Il fisco secondo Draghi

(Giorgia Ariosto – agi.it) – Una riforma del fisco a 360 gradi che non si fermerà all’Irpef ma riguarderà anche le tasse sulla casa e gli sconti fiscali e sarà orientata alla crescita. È questa la strada indicata da Mario Draghi secondo Nicola Rossi, economista e professore ordinario di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, ex consigliere economico della Presidenza del Consiglio e del Tesoro ed ex parlamentare.

“La parte delle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio sul fisco è totalmente condivisibile e ha il grande pregio di essere una dichiarazione di carattere metodologico: Draghi ci ha detto come si fa una riforma del fisco, ha segnalato con chiarezza che il fisco è un’architettura complessa perché non ha il minimo senso incidere su questo o quell’aspetto senza tenere conto di quelli che sono gli equilibri dell’intero sistema fiscale”, spiega Rossi in un colloquio con l’AGI.

“La soluzione per la revisione dell’Irpef implica che si debba riconsiderare per esempio anche il trattamento fiscale di basi imponibili corrispondenti ad altri redditi: i redditi derivanti da proprietà immobiliari, da proprietà finanziarie, i redditi da lavoro autonomo che oggi sono stati portati fuori dall’Irpef. Le modalità con cui si vuole intervenire sull’Irpef – sottolinea l’economista – implicano una riflessione sulle cosiddette spese fiscali, e su quello che oggi è il peso relativo che viene dato alle imposte indirette rispetto alle imposte dirette. Penso che Draghi intenda che la riflessione deve essere sull’intero assetto del sistema fiscale e non solo sull’Irpef”.

Per Rossi, “se si sceglie di andare verso il modello tedesco (che prevede che il valore dell’aliquota effettiva cresca in proporzione al reddito ndr) è necessario che la base imponibile dell’Irpef ricomprenda anche tutto quelle basi imponibili che nel tempo sono state sottratte all’imposta sul reddito delle persone fisiche, quindi i redditi da immobili, da attività finanziarie, una parte dei redditi da lavoro autonomo”.

Se invece, osserva, “si sceglie di lasciare la struttura duale, quindi il reddito da lavoro da un lato e il resto dall’altro, la strada più sensata è di rivedere il numero delle aliquote e degli scaglioni”.

Il problema “non è se escludiamo la flat tax o il modello tedesco, il tema vero è la coerenza del sistema”. Draghi, prosegue l’economista, “ha ribadito ciò che è scritto in Costituzione, ovvero che il sistema fiscale deve avere una natura progressiva e ha segnalato che la strada che si è storicamente adottata in altri Paesi, ma anche in Italia 50 anni fa al momento della riforma del fisco, è stata di costituire una commissione di persone competenti che faccia un lavoro istruttorio e si accerti che interventi in campo fiscale abbiano la necessaria coerenza”.

Quelle di Draghi, sottolinea ancora, “sono posizioni del tutto condivisibili che segnano un cambio di passo rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi 20 anni in cui si sono succeduti interventi a carattere episodico che ci hanno consegnato l’attuale sistema fiscale i cui limiti sono evidenti a tutti”.

Tuttavia, ci tiene a precisare l’ex dirigente del Tesoro, “non credo che il presidente del Consiglio parli di nessuna specifica soluzione: ha indicato la strada da percorrere e come percorrerla. Troverei del tutto sbagliato in questo momento leggere le parole di Draghi come indicazioni di questa o quella soluzione e si farebbe un errore cercando di leggere in quelle parole il punto di arrivo.

Sono indicazioni di carattere metodologico su come si fa una riforma fiscale. Poi qualcuno, possibilmente competente, si dovrà mettere a riflettere entro i paletti indicati che sono la progressività del sistema fiscale e che, per altri versi, derivano dall’esperienza che abbiamo: che l’Irpef abbia una serie di criticità è stato segnalato da tutti coloro che hanno partecipato alle audizioni in Parlamento sulla riforma”.

“Penso che sia una gran perdita di tempo la discussione che da tempo si fa su quante debbano essere aliquote o se il sistema debba essere quello tedesco. Le stelle polari – conclude Rossi – credo debbano essere due: l’intero sistema fiscale deve essere orientato alla crescita, e il presidente del Consiglio lo ha sottolineato, perché il problema principale che abbiamo davanti a noi è innalzare significativamente il tasso crescita potenziale dei prossimi 10-15 anni. Secondo, qualunque intervento si faccia deve essere coerente a livello di intero sistema fiscale”.

17 replies

  1. Stiamo attenti a seguire modelli stranieri: in Germania la maggioranza è in affitto e in Danimarca di più . Moltissimi Italiani sono proprietari di casa e ne hanno una seconda. Se abbassi l’Irpef sui redditi ma incrementi la tassazione sugli immobili, sei in linea con l’estero ma hai BUGGERATO gli Italiani.

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  2. Lo scopo dell’europa, di cui draghi è l’alfiere, è impossessarsi dei beni italiani, vedi societe generali, credit agricole, banche francesi che hanno come unico interesse gestire i patrimoni italiani,

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  3. mah!
    Come si possa coniugare la “crescita” in un pianeta con risorse limitate – con gran parte di quelle economicamente facili da estrarre già sfruttate – con la necessaria decarbonizzazione (leggasi abbandono totale dei combusitbili fossili per evitare il disastro climatico incombente) dell’economia e della società, sapendo che le rinnovabili non potranno che garantire il 30/40% dell’energia totale attuale necessaria a sostenere la nostra civiltà industrializzata e complessa, rimane un mistero.
    Il santo bancheire potrà forse fare il miracolo..

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  4. “Ormai sono diventato allergico alle banalità, specie quelle che non appaiono immediatamente come tali solo perché vengono pronunciate dai potenti e ancora di più sono allergico alla tracotanza con cui vengono pronunciate. Ora dopo il suo discorso di insediamento è chiarissimo che Draghi non ha nulla da dire che non sia già stato detto mille volte, ma lo dice con il piglio di chi non vuole sentire obiezioni, di chi vuole imporre regole e tecniche già ampiamente fallite per i piccoli, ma vantaggiose per i grandi, sia su scala aziendale, individuale o di Paese, che giura ancora più fedeltà “alleanze” che ci privano dell’ossigeno della multipolarità mondiale e della speranza in una moneta che non ci sacrifichi all’altare della Germania, con in aggiunta le stantie sciocchezze della guerra generazionale, l’abominio del pubblico che mette i soldi perché le imprese private possano guadagnare a più non posso, facendo poi poco o nulla, secondo una logica illustrata alla perfezione dalle vicende autostradali. Egli con un Parlamento da cui è scomparsa magicamente qualsiasi opposizione credibile, ci ricorda la necessità voluta dalla Nato di essere ostili a Russia e Cina, in nome della fedeltà agli Usa di Biden, di essere ambientalisti gretini, di aumentare l’età pensionabile nonostante una diminuzione della vita media che egli da buon sacerdote laico del culto covidiano addebita alla pandemia, ma che era già in atto dal 2015 e per il resto recita nient’altro che uno stucchevole rimasticamento delle ricette Fmi che tante volte abbiamo sentito e tante volte abbiamo subito con rabbia, compreso un accenno indiretti alla flat tax. Ecco lo “statista” non è altro che un robot in cui altri hanno immesso il programma di funzionamento.

    Draghi appare davvero non come una possibilità di rinascita di questo Paese, ma l’affossatore finale che ripete le solite ricette con l’arroganza di chi si crede un vincitore senza accorgersi che il mondo sta cambiando, ma proprio una per una le idee del più sventurato economicismo neoliberista che ci hanno portato in questa situazione a partire dagli anni ’80 e che ancora sembrano far presa sugli ingenui. In effetti bisogna dire che un’operazione politicamente reazionaria e intellettualmente a tasso zero richiedeva proprio la numinosa figura di Draghi per poter essere ancora una volta credibile. Ma alla fine non fa che rimpicciolire Draghi alla sua reale figura: un banchiere con tanto pelo sullo stomaco e le poche solite idee in testa che niente può ormai scalfire, tanto meno il loro fallimento e che si illude possano essere accolte se servite al pubblico con un po’ di retorica da capitalismo compassionevole e una spolverata di hi tech la cui funzione, sempre che si riesca davvero a introdurre degli snellimenti sarà certamente quella di far calare l’occupazione nel pubblico impiego ( Forze armate e polizia escluse perché bisogna spendere per le guerre di Biden e perché bisogna tenersi fedeli gli sbirri). Almeno quelli che si sono arresi completamente alla narrazione pandemica ritenendosi al sicuro saranno ripagati con la stessa moneta con la quale hanno sbertucciato quelli che hanno perso la loro attività.

    Ma del resto questo è il Paese delle facili e superficiali illusioni: se pensiamo che fino a qualche giorno fa qualcuno, per giustificare il proprio voltafaccia, ha persino lanciato la teoria secondo cui l’arrivo di di Draghi avrebbe facilitato l’uscita dall’euro, proprio lui che ne è stato il supremo difensore attraverso il quantitative easing, si può misurare tutta la fatuità del discorso pubblico italiano. Ma a proposito di questo la fabbricazione massiccia di denaro è stata una formula rivolta a salvare la moneta unica come strumento delle oligarchie continentali, ma non certo per incrementare i redditi dei comuni cittadini visto che tutto è andato a un sistema privato che ha canalizzato tutto in rendita finanziaria, generando quella “trappola della liquidità” nella quale qualunque emissione di denaro non riesce ad alzare la domanda. Al contrario di Monti Draghi ha qualcosa da spendere senza però avere la minima idea di usare quei sia pur pochi soldini in senso strategico, gli serviranno solo per placare le cose fino alla sua elezione a capo dello Stato. Per questo la missione di Draghi è alla fine impossibile, ovvero risollevare il Paese con le stesse ricette che lo hanno condotto a questo terribile declino. Il “momento Draghi” non durerà a lungo e già a marzo si vedrà che aria tira quando bisognerà decidere se proseguire o meno col blocco dei licenziamenti o se proseguire o meno con questa farsa dei confinamenti e delle varianti del virus. Una cosa è certa: qualsiasi forma di opposizione non potrà che cominciare dal fare “whatever it takes”, qualunque cosa per levarci dal groppone quest’uomo che da trent’anni svende il Paese e il futuro di milioni di cittadini.”.

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    • Gatto,
      cos’è la“farsa dei confinamenti e delle varianti del virus”, stai negando l’epidenmia?
      Eppoi perchè il post è tutto virgolettato, stai citando qualcuno? Se si dovresti metterci il nome.
      Per il reso abbastanza in accordo sul palinsesto.

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      • Evidentemente, se metto le virgolette è perché sto citando qualcuno; come ho già avuto modo di dire, a me interessa QUELLO che si dice, non CHI lo dice, ERGO (cit. … poi te lo spiego…), NON DEVO proprio un bel niente. Se ti interessa così tanto l’autore, absit iniuria verbis: cercatelo!

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    • Gatto quando la lega svende il l sud quelli non sono cittadini siete solo voi cittadini quando i tedeschi del nord europei svendono il sud come il Veneto e sud padania

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    • Gatto quando la lega svende il l sud quelli non sono cittadini siete solo voi cittadini quando i tedeschi del nord europei svendono il sud come il Veneto e sud padania.Chi di spada ferisce di spada perisce,un prete come te dovrebbe saperlo

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  5. Poco avere poco temere.Tra i 5s dopo aver fatto la discerna “buoni”-“cattivi” e rimanenti, buttare a mare i rimanenti.Il risultato è la somma degli infami! Facile.

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    • “Gatto”
      Bene, allora secondo le tue personali teorie il famoso “spezzeremo le reni alla Grecia” detto da Mussolini avrebbe avuto lo stesso valore anche se pronunciato da Adelchi Sverzut da Occhiobello in provincia di Rovigo conversando con la zia Luigia. Non capisco ma mi adeguo!
      Eppoi, io ho fatto una semplice domanda in maniera alquanto urbana, tu hai risposto in modo maleducato e tracotante, infarcito da urla sguaiate.
      La sai la storia della prima gallina, no? Che succede, non vuoi far sapere di aver copiato? Capisco ma non mi adeguo. Stammi bene bello!

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      • Credo piuttosto che il Gatto Quotidiano abbia voluto intendere, in un suo passo, “Taglieremo le trecce alla Greta”.

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      • “Eppoi, io ho fatto una semplice domanda in maniera alquanto urbana, tu hai risposto in modo maleducato e tracotante, infarcito da urla sguaiate.”: il modo maleducato e tracotante lo vedi solo tu, perché le urla sguaiate non sono che evidenziazioni o sottolineature, mancando la possibilità sul blog di Infosannio (almeno che io sappia) di farlo in altro modo. Ti spiego una cosa: il maiuscolo equivale ad urlare quando è tutto il commento ad essere scritto in maiuscolo.

        “Che succede, non vuoi far sapere di aver copiato?”: ma ci sei o ci fai?

        Il resto è una risposta molto, molto interessante, ma io non c’ho capito ‘na mazza!

        Ricambio il “bello”.

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