E intanto cresce un nuovo schiavismo

(Marcello Veneziani) – Noi barricati in casa, intenti a barattare la libertà con la salute, e intanto prende piede un nuovo schiavismo; a domicilio, a norma di covid, ma di entità davvero inquietante. Premetto, sono tra quelli che videro con interesse e con speranza il diffondersi, a causa della pandemia, dello smart working. Al di là dei disagi e dei problemi che innesca, mi parve una svolta interessante che può anche migliorare la vita di milioni di persone. Può essere un ritorno a casa, in famiglia, in provincia, a sud, con implicazioni assai importanti. Certo, sconvolge assetti ed economie, penalizza un sistema commerciale costruito sul lavoro in ufficio e concentrato nei grandi centri; crea disagi se in casa ci sono più persone collegate da casa; ma se diventasse strutturale per una parte di lavoratori e di aziende, potrebbe rivitalizzare mondi esausti, ripopolare paesi abbandonati, rianimare circuiti domestici, rapporti di prossimità e relazioni famigliari da tempo logorati. Meno concentrazione urbana, case e vita a più basso costo, meno traffico, meno tempo passato nei trasporti, possibilità di essere più presenti nel proprio ambito vitale, recuperando anche la qualità della vita.

Quindi nessun pregiudizio contro lo smart working; semmai qualche perplessità sull’efficacia dell’impiego pubblico da casa, e molta perplessità sulla Dad a scuola, che può valere solo per un periodo eccezionale. Per le aziende, poi, meno costi, niente mensa, spese di sede e di transfer, ritardi o assenze; magari ottenendo buoni risultati nel rendimento. Per i dipendenti, a loro volta, a parte alcuni scompensi gravi, di socializzazione sul lavoro e di mobilità, ma nel complesso una svolta che disegna scenari interessanti.

Accade invece, e lo dico per esperienze di varie persone conosciute, di ogni età e di ogni livello professionale, che lo smart working stia diventando per molti un sistema di sfruttamento senza precedenti. Saltano i limiti d’orario, salta la distinzione tra tempo di lavoro e tempo libero; salta la privacy e l’inviolabilità della vita famigliare. I tempi di impegno sono di circa dodici ore al giorno, con un paio di brevi pause, e talvolta sconfinano nei festivi, o vanno oltre la sera; me lo ripetono in tanti, ragazzi sotto e oltre i trent’anni, e anche ultracinquantenni da trent’anni in azienda. Il potere “contrattuale” dei dipendenti è ridotto ai minimi termini, anche perché ciascuno è solo nei confronti dell’azienda. Il timore della disoccupazione è tanto, la paura degli effetti del covid ha ammansito tutti; la speranza che si tratti solo di una brutta parentesi fa il resto. Chi impone la necessità di sforzi straordinari, di riunioni o call fuori orario se non addirittura notturne, è un manager che a sua volta si dice obbligato dai vertici dell’azienda, che solitamente si perdono nell’ignoto, spesso fuori d’Italia.

Schiavi di un tiranno senza volto, un moloch insaziabile. E la tirannide si estende a ogni tipo di rapporto lavorativo: da quello consolidato di veterani dell’azienda a quello novizio e precario, dai dirigenti ai neo-assunti. E riguarda tanti stagisti, che rimangono tali anche al termine dello stage, grazie al sistema delle scatole cinesi, passando in carico da una società all’altra, sfruttati con lo stesso ingaggio da fame.

Degenerano i rapporti familiari, vengono trascurati i ruoli paterni o materni; languono i frigoriferi, perché si diradano perfino le possibilità di fare la spesa, e i piccoli varchi liberi rimasti vengono usati per ricaricarsi, per fare sport, per prendere aria, farsi una passeggiata, restrizioni permettendo, magari per portare il cane fuori.

Anche senza zona rossa sono impossibili i pur minimi incontri serali, visto il rientro a casa entro le 22 col lavoro che si protrae fino alle 21; e di conseguenza l’impossibilità di andare dai genitori, se non nei festivi quando magari vorrebbero fare altro, coltivare un minimo sindacale di socialità e di amicizia… Sono esasperati, serpeggiano malesseri che cercano con difficoltà di organizzarsi, nella clandestinità, nelle pieghe della vita domestica, vista l’impossibilità d’incontrarsi. Il coraggio, a una certa ora, di staccare la spina…

Abbiamo due gravi problemi davanti agli occhi: da una parte il covid colpisce ancora, e i vaccini vacillano tra mille contraddizioni, incognite e disfunzioni ma sono l’unica ancora a cui aggrapparsi. Dall’altra le aziende chiuse o in crisi, con i dipendenti in cassa integrazione o potenziali licenziati appena sarà possibile farlo; una crisi economica gigantesca.

Ma oltre questi due problemi, sta sorgendo un terzo, nascosto dagli altri due, che rischia di protrarsi ben oltre l’ormai cronica emergenza che stiamo vivendo: il lavoratore ridotto a schiavo, costretto a stare sempre a disposizione, costretto a sacrificare ogni spazio di libertà, compresso in un sistema totalitario.

E in tutto questo c’è chi rinnova il contratto ai navigator, i nullafacenti di stato a norma di legge; e i redditi di cittadinanza, sapendo che non servono per trovare lavoro ma per sostituire il lavoro con l’assistenza di stato… Rischiamo di entrare in una società per metà statalizzata nel senso peggiore della parola e per metà in ostaggio di aziende private, magari multinazionali, che sfruttano come non succedeva dai tempi del primo capitalismo. Un centauro mostruoso che trasforma il Welfare state in stato assistenziale per i primi (e per i migranti) e in stato di schiavitù per i secondi. E nel mezzo quanti, pensionati, lavoratori indipendenti e piccoli proprietari, aspettano con muto terrore che la mannaia si abbatta su di loro per compensare gli squilibri di questa situazione. Benvenuti nell’era dello smart-schiaving (ibrido in lingua anglo-spartacus), dove la schiavitù è come Amazon, arriva direttamente a casa tua.

La Verità 23 marzo 2021

13 replies

  1. “anche perché ciascuno è solo nei confronti dell’azienda”
    è quello che volevano dallo yuppismo in poi
    strano che se ne accorga ora
    l’atomizzazione della società, non importa cosa uno pensi,
    infondo altro non è che la riduzione dell’uno contro il moloch aziendale
    (con le risorse umane -da non confondersi con quelle non umane- come referente d’assalto)
    per cui o sei un premio Nobel con un brevetto in tasca
    o “guardi che dietro lei c’è la coda, s’adegui.

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  2. Di solito non leggo veneziani perché lo ritengo di una banalità allucinante il cui pensiero mi ricorda le vincitrici dei concorsi di bellezza che rispondono alla domanda, del solito giornalista, che cosa vorrebbero e loro rispondono la pace nel modo. Sarà un intellettuale avrà letto montagne di libri ma esprime pensieri e ragionamenti scontati quasi da bambino. Ora ha scoperto che lo smart working possa essere usato dai datori di lavoro per aumentare lo sfruttamento come se fino ad ora, la società capitalistica fosse avulsa da dal concetto di schiavismo salariale. Lo sfruttamento sta sempre di più impoverendo sempre più masse e ceti sociali portandole sotto la soglia di povertà a discapito di un minor numero di persone che diventano sempre più ricche. Tralascio il discorso che lui fa dello statalismo come se fosse il nocciolo del problema, come se non toccasse allo stato dare delle regola per impedire la mancanza delle tutele dei più deboli . Non sto a esaminare come le forze politiche attuali non affrontino in modo concreto questo problema in modo da sviluppare una società che sia più equa e più giusta. Basta vedere come attualmente affrontino il problema del covid. Pensano che il problema si risolva tutto con il vaccino ma non mettendo le basi ad una medicina di base allargata nel territorio.

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  3. “redditi di cittadinanza, sapendo che non servono per trovare lavoro”

    Maledizione ai 5s e a quando hanno detto che il rdc serviva a trovare lavoro e non che era un sacrosanto sostegno a chi un lavoro non ce l’ha, così come prevede la costituzione nel principio di solidarietà.

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    • Tutte scuse, Pa’.
      Credi che non l’avrebbero attaccato lo stesso? Ma figurati: misura dei 5s, per i poveri, che non lavorano… 3 su 3, en plein.
      Senza contare che, senza la pandemia, chissà come si sarebbe evoluta la seconda fase.
      Viste le sorprese ad ogni gradino della prima fase, tutte ridicolizzate prima che venissero regolarmente realizzate, in tempi record e con le modalità dichiarate, perché non dargli fiducia anche per l’ultimo step? Non sapremo mai che cosa sarebbe successo… e gli è andata di lusso, ai detrattori.
      Si attaccano ai navigator, ma il concetto è che sono solo critici del “divanismo”, la vedono così e punto, ma rivestono il pregiudizio col velo della sana critica di buon senso.
      Hanno il timbro del capitalismo, del neoliberismo stampato in fronte: essere poveri è una colpa, senza scusanti, come negli USA.

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      • Non parlo solo della stampa, quella ce l’hanno contro a prescindere. Parlo di difendere le proprie battaglie. Invece se la fanno sempre sotto, erano più che sufficienti le tre ragioni che hai scritto, ma si sono voluti giustificare davanti a chi riteneva quella una misura per fancazzisti, e per giustificarsi hanno dato eccessivo peso a sta roba delle politiche attive, che prima della pandemia hanno fatto in fretta e male. Bastava difendere la loro “creatura” per quello che era, ed era tanto.

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      • Se ti ricordi, hanno cominciato con la storia del divano, allora sono cominciati a partire gli aggiustamenti, ma a nessuno andava mai bene… e pian piano è diventato una specie di mostro. In qualsiasi caso NON poteva piacere perché veniva dal M5S! Adesso tutti tirano fuori che avrebbero dovuto limitarsi alla parte del sostegno, ma all’epoca, le critiche verteva o proprio su quello, perché, secondo loro, era un incentivo a non lavorare.
        Mille e un pretesto ad ogni passaggio. Come per Conte e il RF…e anche tutto il resto. Oggettività zero.
        Guarda ora come accolgono diversamente gli stessi provvedimenti fatti da Draghi.
        Comunque, tutto ciò che i 5s promettevano, riguardo al RDC, riuscivano a realizzarlo, alla faccia di tutto il cucuzzaro gufante. Perciò avrei voluto vedere se ne avrebbero tirato fuori qualcosa anche dalla seconda fase… purtroppo la pandemia ha interrotto l’esperimento, già alterato rispetto a quello iniziale… e proprio a causa delle continue critiche.

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