La pace terrificante dei partiti, da Salvini al “poro” Calenda

(Andrea Scanzi) – E’ difficile immaginare un periodo storico più spaventosamente spento, e al tempo stesso pericolosamente violento, come questo. Da una parte un crescendo di violenza, fisica e verbale, dettata da ignoranza, invidia e frustrazione. Dall’altra, una calma piatta insopportabile e non poco ipocrita, piombata su questo paese come una mannaia anestetica con l’avvento (del nostro scontento) del governo Draghi.

Una tale stasi generale si ripercuote su tutto, anche sul dibattito politico. Ne sono prova i social, dove la politica tira meno di un post di Renzi, e pure i talkshow, dove per creare una polemica occorre sganciare una bomba in studio.
Anche questa rubrica ne risente: chi merita, oggi, un “identikit”? Draghi? Abbiamo già dato. Figliuolo? Nel dubbio tra averne paura (Murgia) o esserne divertito (Travaglio), scelgo una garbata incredulità nel vederlo addirittura sopra quello scranno. Ne consegue che, oggi, la rubrica non riguarderà una persona ma i partiti oggi sulla scena politica. Ecco una rapida ricognizione al tempo della peste. E della “pace terrificante”, come la chiamava De André.

Lega. E’ ancora in testa ai sondaggi, ma in un anno Salvini ha perso dieci punti. Un disastro, acuito da questa sua fase politicamente surreale in cui è al governo, ma finge di non esserci. Baristi e ristoratori sono incazzati neri, e non solo loro, perché aveva promesso la Luna e alla fine non ha dato loro neanche un Sallusti. La fronda giorgettiana è insidiosa. E Zaia vale trecento volte Salvini. Oltre a ciò, la Meloni lo sta sabotando. La crisi che pervade Salvini è dimostrata pure dal fatto che, sui social, ogni tanto è costretto a rilanciare qualche frase di De Angelis o Briatore per raccattare tre like in croce. Poveretto.

Pd. Boh. Letta ci sta provando. Pare aver scelto Conte e non Renzi, e ci mancherebbe altro: il primo ha molti più voti (ci vuol poco) e il secondo è Renzi. Letta ha però ancora molto da fare per derenzizzare il partito, e questa sua guerra santa alla Raggi – benché lecita – fa un po’ ridere.

FdI. E’ in crescita, dunque ha ragione Meloni. La quale, se non altro, è stata coerente nel non entrare nel carrozzone al governo. Ovviamente la sua opposizione è ora assai meno urlata di prima, perché se sbraita troppo Salvini e Berlusconi le tirano le orecchie. I problemi di Donna Giorgia sono i soliti: una classe dirigente non di rado inquietante, i legami col fascismo tutt’altro che tranciati, una comunicazione populisto-becero-sovranista e alleati così gradevoli che in confronto viene quasi voglia di rivalutare Luis Miguel.

M5S. Boh (bis). E’ in perdurante fase di stallo, è entrato nel governo da maggiorente ma non sta toccando palla, non va più in tivù (e fa bene) ma nel frattempo sta scomparendo pure dai social (a giudicare dalle interazioni). Conte dovrà rivoltare il movimento (anzi “partito”) come un calzino.

Forza Italia. Gli zombie sono più vivi.

Italia Viva. Chi?

Mdp/SI. Ovvero Speranza, Bersani e Fratoianni, per citare le figure più emblematiche. I primi due appoggiano il governo (anzi uno c’è proprio dentro), il terzo no. I sondaggi piagnucolano, ma qualche segnale di vita pare arrivare. Di sicuro un’alleanza organica tra M5S e Pd non potrà prescindere da loro.

Bonino. Non scherziamo, dai.

Calenda. Lo adoro, perché è uno dei pochi che ha più ego di me, Severgnini, Carofiglio, Cacciari, Travaglio, Cazzullo e Friedman messi insieme. Quindi stima. Anche se continua ad avere meno voti del Poro Asciugamano.

Quindi, riassumendo: siamo nella merda. Però fingiamo di non saperlo. Daje!
(Oggi sul Fatto Quotidiano)

16 replies

  1. “E Zaia vale trecento volte Salvini” è il rovescio della stessa medaglia!!

    Scanzi lascia la bottiglia, o inforca gli occhiali.

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  2. Ah allora Scanzi ha dinto di essere un miserabile che bypassa vecchi e fragili rischiando di farli crepare per vaccinarsi per dare un pò di pepe a qualche talk show?

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  3. @ Raphael è la prezzemolina del blog adesso non si capisce qual’e’ l’originale ce ne sono tre quattro cloni

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  4. Abbia rispetto per gli animali! Sono migliori di chi siede in parlamento e si fa mantenere senza riconoscenza e affetto…

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  5. LA MIGLIORE OFFERTA. L’ILLUSIONE E LA DISILLUSIONE. Viviana Vivarelli.
    Ho visto tempo fa ‘La migliore offerta’, che mi ha molto colpito, film bellissimo e raffinato per la trama originale e la recitazione.
    Tornatore lascia la sua amata Sicilia per presentarci un testo enigmatico sulla potenza dell’immaginazione con un protagonista maniacale e misantropo, un giudice d’arte, che ha vissuto tutta la vita attraverso lo sguardo e il valore del denaro, in mezzo ad una bellezza artistica eccezionale ma lontana dall’umano, e che è costretto ad usare il senso che usa meno e che non lo ha mai collegato con gli altri: l’ascolto.
    Il titolo deriva da una frase del film “Vivere con una donna è come partecipare ad un’asta. Non sai mai se la tua è l’offerta migliore”.
    L’uomo sofisticato e solitario, che è abituato a stimare capolavori nelle grandi aste, diventa lui stesso oggetto di contrattazione in un gioco d’amore e varrà per quanto una donna stimerà lui stesso, non tanto per il suo valore monetario ma per il suo valore più profondo, varrà per quanto saprà mettere in gioco la sua parte più intima, quella che ha usato di meno.
    Ma, come in un’asta, si dovrà valutare un’opera d’arte secondo la sua verità, scoprendo e denigrando ciò che è falso, così nel gioco dei sentimenti si dovrà abbandonare la falsità della recitazione e delle apparenze e il gioco delle abitudini meccaniche e artificiali e anche gli inganni dell’immaginazione e del desiderio per arrivare alla realtà più vera, quella che il protagonista ha sempre negato a se stesso.
    Il film si snoda in un gioco sottile di mistero e di seduzione.
    Come ognuno di noi vorrebbe distinguere nell’altro e in ogni cosa apparenza da verità, così nei sentimenti vorremmo capire dove finisce il gioco dell’illusione e comincia una realtà totale.
    Ma può accadere che, quando abbiamo deciso che l’altro (e può essere anche un ideale, un partito, un sogno, un movimento…) è tanto affidabile da prendersi il nostro cuore, ecco che arriva la disillusione perché scopriamo che l’amore era solo un meccanismo artificiale privo di autenticità, l’invenzione del nostro desiderio, l’illusione di un cuore poco addestrato a scegliere come a sentire, una dipendenza dell’immaginazione.
    In fondo, anche ognuno di noi può essere preso in un ingranaggio in cui finiamo in una trappola e in cui noi stessi non siamo ‘l’offerta migliore’.
    La verità può essere una illusione, l’amore può tradire le nostre attese, il sogno politico di cui credevamo di esser parte svela i suoi inganni, noi stessi possiamo sentirci illusori se ci inganniamo sulla realtà di ciò che valutiamo e di ciò che siamo.
    Ed essere ingannati dalla vita, dalle passioni, dalle dipendenze e dall’amore è così facile, mentre la verità che richiede anche la nostra verità più autentica, scivola via sempre più lontano.
    Ma, nel momento in cui siamo più traditi e perdiamo tutto quello per cui abbiamo lottato e vissuto e amato, ecco che risorge la speranza di una nuova illusione, di un nuovo sogno, perché in fondo ogni uomo è questo: un cercatore di verità, un esploratore di se stesso, un amante inesausto dell’amore.
    E l’illusione ricomincia.
    Noi crediamo di essere sempre alla ricerca della verità quando manchiamo della cosa più necessaria: la verità di noi stessi, la nostra crescita e liberazione a cui preferianmo la dipendenza dall’illusione.
    “Un antico poema narra che il popolo degli uccelli, stanco di un’esistenza mediocre e inutile, si lancia alla ricerca del suo mitico re Simorgh.
    La maggior parte degli uccelli, spossata o delusa o sedotta dalle sorprese del viaggio o dagli idoli che incontra, si ferma per strada.
    Un piccolo gruppo di uccelli ostinati, guidato dall’upupa, attraversando il deserto e le sette valli dell’incanto e del terrore, va avanti.
    Esausti, con le ali bruciate, giungono alfine alla presenza dell’uccello-re.
    Cento tende si scostano. Una viva luce brilla. Ma essi non vedono che UNO SPECCHIO.
    Una voce dice loro: “Questo specchio è la sola verità”.
    Il re Simorgh che hanno tanto cercato è loro stessi. Non bisogna attendere altro.
    La voce aggiunge una frase magnifica, l’eco della quale risuonerà a lungo nella poesia persiana: “Avete compiuto un lungo viaggio e siete giunti al viandante”.
    Noi crediamo sempre di voler raggiungere qualcosa: un innamoramento, una passione politica, una realizzazione… e crediamo sempre che la nostra felicità o infelicità dipendano da qualcosa o da qualcuno che sta fuori di noi come se dovessimo dipendere da quello. Ma la disillusione sta sempre dietro l’angolo. Quella persona o quella cosa o quel sogno che doveva indirizzare la nostra vita si rivela un falso, una immagine illusoria, ci sentiamo traditi. Abbiamo vissuto in funzione di qualcosa che si vanifica, cade dal suo piedestallo, ci sfugge nella sua verità, credevamo vero ciò che era un falso. In quel momento terribile ci sembra che la nostra vita stessa si vanifichi, sia stata sprecata invano, non meriti di essere vissuta, perché noi siamo essenzialmente i nostri sogni e cadiamo con essi. Siamo come il bambino abbandonato dalla mamma che non sa reggersi in piedi da solo.
    Ma la vita richiede un’emancipazione maggiore, esige che diamo noi la nostra verità, che ci liberiamo in noi stessi. Non è quello che incontriamo nella vita il meglio. Non è ciò da cui dipendiamo. Siamo noi la migliore offerta. Dobbiamo smettere di essere robot che rincorrono altri e diventare persone.
    Ma l’uomo è un sognatore.
    E ricomincia sempre a sognare.
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