Conte è pronto a sciogliere la riserva sul M5s

(Giovanni Lamberti – agi.it) – L’incontro definitivo dovrebbe avvenire nel week end. Potrebbe essere una riunione alla presenza di Grillo e dei vertici a sbloccare gli ultimi nodi per far partire il nuovo corso del Movimento 5 stelle. Conte però potrebbe non aspettare più le festività pasquali e scendere in campo prima.

Avrebbe voluto che venisse prima sciolto il nodo su ‘Rousseau’ ma ha capito – e con lui i vertici pentastellati, secondo quanto riferisce un ‘big’ M5s – che lo scoglio resterà sulla strada ancora per lungo tempo. Da qui la necessità di accelerare. Del resto il pressing dei parlamentari M5s affinchè sciolga la riserva al più presto è sempre più forte.

La legittimazione della nuova leadership di Conte potrebbe non arrivare con un voto sulla piattaforma web. Da tempo i legali stanno trattando il dossier, l’eventualità che venga avviata una causa contro Casaleggio è sul tavolo. Ma intanto si parte. E non si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione.

Nessun cambio di nome, se non l’aggiunta nel simbolo della data 2050, così come indicato da Grillo. Si ripartirà da quello che c’è e si recupererà anche il lavoro degli Stati generali, spiega un ‘big’ M5s. L’ex premier diventerà il leader, ci dovrebbe essere una segreteria e verranno probabilmente scelti dei responsabili d’area. Il piano è pronto e sarebbe in via di definizione anche il manifesto.

Il Movimento 5 stelle 2.0 si presenterà come una forza progressista, ambientalista che guarda all’alleanza con il Pd ma che si rivolge anche ai professionisti, alle partite Iva. Ma servirà il passaggio del confronto con i parlamentari che chiedono garanzie all’ex premier.

È vero che ora c’è un conto corrente ad hoc, che i soldi dei deputati e dei senatori non verranno più versati direttamente a Rousseau (l’associazione intanto continua a chiedere gli arretrati) ma molti degli esponenti pentastellati non vogliono che si arrivi semplicemente ad un cambio di struttura tout court.

Rousseau è già considerato come il passato ma nei gruppi parlamentari in tanti vogliono capire cosa succederà in futuro. “Non è che si sostituisce Casaleggio con Conte e basta. Vogliamo che tutto il processo sia partecipato e che non ci sia un partito personale”, dice un deputato. Sulla necessità di un cambio nessuno obietta nulla e tutti appoggiano la soluzione Conte, anche se restano i mal di pancia. “Alla fine sarà semplicemente un maquillage”, dice un altro ‘big’.

E intanto le iniziative in campo non mancano. È nata per esempio ‘Italia Più 2050’, l’associazione culturale che “si muoverà nel solco tracciato da Beppe Grillo per il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte. Rappresenta “la naturale evoluzione” di Parole Guerriere, il think tank animato dalla deputata M5s e sottosegretaria al Sud Nesci. Uno dei promotori è il sottosegretario Sibilia ma sono più di quaranta ad aver dato l’adesione (è in corso una raccolta firme) al progetto che intende essere un ponte di collegamento con la base.

Ma si muovono anche gli ex M5s. Al Senato il gruppo dei fuoriusciti che guarda al simbolo di Italia dei valori avrebbe raggiunto le dieci unità ma dovrà essere la Giunta del regolamento (è stata già rinviata tre volte) a dare il via libera. Mentre una delle ipotesi è quella di mettere insieme altri ex M5s che hanno aderito ad ‘Alternativa c’è con il gruppo Maie-Europeisti che oggi ha perso un altro pezzo, con il ritorno della senatrice Rojc nel Pd. è un discorso legato anche a questioni economiche ma non tutti nel gruppo Maie sono convinti dell’operazione.

Oggi intanto l’ex presidente del Consiglio vedrà Letta con il quale siglerà un patto per un percorso insieme, anche se Pd e M5s manterranno autonomia nella propria azione politica e parlamentare. Il perimetro disegnato dal nuovo segretario dem è quello di un centrosinistra ampio con un’alleanza strutturale con M5s.

Letta ieri ha visto anche Speranza, dopo aver incontrato nei giorni scorsi Calenda. Sul tavolo dell’incontro tra Letta e Conte c’è anche il nodo delle amministrative: il Movimento 5 stelle supporta la sindaca Raggi ma non è escluso – dice una fonte parlamentare del Pd – che alla fine possa scendere in campo il presidente della Regione Lazio, Zingaretti. “A quel punto sarebbe difficile per gli altri continuare la propria corsa”, osserva la stessa fonte.

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6 replies

  1. Un sacco di se,ma e forse con la ciliegina sulla torta di Zingaretti che si candida a sindaco di Roma facendo fuori Raggi. Allora Grillo si candida a Milano e fa fuori Sala. 1 a 1 e palla a centro. Questo si che è giornalismo!

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  2. Ipotesi, condizionali, progetti. Stimo Conte e pertanto spero che non si metta alla testa di questo M5S, infestato da Grillo, Di Maio, Bonafede, Toninelli. Persone che hanno resistito a pressioni politiche, mafiose, giornalistiche e che ora si trovano volontariamente ad appoggiare Draghi e a stare al governo con B. e i suoi amici, con R. e i suoi amici, con Salvini e le sue tribù padane, con un PD che sembra voler far fuori V. Raggi perché a Roma costruttori e banche e monnezzari non magnano più. Un governo che svenderà l’Italia, come al solito agli stranieri: in primis agli USA, poi alla Francia, poi alla Germania come ai tempi di Carlo VIII e dei Lanzichenecchi.

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  3. RIEPILOGO PER GLI IGNARI
    PA(ZZ)TTI DI ALLEANZA TRA CONTE E LETTA- Viviana Vivarelli.
    Pure le beghe nei partiti!!! Ma non bastava la pandemia?
    Dunque Beppe Grillo non rispetta la sua promessa di spiegare entro la fine di marzo cosa ne è stato del M5S, delle regole dello statuto, della democrazia diretta, della Piattaforma Rousseau, di dodici anni di lotta come diversi da tutti, e di tutti quei principi e valori per cui la gente come me ha combattuto e sperato per dodici anni, e fa slittare le ‘rivelazioni’ a noi plebe su cosa farà da grande a dopo Pasqua o forse al giorno del mai.
    E intanto tutto il mondo a 5 stelle si è bloccato, aspettando le decisioni di lui solo, come se quelli che erano undici milioni di persone non contassero più nulla.
    Intanto il tempo passa. Grillo non ha risolto il suo contenzioso con Davide Casaleggio che non gli fa usare la Piattaforma Rousseau di cui è proprietario perché non ha ricevuto i 450.000 euro pattuiti (ma come ha fatto il ‘garante’ a far salire il debito così tanto?), si fa partito e va avanti nella divulgazione di un programma rimasto fedele a quello originario di suo padre, salvo che in questo partito, ‘ControVento’, si sa il programma ma non c’è dirigenza, perché tutto è bloccato all’ultima consultazione in cui la maggioranza dei votanti ha scelto un ‘governo collegiale’ di 5 persone al posto di un capo politico, ma poi la votazione non è andata avanti con la scelta di quei 5 e tutto è rimasto a metà, mentre Grillo dei suoi elettori se ne fregava altamente e decideva, lui per tutti, per Conte capo unico, beffando la democrazia diretta, che doveva essere il fondamento primo del Movimento, e quell”uno vale uno’ che si è trasformato in ‘Grillo solo vale tutti e degli altri se ne frega’.
    Così tutto rimane sospeso.
    Grillo non paga i 450.000 euro che deve a Davide Casaleggio. Davide Casaleggio non gli fa usare la Piattaforma Rousseau di cui è proprietario e ancora sembra non sia passato a vie legali ma minaccia di farlo. Grillo crea un altro partito, ‘Italia più 2050′, e cerca disperatamente un altro operatore informatico che gli crei un’altra piattaforma ma non gioca a suo favore il mancato pagamento. E chi si metterebbe a lavorare per uno che gli fa fare un lavoro che poi non paga?
    Troppi elettori a 5 stelle non capiscono nulla di quel che accade e si litigano tra loro, chi sa qualcosa di più non viene creduto e viene insultato da chi sa meno. I fatti vengono scambiati per insinuazioni. I media fanno la loro parte per aumentare l’oscurità.
    L’ordine di Grillo di votare per Draghi, che dovrebbe essere il nostro principale nemico, è stato preso malissimo da molti mentre altri nemmeno capiscono cosa accade e continuano a giurare fedeltà eterna a uno che la fedeltà l’ha stranciata di colpo.
    In un colpo solo Grillo ha perso ogni affidabilità, il proprio nemico naturale, la democrazia diretta, lo statuto, le scelte dalla base, il nome e l’identità. Ci manca solo che lo abbandoni anche Conte e il disastro sarebbe completo.
    In qualche modo le cose si potrebbero comporre se si trovassero quei 450.000 euro e si sanasse il debito con Davide Casaleggio, riprendendo la la Piattaforma, ma 450.000 euro sono tanti e non si trovano, e solo in quel caso si potrebbe anche far passare una presunta democrazia dal basso, facendo votare alla Piattaforma Rousseau Conte come capo politico straordinario. E’ bravo, è onesto, è molto amato e chi ha votato per un governo collegiale potrebbe essere facilmente convinto che il Governo collegiale sarà rimandato a migliore occasione perché viviamo in tempi speciali che richiedono un Conte come capo politico speciale. E pazienza se anche Conte ha detto di votare Draghi e se non è nemmeno iscritto al Movimento e se le regole del Movimento dovranno essere tutte derogate per lui! Perché non mi dite che è diventato grillino anche Conte (come Draghi!) e che accetterebbe la regole dei due mandati o delle votazioni dal basso o del dono di parte dello stipendio!? Ma in casi straordinari e per tempi brevi, siamo come in guerra e tutto ci può stare. Del resto quanti che si dicono grillini e offendono tutti gli altri non sanno poi una pippa di regole e statuti e democrazie dirette! Votano Grillo e basta! La loro sapienza finisce lì. Non sono fedeli a una ideologia perché non ne sanno una cippa. Sono ignoranti come quei leghisti a cui va bene tutto e il contrario di tutto purché sia targato Salvini. Questi si appoggiano a un eroe e tanto basta, e che si chiami Grillo o Conte fa poca differenza,è tifoseria da curva sud, basta che i sondaggi crescano e va bene Conte come chiunque altro. Dei casini se ne sbattono, vanno oltre i loro due neuroni e non ci arrivano.
    Tutto in qualche modo andrebbe avanti se solo Davide Casaleggio rinunciasse ai 450.000 euro di cui ha diritto.
    Ma Davide non recede, il M5S non torna ad essere quello che era, un’altra piattaforma non si trova, tutto è sospeso, troppi elettori nemmeno capiscono che da un partito ne sono nati tre, e che da 300 parlamentari (prima forza del Parlamento) ora ci siamo massacrati da soli e non siano più nessuno, tanto che nel Governo Conte nemmeno ci considerano e ci trattano peggio di tutti. E a completare l’opera, gli stolti litigano tra loro come i capponi manzoniani di Renzo portati al macello.
    Intanto i tre partiti neonati vanno di male in peggio. ‘ControVento’ non decolla, ‘Alternativa c’è’, fondata dai 50 espulsi, non trova dove allocare simbolo e partito. E l’ex M5S, diventato ‘Italia più 2050’, ha perso anche il nome di Conte, non si sa cosa sia né chi la componga, non si sa che programma abbia o che regole. Tutto quello che Gianroberto aveva sognato è stato mandato in frantumi. Grillo da garante è diventato ‘segretario’, ma il meglio è che Conte, nominato dal solo Grillo e non si sa in nome di chi e di cosa, tratta le alleanze alle amministrative con Letta come capo di un partito inesistente eletto da nessuno che non ha nemmeno un nome fisso.
    A completare il casino, mentre il partito ‘Italia più’ si allea col Pd, Zingaretti, nel Lazio, si allea con due 5 stelle ‘però’ attacca la Raggi, candidata dal suo alleato.
    Se non son pazzi, non li vogliamo!

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  4. GIULIANO SANTORO-IL MANIFESTO.
    Conte si presenta da Letta già da leader del M5s, con piena libertà di manovra. Questa condizione non era affatto scontata. Ed è garantita da due macigni: il 1° è l’investitura di Grillo, che ha bisogno di Conte per completare la mutazione della sua creatura politica. Il 2° è la consapevolezza di tutti i colonnelli, e anche del capo politico «in sonno» Di Maio, che senza il nuovo leader il M5S è destinato a implodere.
    Conte è al corrente di queste condizioni, ma sa anche che eredità un oggetto in bilico, difficile da maneggiare e pieno di mine inesplose. Per questo non ha ancora sciolto formalmente la riserva e non è ancora il comandante sul campo. L’annuncio verrà dato dopo Pasqua, insieme ad alcune proposte di riorganizzazione interna, che già stanno avvenendo sul piano per i grillini cruciale della gestione della comunicazione. I diktat di Grillo su come devono essere gestite le ospitate dei suoi in televisione sono evidentemente più note di colore che atti cogenti, ma dietro queste cose si nasconde il lavoro per smantellare le strutture di comunicazione che potrebbero costituire grumi di potere indipendente dal fondatore e dal neo-leader.
    Prima della discesa in campo ufficiale, comunque, si spera di fare maggiore chiarezza sul macigno del rapporto con la piattaforma di Davide Casaleggio, cassaforte telematica del database degli iscritti oltre che centrale operativa fino ad oggi per diverse funzioni (non solo le votazioni online ma anche la verifica dei requisiti per i candidati, solo per fare un esempio). Grillo spingeva per una mediazione, Conte si starebbe convincendo anche sulla spinta degli eletti alla Camera e al Senato che bisogna andare verso il divorzio. «Certamente non si può consentire a un privato di tenere bloccata la prima forza politica del parlamento italiano». Ieri di nuovo sono partite accuse incrociate sulla gestione dei soldi, sui crediti residui e sugli impegni che ancora vincolerebbero i 5 Stelle a Rousseau.
    «Mi auguro che prevalga il buon senso – dice Patuanelli – Ma se si continua a dire che il M5S deve 450 mila euro a Rousseau, è difficile che vi sia una alternativa, dato che il M5S non ha mai avuto un conto corrente, non ha mai avuto un’entrata e quindi non può avere contratti giuridicamente vincolanti con chicchessia». C’è un segnale oggettivo che sembra un preludio alla separazione: il tesoriere del M5S Claudio Cominardi ha aperto un conto corrente dove confluiranno i soldi che, da mesi ormai, i parlamentari pentastellati hanno smesso di versare all’Associazione di Casaleggio.
    La misura estrema è il cambio di simbolo. Da tempo circola il brand 2050, come proiezione nel futuro dell’impegno del nuovo corso grillino. Ieri è stata annunciata la nascita dell’associazione ‘Italia Più 2050’, che rappresenta «la naturale evoluzione» di Parole Guerriere, la corrente animata dalla deputata M5S e adesso sottosegretaria al Sud Dalila Nesci. Il nuovo progetto «si muoverà nel solco tracciato da Grillo per il M5s guidato da Conte», spiegano. Crescono le adesioni tra i parlamentari, adesso sarebbero una quarantina, che insieme a figure di primo piano come Giuseppe Brescia, Luigi Gallo o Carlo Sibilia si riconoscono nella prima componente che ha espresso chiaramente l’esigenza di dotarsi di una struttura più tradizionale, vicina ai partiti, e dare vita a forme di democrazia interna.
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    Scusate se insisto sul desiderio di fare chiarezza. Ma alle ultime elezioni il M5S ha preso 11 milioni di voti, il 33%, e tuttora costiituisce la terza parte del Parlamento. Aveva 227 deputati e 112 senatori, per un totale di 389 parlamentari su 945. Si è sfasciato da solo ma le sue sorti restano tuttavia importanti per il nostro Paese.

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  5. UN PARTITO QUALUNQUE- Viviana Vivarelli.

    Se volevamo essere un partito qualunque, magari molto ecologista come i Verdi, ma che era comandato da un capo partito che faceva e disfaceva tutto a suo piacimento e non usava la democrazia diretta, i meet up, il voto digitale, la resa di parte dello stipendio, l’esclusione dei disonesti, solo due legislature, la lotta contro la corruzione e il grande capitale, i fondi pubblici e le mazzette da parte del grande capitale e l’uno vale uno, potevamo fare un partito come sono tutti gli altri e fare a meno di Gianroberto Casaleggio e della sua utopia, dello statuto e del programma, della Piattaforma Rousseau e di tutti i nostri valori, di tutto ciò che ci rende unici e nuovi.
    Ma se avessimo fatto un partito qualunque con un programma qualunque, dove sarebbe stata tutta la nostra innovazione? Tutto il nostro spirito rivoluzionario? E non avremmo mai preso undici milioni di voti!

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