Il leader M5S e la malattia: «Ho apprezzato la solidarietà»

(di Monica Guerzoni – corriere.it) – «Ho temuto il peggio, ma grazie a Dio ora sto bene».
Che cosa ha avuto, presidente Giuseppe Conte?
«Ho subìto l’asportazione d’urgenza di una neoplasia. L’intervento è stato delicato, ma è andato molto bene ed è stato risolutivo».
In Parlamento giravano voci preoccupanti, lo sa?
«Sì, sono arrivate anche a me. Ma proprio poche ore fa l’esame istologico ha confermato che si trattava di una formazione benigna, il che mi consente di tornare alla vita di prima senza nessuna conseguenza. Sono stati giorni duri, con la vita che in un secondo non è più la stessa. Voglio ringraziare Olivia, mio figlio e i miei familiari, che mi sono stati sempre accanto, ringrazio l’équipe medica che mi ha seguito e la mia comunità politica. Tutti si sono stretti attorno a me, mi hanno riempito d’affetto».
Ha avuto solidarietà dal mondo politico?
«Sì, da tantissimi colleghi dei partiti di opposizione, ma anche del governo e dal mondo dell’informazione. Ho apprezzato molto, mi creda. Ho sempre pensato che la lotta politica non deve mai oscurare la sensibilità umana, che viene prima. È quel che ho cercato di fare in questi anni di impegno e in questa prova mi è stato restituito».
Le è pesato essersi dovuto fermare in un momento importante, con il suo libro «Una nuova primavera» in cima alle classifiche e con l’urgenza di costruire l’alternativa alla destra dopo la vittoria del No al referendum?
«Questo mi è pesato, sì. Da quando ho iniziato a fare politica non mi ero quasi mai fermato, se non per pochissimi giorni di riposo. Questa volta ho dovuto annullare appuntamenti in tutta Italia e saltare anche il Primo Maggio, che avevo programmato di passare con i lavoratori che rischiano il posto e per i quali continueremo a batterci».
In dieci giorni molte cose sono cambiate. Trump si è scagliato contro il Papa e contro Giorgia Meloni, il ponte tra Roma e Washington è crollato e Rubio e venuto a Roma per «ricucire»…
«Trump si sta indebolendo, sul fronte esterno e interno. Gli attacchi insensati e inaccettabili contro il Papa lo allontanano dal mondo cattolico e non solo. Il nostro governo si sveglia tardi da questo incantesimo verso Washington e credo che questo tentativo di riposizionamento sia anche il frutto dei 15 milioni di No al referendum. Una batosta».
Dopo la «batosta» il governo sta cambiando passo?
«Siamo agli sgoccioli della legislatura. Tutte le scelte più importanti del governo sono state prese e gli accordi più rilevanti sono stati firmati, come l’aumento del 5% delle spese Nato. Accordi incompatibili, insostenibili per gli interessi nazionali. E tanti nodi restano lì, insieme ai danni fatti».
Quali danni e quali nodi?
«Gli attacchi illegittimi di Netanyahu e Trump in Iran e in Libano, che hanno messo in ginocchio la nostra economia, Meloni di fatto non li ha ancora condannati. L’Italia non ha chiesto di strappare gli accordi tra Ue e Israele, nonostante il genocidio a Gaza. E giorni fa, addirittura, alcuni nostri connazionali sono stati sequestrati in acque internazionali su una barca battente la nostra bandiera».
Per La Russa la missione della Flotilla è «propaganda che non salva vite», ma il governo aveva condannato il sequestro e chiesto a Tel Aviv di liberare gli italiani.
«Aveva… Il nostro governo non trova la dignità di tutelare neppure i nostri connazionali contro questi atti di pirateria internazionale. Resta una politica anti italiana, contro i nostri interessi e i nostri valori».
Da una parte Meloni sembra volersi dedicare a cose concrete come i salari, il nucleare e la crisi energetica, dall’altra pare già in campagna elettorale. Assistiamo alla fase due della premier, o non è mai iniziata?
«Mi sembra che la fase sia sempre la stessa, la fase zero. Zero virgola del Pil, zero riforme in quattro anni, zero aiuti sulla benzina che è tornata a salire, zero misure per gli stipendi, zero tagli delle tasse e pressione fiscale record, zero sostegni alle imprese nonostante il tracollo della produzione industriale».
Non va bene nemmeno il Piano Casa?
«È un annuncio di piano, da realizzare in dieci anni. I prossimi due governi dovranno trovare i soldi e riempirlo di contenuti».
Sulla riforma della legge elettorale il governo accelera. Lei prevede una riforma con le opposizioni, o contro?
«Trovo molto grave che, mentre c’è una guerra in Iran e una crisi energetica che mette in ginocchio famiglie e imprese, Meloni faccia vertici a Palazzo Chigi per acconciarsi una legge elettorale che le permetta di vincere. Più che una accelerazione vedo un pantano, con Meloni che vorrebbe andar dritto e Lega e Forza Italia in disaccordo su punti cruciali, non dettagli».
Per il Movimento quali sono i punti cruciali?
«Per noi sono fondamentali le preferenze, mentre questo premio abnorme non va, distorce la rappresentatività».
Schlein ritiene la legge «irricevibile», molti però sostengono che al Pd e al M5S la riforma stia bene. È così?
«Nessuna ambiguità, è una riforma da bocciare. E se insisteranno la nostra contrapposizione sarà durissima».
In sua assenza è spuntato un appello di giuristi e intellettuali contro le primarie. Finiranno in archivio?
«Noi ora siamo concentrati sul programma. Tra pochi giorni avremo 100 spazi aperti per la democrazia, perché per prima cosa dobbiamo coinvolgere i cittadini per un programma condiviso. Solo così, in una fase successiva, le primarie potranno essere un momento di vera partecipazione democratica».
Non avete una coalizione, non avete un programma, non avete un leader. Non è ora di accelerare? E se si fanno le primarie lei si candida?
«Le primarie possono essere un’ottima soluzione proprio per scongiurare derive leaderistiche. Quanto a me, ci sono e decideremo insieme alla mia comunità».
Che pensa della scelta di Mattarella di concedere la grazia a Nicole Minetti? E le dispiace che, dopo l’inchiesta del «Fatto» di Travaglio, la Procura non abbia ravvisato elementi per una revoca?
«Io sarò sempre il primo tifoso delle inchieste e dell’informazione che fa il suo dovere, approfondendo vicende di grande rilevanza pubblica. Gli accertamenti che il Quirinale ha richiesto sono più che mai necessari, aspettiamo di vedere cosa ne uscirà».
Ci vede un nesso con le manovre al centro e il rischio di «ammucchiata», in caso di pareggio? E il M5S resterebbe fuori dal futuribile asse tra la Forza Italia di Marina Berlusconi e il Pd?
«Noi siamo nel campo progressista sulla base di scelte valoriali come tutela della legalità e della giustizia sociale e ambientale. Una forza che voglia perseguire progetti progressisti non credo potrà mai stringere un’alleanza con Forza Italia, che ha promosso la scellerata riforma della giustizia per rivendicare i privilegi della classe politica, bocciata per fortuna dai cittadini».
Tra i progressisti c’è chi, come Renzi, lavora per fermare un eventuale approdo di Meloni al Quirinale. Come la vede?
«Se davvero fossero queste le ambizioni di Meloni sarebbe preoccupante, vista l’allergia che ha mostrato verso ogni forma di controllo del potere di governo e di rispetto degli equilibri costituzionali».
“Tra i progressisti c’è chi, come Renzi..”
Il sistema mediatico è lanciatissimo nel martellare il tasto Renzi, con domande adatte allo scopo, foto e immagini.
Il fatto che tale operazione incontri una resistenza pari a zero induce a pensare che la parte politica interessata (il campo dei miracoli) è sostanzialmente d’accordo nell’ accoglierlo amorevolmente. Resta da rendere rassegnata l’ opinione pubblica.
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