si valuta la cultura di ognuno sulla quantità di parole che conosce e che usa. Si dice che chi è ad un livello culturale molto basso conosce e usa soloa 700 parole e che nel linguaggio comune ne usiamo in media 47.000, almeno 2.000 nel linguaggio familiare, ma la lingua italiana è una lingua molto ricca, tanto che nel vocabolario ha 427.000 parole, per cui non avremmo bisogno di usare termini inglesi o di altre lingue e molti deplorano l’abuso dell’inglese, per lo più storpiato o malpronunciato (si pensi a Renzi) che continua a imperversare nell’uso dei media e del linguaggio politico, spesso in modo totalmente inutile o inopportuno.
    Da un po’ di tempo si sente pronunciare la parola ‘resilienza’. Apparentemente ha cominciato a usarla il M5S, oggi la usa tranquillamente Draghi, tanto che il suo PNRR è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
    Ma ‘resilienza’ non è una parola nuova, è stata già usata in varie discipline..
    Resilienza vuol dire ‘flessibilità’.
    Nella tecnica dei materiali, è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi o deformarsi.
    In psicologia è la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà restando fedele a se stesso.
    La persona resiliente reagisce con tolleranza alla sofferenza e, invece di soccombere o lamentarsi con enfasi amplificando il problema, lo sfida e trae forza dalla sua impresa, direzionando le sue energie verso cambiamenti risolutivi e praticabili.
    Anche Obama parlò di resilienza come capacità di un Paese a resistere alle difficoltà senza degenerare. Nel 2013, al discorso dell’inaugurazione, disse «Nell’uscire dalla grande crisi abbiamo dimostrato la nostra resilienza» e la nuova parola d’ordine del World Economic Forum di Davos fu «Dinamismo resiliente». Così l’America resiliente uscì per prima dalla recessione fra le economie occidentali.
    In politica, dunque, è la capacità di un Paese di resistere in modo positivo alle circostanze negative senza perdere la propria identità e natura, riorganizzando la sua vita positivamente.
    Ed è questo che serve dopo la pandemia.

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