M5S, tutte le grane di Conte tra vecchi e nuovi eletti

(Emanuele Buzzi – il Corriere della Sera) – Molte spine da toccare e poco tempo per evitare di pungersi: Giuseppe Conte sta lavorando al suo piano di «rifondazione» del Movimento ma si trova ad affrontare diverse questioni che ne rallentano il percorso. Dai tempi al ruolo di Rousseau, dalle lotte interne ai gruppi alla questione degli espulsi: una trama intricata a cui dovrà mettere mano.

Anzitutto, a mettere pressione all’ex premier ci sono i tempi tecnici: il 17 febbraio si è votato il cambio dello statuto che ha dato il la al comitato direttivo. Senza l’elezione dei cinque membri, si è entrati nel periodo di «reggenza» pro tempore determinato dalle norme M5S, che dura 30 giorni: quindi entro il 20 marzo Conte dovrebbe presentare agli iscritti il suo progetto, proprio per non passare a un nuovo regime di prorogatio (con tanto di lettera di Beppe Grillo per concedere ulteriore tempo al leader in pectore). Il nodo è serio perché potrebbe aprire la strada a nuove contestazioni. Già ora non mancano.

«Crimi pretende di fare il Capo politico a dispetto del fatto che non è mai stato eletto a tale carica e addirittura a distanza di un mese dall’abolizione di tale ruolo. Statuto alla mano è sempre stato un vicario. Si è passati dal declamare la democrazia diretta al praticare la prassi della democrazia sospesa», dice Lorenzo Borré, legale che ha combattuto mille battaglie per gli espulsi dal Movimento.

E prosegue: «Se il garante non provvederà a indire le votazioni per la nomina dei componenti allora l’abiura dei principi visionari di Gianroberto Casaleggio sarà completa». E prima di rendere nota la nuova struttura Conte dovrà anche definire i rapporti con Rousseau: l’offerta del Movimento a Davide Casaleggio è stata formalizzata tuttavia l’accordo non è ancora concluso.

Sia lo statuto del Movimento sia quello dell’associazione Rousseau sono strettamente legati da continui rimandi e, in pratica, l’era Conte non può partire senza un doppio voto sulla piattaforma (necessario per cambiare le norme M5S ed eleggere poi il nuovo leader). Al di là delle questioni legali e pecuniarie, l’affaire Casaleggio ha soprattutto una valenza politica: i parlamentari premono per estromettere l’imprenditore dai Cinque Stelle, Grillo fino alla riunione all’hotel Forum lo ha difeso (salvo poi adirarsi per il manifesto Controvento di Rousseau), ma il presidente di Rousseau resta pur sempre il fondatore dell’attuale associazione che regola il M5S.

I problemi con deputati e senatori – per Conte – non si fermano però alla piattaforma. C’è un punto più spinoso: lo scontro «generazionale» tra chi è al primo mandato e spera che l’ex premier non riveda il tetto delle due legislature per gli eletti e chi è già in Parlamento dal 2013 e vorrebbe adottare un «correttivo», premiando «i più meritevoli». Lo scontro è solo agli inizi, ma parlando con i pentastellati il pressing è già alto. «Per Conte sarà il problema principale», c’è chi giura. E oltre ai rebus interni ora Conte dovrà confrontarsi anche con un nuovo alleato: Enrico Letta, che ha già sentito i vertici M5S, ma con cui l’ex premier non ha un rapporto consolidato come con Nicola Zingaretti.

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