Cialtronate all’ultimo stadio

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Che avvilimento, ero ancora posseduta dallo spirito della Comune e ecco che mi imbatto nell’entusiasmo condiviso che ha accolto le dichiarazione del Ministro dei Beni Culturali sull’opportunità di annoverare tra i “grandi attrattori” ai quali destinare 1,1 miliardi nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e in grado di fare da richiamo per una  nazione retrocessa a puttana in vendita, lo stadio di Firenze.

Mi precipito a vedere di cosa si tratta e scopro che il Piano ha immaginato quel budget per provvedere “al restauro e alla rifunzionalizzazione di complessi di elevata valenza storico-architettonica e testimoniale”, localizzati nelle principali città italiane “in cui il recupero dei beni del patrimonio culturale è alla base di processi di rigenerazione urbana nei quali, spesso, le amministrazioni locali sono già da tempo impegnate”. 

Adesso non cominciate con la solita lagna che ci sono altre priorità, che i problemi delle città consistono in quel processo di espulsione dei residenti per far posto al terziario, alla speculazione edilizia e immobiliare e al turismo, che tra l’altro è sospeso da un anno fino a data da destinarsi, che se proprio volessimo parlare di rigenerazione meglio sarebbe mettere mano al patrimonio abitativo pubblico e privato invece di moltiplicare la pressione del cemento e il consumo di suolo, dando un tetto alle centinaia di migliaia di persone  e famiglie private del diritto a una casa dignitosa, agli sfrattati aumentati di numero per effetto delle misure di contrasto del Covid.

Seppure orbato delle competenze in materia di turismo, il Ministro sa bene cosa ci serve per riposizionare l’Italia come “meta” iperdotata di appeal, per accreditare il Paese come il più Very bello, per conquistargli la reputazione di resort per una clientela privilegiata.

E cosa c’è di meglio di uno stadio di calcio che possa far gola alle società acquisite dagli emiri, dove si applichi il distanziamento doveroso più che per i noti motivi sanitari per garantire l’opportuna lontananza tra curve facinorose e gruppi di ultras che condizionano uno sport infiltrato dal malaffare. O che, in mancanza delle necessarie misure di ordine pubblico: ormai sono venuti a mancare anche gli steward promossi a più alti destini e i militari dirottati verso le pratiche vaccinali, costituisca lo scenario prestigioso per le partite dell’era del digitale (anche in questo caso consiglierei il dito medio simbolicamente alzato), facendo la stessa fine degli Uffizi, delle Gallerie nazionali, di musei e biblioteche consegnati alla Netflix della cultura.

E d’altra parte è quello che si meritano gli italiani, che mica vorranno tenere aperti i loro “giacimenti” se non ci sono turisti, come insegna il sindaco di Venezia, accontentandosi invece di visite virtuali e riproduzioni comprese di  moviola.  

C’è da dire che fa tenerezza lo spirito solidaristico che, malgrado tante divisioni e lotte intestine, anima i cassamortari del Pd, uniti nella spartizione dei resti miserabili dei piccoli potentati locali e nazionali in mancanza di ben altre protezioni e provvidenze. Lo dimostra l’affettuoso scambio di encomi tra ministro e sindaco, un duetto rossiniano di miagolii: “guai se non ci fossi tu”, e  “bravo a avermi rammentato questa priorità”, e infine “gliela facciamo vedere noi a quegli imbelli che non si espongono e non tirano fuori manco un fiorino”.

Perché l’urgenza di adoperarsi in cerca di finanziamenti per la restituzione alla città in trepida attesa del suo stadio nasce dal rifiuto opposto dal presidente della Fiorentina determinato a non mettere un soldo bucato nell’operazione di restauro dell’impianto progettato da Nervi oltre 90 anni fa, che ha costretto il Sindaco a darsi da fare per trovare appoggio dall’alto all’ipotesi di pagare l’intervento con risorse pubbliche.

Difatti da più di un mese il garrulo primo cittadino vantava di aver conquistato un consenso bipartisan alla sua iniziativa per la realizzazione del restyling “dello stadio più bello del mondo che lascerà tutti a bocca aperta”- in fondo basterebbero 100 milioni di euro per un nuovo Franchi coperto da reperire con mutui e istituti di credito e con l’immancabile Cassa Depositi e Prestiti –  che andava da Nencini a Sgarbi e tutti i parlamentari toscani cui oggi di aggiunge il ministro.

La patria glielo doveva  e anche l’Europa elemosiniera a strozzo, che non gli avevano fatta bastare la norma salva-stadi cucita su misura dal Pd e Italia Viva per coronare il suo sogno di una nuova arena a Campo di Marte.

Così deve accontentarsi di un rifacimento che si aggiunge al susseguirsi di manipolazioni e aggiustamenti che hanno tradito l’antico progetto, dall’ abbassamento del manto erboso, all’eliminazione della pista di atletica all’aggiunta di  incongrue tribune, anche quello benedetto da apposito emendamento al decreto Semplificazioni del 2017, scritto sotto dettatura per consentire  azioni di conservazione o riproduzione “anche in forma e dimensioni diverse” da quelle originali degli  elementi strutturali, architettonici e visuali.

Come dire che  si può trasformare tutto in nome della  conservazione, magari aggiungendo altre curve, spostando qualcosa più in là  per far posto alla merchandising, attività di punta proprio come nei musei.

E difatti intorno allo stadio si muovono grandi interessi: il Comune si è impegnato per la “riqualificazione totale del Campo di Marte” con parcheggi, viale Paoli pedonale, la tramvia (il Ministero darà 249 milioni), nuovo verde e anche aree commerciali concessi in gestione a privati.

 Beati i sindaci vigenti al tempo della pandemia: la sospensione del poco salutare rito elettorale li esime da certe rese dei conti, così possono trastullarsi coi loro Colossei, che di martiri da dare in pasto ai leoni ce ne saranno sempre di più.  

3 replies

  1. I cassamortari del Pd, e ha detto tutto. Personalmente aggiungo compagni di merende, da quelle parti è appropriato

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  2. Sta venendo fuori, e con forza, una certa Italia: quella del magna magna.
    Nella trepida attesa dei soldi europei fioriranno progetti tangentistici per realizzare opere che serviranno poco alla collettività e molto ai soliti noti.
    Questo governo, mi sto convincendo ogni giorno di più, è il migliore lasciapassare per questo modo di operare, lascerà fare, e farà, molte “cattedrali nel deserto” , spargendo montagne di soldi pubblici per accontentare le manie di grandezza di politici incapaci di gestire qualsiasi ordinarietà nella cosa amministrata.
    D’altronde non è vero forse che per percorrere gli ottanta chilometri di strada ferrata della Catania Gela ci vogliono 5 ore? che per realizzare un chilometro di metro a Catania ci vogliono dieci anni? che la maggior parte delle strade in Sicilia sono un colabrodo? che la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, e qui allargo l’area geografica, sono gestiti male? che la pubblica amministrazione è scarsamente informatizzata e funziona male? che la riqualificazione del patrimonio edilizio, assieme a quella del territorio, è diventata ormai improcrastinabile in tutto il Paese? Che… e quante altre cose cose si potrebbero aggiungere a questo elenco per indicare il modo migliore per spendere i soldi che arriveranno? Tante, se ne può essere certi.
    Come si è pur certi di parlare ai sordi.

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  3. Hanno smesso, per il momento, col MES e stupidaggini simili per ricominciare a sproloquiare, da più parti, del ponte sullo stretto (che importa se area spaventosamente sismica).
    Aspettiamo le solite inondazioni, frane ecc. per mettere mano alla cura del territorio.
    Amen.

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