Dilemma Ursula: tradire Conte e riaprire a Renzi può spaccare l’alleanza tra Pd e M5s?

(Luca Serafini – tpi.it) – Un uomo solo al comando. Non più inteso però come dominus dell’esecutivo, bensì come premier ancora in sella ma sempre più isolato. Man mano che passano le ore, il complesso scultoreo di una maggioranza (o quel che ne resta) compatta attorno al suo condottiero va infatti sgretolandosi. All’arroccamento sta subentrando la ragion di stato, o per meglio dire l’istinto di auto-conservazione.

Così, si moltiplicano dentro al Pd e ai Cinque Stelle le voci di chi invoca la riapertura del dialogo con Italia Viva. La caccia ai responsabili è una traversata nel deserto, il progetto contiano di sostituire una gamba della maggioranza con un’altra si è rivelato una pia illusione di autosufficienza politica.

E allora i soldati hanno iniziato a uscire dalla trincea: nel Partito Democratico ad aver abbandonato la linea dell’intransigenza sono ormai in molti. In prima fila ci sono gli ex renziani, che come prevedibile fanno da pontieri per la riapertura del dialogo. C’è il sindaco di Firenze Dario Nardella, che di Renzi è stato il delfino, Tommaso Nannicini, che dell’ex premier e segretario dem era consigliere economico. C’è Giorgio Gori, da sempre affine per cultura politica all’ex rottamatore. “Serve una maggioranza Ursula, un Conte ter allargato, un rilancio, un perdono”, declamano i dialogatori in ordine sparso.

Sulla barca, se il progetto andasse in porto, tornerebbero i renziani ma salirebbero anche pezzi di Forza Italia. Con un’inevitabile spostamento al centro (o a destra?) dell’asse della maggioranza. Ammiccano a questa ipotesi anche i grossi calibri dem: dal ministro Francesco Boccia al capogruppo alla Camera Graziano Del Rio. Chiedono un “passo indietro” di Renzi, un ravvedimento, sapendo che l’invito è pronto ad essere accolto.

Del resto, il passaggio di Conte al Quirinale sembra ormai improcrastinabile: troppo rischioso sfidare di nuovo il pallottoliere di Palazzo Madama, incosciente pensare di immolare la legislatura sull’altare della riforma Bonafede. Il pressing sul premier affinché si dimetta è ormai asfissiante: dopo, si aprirà la partita della nuova maggioranza. Il gruzzolo di responsabili, quand’anche si rimpolpasse, non basta. La strada per l’avvocato pugliese sembra quindi segnata: nuovo esecutivo, patto di legislatura, possibile pax con Italia Viva, ingresso di forze politiche come Azione e +Europa.

Se nell’immediato il vantaggio potenziale sarebbe quello di spaccare un pezzetto di opposizione, con esponenti di Forza Italia pronti a salire sul carro, nel medio-lungo periodo l’operazione avrebbe un significato politico ben più complesso da decodificare. Lo spostamento al centro dell’asse di maggioranza aprirebbe infatti delle crepe nel progetto di alleanza strutturale Pd-M5s: un polo di centrosinistra con Conte alla guida, pronto a sfidare in uno schema nuovamente bipolare la controparte sovranista.

Ma se passasse il modello Ursula, il programma di fine legislatura verrebbe inerzialmente spinto verso il centro e le alchimie politiche, anche in vista delle prossime elezioni, potrebbero cambiare, con un Movimento Cinque Stelle marginalizzato e un Pd disposto a riconsiderare una vocazione più moderata.

Anche per questo, secondo alcuni commentatori, proprio tra i dem c’è chi in queste ore sarebbe pronto a incatenarsi per Conte: non perché ritenga il premier una figura politicamente insostituibile, ma proprio perché lo considera (e solo nel perimetro dell’attuale maggioranza) il collante di un progetto politico di sinistra-sinistra, garante di un’alleanza duratura e potenzialmente vincente coi Cinque Stelle che rifugga una volta per tutte le tentazioni centriste.

Si tratterebbe, in sostanza, di quei pezzi di partito provenienti dalla cultura ex PCI, che mai hanno digerito Renzi e che ora inorridiscono all’idea che, defenestrando Conte o passando a una maggioranza Ursula, i Cinque Stelle possano sbiadire del tutto e il Pd essere risucchiato nell’indistinzione ideologica centrista. Meglio un voto oggi, ma compatti, o la fine di un progetto politico domani?

In tutto questo, c’è però anche una variabile impazzita: i pentastellati alla Carelli o alla Giorgio Trizzino, che in aperta ostilità alla linea Dibba e a quella del grillismo di lotta aprono anche loro a una mediazione con Renzi. Retroscena politici di queste ore ipotizzano che si tratti della prima linea dietro alla quale si nasconderebbe nientemeno che Di Maio, pronto a disfarsi di Conte per salire a Palazzo Chigi, forte dell’appoggio di Italia Viva.

Un ribaltamento totale dello schema, un’alleanza più spuria che mai tra culture politiche agli antipodi, alimentata solo da un misto di istinto di sopravvivenza e sete di potere, ma verosimilmente priva di uno sbocco politico di lunga durata e destinata, se andasse in porto, a svuotare dall’interno tanto il progetto centrista quanto quello di sinistra-sinistra. Una soluzione di brevissimo respiro a cui Salvini e Meloni, verosimilmente, brinderebbero, e che aprirebbe la strada a un monocolore sovranista al prossimo giro di giostra.

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4 replies

  1. Che pena! I mercanti dei suk mediorientali erano dei dilettanti a fronte dei nostri politici. Il guaio è che nelle loro architetture bizantine e complicate trame e trappole studiate per conservare o riconquistare il potere ( e far fuori , o “asfaltare” i concorrenti e gli avversari scomodi) resteremo intrappolati e stritolati noi cittadini, ormai senza speranza di contare qualcosa e di trovare rappresentanti onesti e capaci che sappiano risolvere gli enormi problemi sanitari, economici e morali che stanno devastando l’Italia. Senza dimenticare le colpe e le debolezze di tutta la nostra classe politica in generale, in questo frangente però mi chiedo perchè e per quanto tempi l’Italia dovrà subire il ricatto di questo irresponsabile, sconsiderato e cinico avventuriero che è Renzi?! E chi continua a dargli corda non capisce che la corda se la ritroverà prima o poi intorno al proprio collo?

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  2. OLTRE LA CRISI IL CAOS- Viviana Vivarelli.
    Se pure andassimo, nella peggiore delle ipotesi, alle elezioni, avremmo 4 o 5 mesi di blocco del Paese, un Presidente dimezzato perché dimissionario, tutti i partiti impegnati nella campagna elettorale, il caos elettorale, lo spread che schizza al massimo, un’immagine dell’Italia rovinata agli occhi del mondo, il rating peggiorato, i titoli invenduti, l’aumento della pandemia, la crescita degli astensionisti, come in Portogallo dove ha votato il 39,5% degli elettori, il M5S che perderebbe i suoi pezzi migliori che hanno già fatto due legislature, come Bonafede, Toninelli e Di Maio, e si ritroverebbe con zero spazio informativo mentre la televisione e i giornali sarebbero pieni al 99,99% di proclami e bugie dei suoi nemici. E poi non è detto che l’Ue ci dia i 209 miliardi promessi, visto che la prima condizione era la riforma della giustizia, proprio quella riforma contro cui si è mossa la destra con Renzi per rimettere la prescrizioni e impedire i processi ai colpevoli.
    Ma poi questa destra+Renzi+parte del Pd, così terrorizzati dall’abolizione della prescrizione e così avidi di miliardi, sarebbe così sicura di raggiungere i due tanto ambiti obiettivi, visto che LA PRIMA CONDIZIONE per avere il Recovery Fund è proprio quella riforma della giustizia di cui non ne vogliono mezza? E l’aumento delo spread col peggioramento del rating e i tassi schizzati in alto con titoli invenduti non sarebbe un altro danno che si aggiunge a quello degli 89 miliardi a tutolo gratuito che l’Europa non ci darebbe più?
    Sono davvero sicuri che l’Ue sarebbe ben disposta con un governo euroscettico che vuole uscire dall’Europa e come alleati ha Putin e Orban?
    Sì, ce lo vedo proprio il M5S dall’alto dall’ampiezza grandiosa del suo spazio informativo (il magnifico, snello e funzionante blog) che fa una campagna elettorale, attaccato a 360° da tutti su tutti i media possibili con tutte le menzogne e le calunnie possibili! Un partito che non solo non ha mezzo telegiornale o un quotidiano on line ma non trova posto nemmeno nei talk show se non come bersaglio fisso e vittima sacrificale e non ha nemmeno uno straccio di governo collegiale o capo unico che sia. Ce la vedo proprio una bella campagna elettorale con quella forza trascinante che è Vito Crimi! Ma vogliamo scherzare!?
    Ah, già gli stati generali hanno altro da fare! Hanno gli appuntamenti sul territorio! La campagna elettorale gliela facciano gli altri!

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    • @viviana.v
      La prima azione che ogni buon golpista programma è l’occupazione delle sedi di radio e televisione, prima ancora
      di occupare i palazzi in cui si esercita il potere.
      Ciò vuol dire che la capacità di diffondere la PROPRIA verità in modo capillare è indispensabile per portare a buon
      fine qualunque sovvertimento dell’ordine costituito e che, al contrario, lasciarla nelle mani degli avversari si
      rivelerà presto un autentico suicidio.
      TUTTE le forze politiche che si sono succedute al governo del Paese da quando esiste la Repubblica Italiana, pur
      non facendo ricorso ai carri armati, si sono SEMPRE attenute a questa regola aurea.
      Tutte tranne una.
      Una forza politica che si è sempre orgogliosamente proclamata DIVERSA e che si proponeva di cambiare il marcio
      sistema partitico aprendo i palazzi del potere come “una scatola di tonno”.
      Peccato che il Leader Maximo di questi autentici aspiranti rivoluzionari sia entrato in Campidoglio con il cipiglio
      feroce ma dimenticando di portare con sé un piccolo ma indispensabile accessorio: l’apriscatole.
      S’è guardato ben bene nelle tasche, ma non l’ha trovato.
      “Vabbè!” disse il Leader: “Con tutto il Paese da rivoltare come un calzino, non abbiamo tempo da perdere con
      il sistema mediatico. Quanti voti può spostare una trasmissione televisiva? Oggi è la RETE che conta e noi col
      nostro BLOG e la nostra PIATTAFORMA siamo due spanne avanti agli altri. Che se li tengano pure le loro reti,
      i loro direttori azzerbinati, i loro conduttori al guinzaglio e i giornalisti servili… noi siamo diversi!”.

      Sono stato tacciato di essere un disfattista quando, più volte e aspramente, ho rinfacciato al Leader e ai suoi
      più vicini consiglieri la loro dabbenaggine e ne ho richiesto un passo indietro nella futura gestione politica del
      Mov.
      Il suicidio non s’è ancora completato ma gli ultimi avvenimenti hanno mostrato che pretendere di
      assaltare la linea Maginot del potere con sassi, fionde e tanta, tanta buona volontà non è solo velleitario…
      è stupido.

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  3. Condivido i commenti di Viviana e Aloysius.
    Questo è stato il più grave errore del M5S.
    Anzi, tanto è il distacco, quasi direi L’UNICO.

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