Guardia Sanframondi e il fantasma che volteggia sul Municipio

(Raffaele Pengue) – Allora ragazzi, sospendiamo per un attimo lo spettacolo passato e le polemiche connesse e concentriamoci sul presente, proviamo a portarci avanti col cambiamento e pensare a domani. A come ricostruire Guardia, da dove ripartire, e in che modo. Domande a cui ho qualche risposta, ma che, state certi, nessuno mai chiederà. Ma domande che bisogna farsi per avvicinarsi al vero, per cominciare a pensare sul serio un agire costruttivo. Iniziamo col dirci la verità anche se fa male. D’accordo, è ancora presto. La quarantena imposta dal virus e la paralisi globale ci costringono a rinunciare a molte cose, a non poter programmare il futuro e a riscoprire il fascino coatto dell’immobilità. Noi che viviamo correndo, siamo costretti a riscoprire l’antica pazienza del tempo immobile, le ore interminabili dello stare, il prodigio di una lentezza del tempo mentre lo spazio scorre con una velocità prodigiosa. Ma lo stato di immobilità forzata per la comunità guardiese non può essere la scusante. Più che immobilità sembra paralisi. D’accordo, amministrare è sempre difficile, in momenti come questo lo è ancora di più. Però l’impressione è che invece si consideri l’immobilità come un’opportunità. E si capisce dall’andazzo di queste prime settimane amministrative. Non si intravede una mezza strategia, una linea di fondo, qualcosa sul serio. Nessun coinvolgimento, si fa – come si è sempre fatto nel decennio appena trascorso – solo teatrino e comunicazione sui social. Atti di ordinaria amministrazione. Ci si adegua ma nessun intervento choc. La vita quotidiana guardiese scossa dal decennio panziano borboglia e dice che sono mutati i protagonisti, ma la sostanza delle azioni e dei fatti restano uguali a prima. Vi descrivo un commento tipo: “Sono mutati gli elementi dell’orchestra, ma questa continua a suonare la medesima partitura”. Qualcuno arriva a dire che non c’è un’idea, una visione del bene comune, una strategia, si bada solo all’assetto contabile delle finanze pubbliche (il che è legittimo, per carità) e alla salute delle varie “Ditte”, ignorando la vita del popolo. Quando invece è opportuno iniziare a rimettere in ordine la vita, prima che i conti, ridare vita a un paese intubato dal soporifero decennio panziano. Non c’è dunque da stupirsi che i nuovi amministratori sbarcati nelle disprezzate istituzioni, oggi vengano accomunati a quelli che c’erano prima, ovvero quelli che facevano i cerimonieri politici e istituzionali del new deal demo-populista-guardiese e pensavano di essere il potere per il solo fatto di averlo occupato con la loro corte di famiglia. Ma non vorremmo che anche loro si siano votati a quell’inconfondibile qualunquismo, che dovrebbero rinnegare e ne diventano invece una parodia grottesca e malinconica. Pinocchio non ha insegnato nulla. E come dimenticare il fantasma che volteggia sulla Casa comunale. Lo spettro dell’ex sindaco, protagonista assoluto della scena politica locale, fino a non molte settimane fa, prima di precipitare nella marginalità dove si è accontentato di “raccattare” qualche strapuntino dallo sceriffo di Santa Lucia. Come si può ignorare il suo spirito controverso ma, al tempo stesso, svelto di pensiero e soprattutto foderato di quel cinismo egocentrico che lo fa adeguare al gioco del “fregare tutti gli altri” che a Guardia ancora qualcuno si ostina a chiamare “politica”. Ora, non intendo fare ancora una volta l’agiografo dell’ex sindaco. Tuttavia conosco quel tanto che basta di lui per potere scrivere che l’ex sindaco di Guardia sa come districarsi nel controverso mestiere del politico di professione. Nel successo, quanto nella sconfitta. E come il mitologico Prometeo, colui che vedeva prima le cose del mondo, sa come riprendere – forte di un bagaglio di conoscenze e di forza di persuasione – il controllo della Casa comunale. Che fare, allora? Se non alzare lo sguardo sopra le luci e gli addobbi che in questi giorni malconci addobbano il Municipio, e ripetere: “Vogliamo davvero tornare a quelli di prima, alla conventicola di acclarati incompetenti?”. Ciò detto, qualcosa si deve fare se non si vuole morire nel Nulla.

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