Il M5S e le speranze perdute

(di Francesco Erspamer) – Un paio di settimane fa interpretai alcuni eventi come un possibile, atteso, salutare ritorno alla politica dopo decenni di americanizzazione forzata (e forzista: iniziò tutto con Berlusconi e il suo Giovanni Battista, Pannella) e di dominio del gossip, delle cazzate, dell’individualismo antistatalista.

Mi sbagliavo. I silenzi di Draghi non avevano niente a che vedere con la prudenza e la dissimulazione che caratterizzano la buona politica: semplicemente il personaggio non avrebbe saputo cosa dire e non lo sa neanche adesso. Ho ascoltato e letto i suoi interventi: qualche ricetta da banchiere per di più in pensione, ossia che aveva senso, per chi ci guadagnava, nei suoi anni ruggenti, ormai perduti, accompagnata da banalità sociologiche da lui orecchiate distrattamente (i banchieri non hanno tempo per la gente e per la realtà e tanto meno per i libri e le nuove idee altrui, troppo occupati a moltiplicare il denaro di chi ne ha tanto) in quegli stessi anni ruggenti. Evitiamo di confondere competenza con autoreferenzialità: questo non è un governo di competenti e tanto meno di saggi bensì di sacerdoti o funzionari del Mercato, totalmente ortodossi, incapaci di immaginare qualsiasi alternativa o correzione alla narrativa che fra di loro si raccontano dal momento in cui a fine anni ottanta gli dei, annoiati, regalarono loro l’egemonia planetaria per godersi lo spettacolo dell’autoannientamento del genere umano. Purtroppo in Italia non c’è nessuno in grado di riempire questo vuoto politico, come sarebbe non solo necessario idealisticamente, per il bene del paese, ma anche vantaggioso pragmaticamente per il partito che invece di conformarsi al dogma della deregulation e dell’individualismo avesse il coraggio di giocare la carta della collettività, dello Stato, del bene comune, certo senza la speranza di ottenere una maggioranza istantanea (gran parte degli italiani si sono intellettualmente e politicamente formati su Canale 5 se non sui social) ma di aggregare la vasta area di resistenza, sia residuale che emergente. Solo la fascista immaginaria Meloni potrebbe beneficiare il suo partito: però non il paese, poiché quando avesse successo ritornerebbe la liberista che non ha mai negato di essere e che i suoi elettori preferiscono.

E il M5S? Stamattina ho perso molte speranze. Per via di un dettaglio (il diavolo è nei dettagli), ossia la motivazione dell’espulsione dei senatori che non hanno votato la fiducia al suddetto Draghi. “Il nostro statuto è chiaro”, hanno detto Crimi (Crimi… Crimi… chi era costui?) e Fraccaro. Mi sono cadute le braccia: la tipica frase di un mediocre amministratore delegato, a confermare il fatto che l’attuale dirigenza del Movimento lo considera un’impresa privata e non un’organizzazione politica. Non è infatti che io non creda nell’importanza della disciplina interna o che sia contrario all’espulsione dei dissidenti: come ho scritto tante volte, un partito è “di parte” e chi non ne approva la linea ha il diritto costituzionale di fondarne un altro, non di tentare di prenderne il controllo con ricatti, tattiche di logoramento o colpi di mano, alla Renzi. Tuttavia espulsioni e disciplina devono essere politiche e ideologiche, non burocratiche e formali. La legge è o dovrebbe essere vincolante a livello dello Stato, come affermò Socrate accettando un’ingiusta condanna appunto per non indebolire l’autorità delle istituzioni; ma in qualsiasi associazione privata la priorità deve essere l’interesse reale dei suoi membri, e in qualsiasi partito il suo tornaconto politico. Crimi e Grillo avrebbero dovuto lavorare per sanare le divisioni interne visto che riguardavano (parole di Fraccaro) militanti con cui “avevano condiviso tante battaglie” e che mai hanno rinnegato i valori fondamentali del Movimento; hanno preferito condannarli per l’unico ma capitale reato di non credere (per fede visto che la ragione o l’esperienza non aiutano) nell’affidabilità di personaggi come Draghi, Salvini, Berlusconi e Renzi. Per anni ho sostenuto il M5S, cercando di farne emergere l’anima politica e sociale (che c’è) a scapito di quella qualunquista e tecno-liberista (anch’essa presente). Un altro mio errore, visto che è stata la seconda anima a prevalere nettamente. Mi scuserete se pur continuando ad analizzare la situazione sociale, politica e culturale e a lottare per provare a salvare questo paese e il pianeta insieme a tutte le persone di buona volontà disponibili, i problemi e le aspirazioni di Grillo e di Crimi non mi sembrino più interessanti o rilevanti.

11 replies

  1. Io non la conosco ma sottoscrivo interamente le ultime tre righe. Come se un treno mi fosse passato sopra……. Che tremenda, immensa, delusione, fatico negli ultimi giorni a leggere ed ascoltare di politica. Una vita passata a spendermi per determinati valori, sogni, idee e poi in 10 gg. Il peggio del peggio del peggio, per di più, da persone in cui ho creduto…
    Saluti ed arrivederci

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  2. A me la Lezzi non mi ha mai comunicato niente
    che potesse essere praticabile,
    (per indenderci: la ragazza che potrebbe fare le
    conserve in casa per l’inverno),
    anche Morra, a volte, è stato sciocco nei comportamenti,
    nell’ultima fase del secondo governo Conte,
    ma Pippo Blu e L’obeso Gracchiante Canterino non possono uccidere le idee fondanti
    che collimano col pensiero collettivo,
    è come demolire i plinti del proprio edificio,

    “Segavano i rami sui quali erano seduti…”

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  3. Qui Morra spiega che lui avrebbe accettato il verdetto degli iscritti, anche non condividendone l’esito, come già avvenuto in passato, a patto che si fosse realizzato quanto il quesito affermava:

    Non c’è nessun “super ministero”, perchè il Mise c’è ancora ed è andato alla Lega.
    Quindi non c’è niente di scandaloso nel voler chiedere agli iscritti se gli sta bene questo governo anche senza il “super ministero”.

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    • Bel video. È una dichiarazione d’amore, uno così non lo puoi perdere.
      Ha ragione su tutto, eccetto sul fatto che il ministero della transizione ecologica non esista ancora: non sono mica fiaschi che si abboffano (cit.).

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    • Esattamente. Temo poi che sia una vendetta di Di Maio nei confronti delle correnti a lui indigeste, come quella di Morra, con cui è in cattivi rapporti.

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  4. invece di cacciare i tetrapoltronari destrorsi, traditori e usurpatori (‘nfamoni… si può dire?), cacciano quelli che rispettano il non statuto e le 5 stelle – programma politico – del moV…!!!
    che strano paese…!!

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  5. Spero che i “Probiviri” accolgano le ragioni dei Portavoce dissidenti che hanno votato no in quanto il quesito posto su Russeau era fuorviante e tendenzioso e non espellano persone come Morra e Co. che credono veramente nei valori fondanti del Movimento. Crimi parla poco ma quando parla sbaglia.

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  6. Non sono Lezzi e Morra quelli che possono farci uscire dalla palude; sono troppo interessati a fare le loro battaglie per provare a controllare Il Movimento. Confido piuttosto in chi sta cercando di formare un gruppo di opposizione all’interno del Parlamento, senza troppi personalismi ed ego smisurati…

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