Gozzini: un destino beffardo. La “tempesta” che piace tanto ai giudici penali

(Stefano Rossi) – Quando si è diffusa la notizia che la Corte d’Assise di Brescia aveva assolto il signor Gozzini per aver ucciso la moglie, prima colpendola in testa con un mattarello e poi recidendo la gola per gelosia, mi è venuto subito in mente la legge Gozzini.

Nel 1986, con il solo voto contrario del Msi, veniva approvata la legge n. 663, la quale introduceva tutta una serie di misure alternative al carcere, premi, detenzione domiciliare, semilibertà, anticipi di pena, sgravi che abbattono gli anni di condanna. Oggi, mentre si fanno in quattro per sensibilizzare l’opinione pubblica sul femminicidio e sul rispetto delle donne, i giudici bresciani confermano  un principio che sembra piacere tanto: assoluzione in tutti i casi in cui il marito (anche se può riguardare la moglie) uccida la consorte o il presunto amante per tempesta emotiva dovuta alla gravissima gelosia. Secondo questi giudici è sufficiente provare il delirio di gelosia che ha inibito e quindi escluso la capacità di intendere e volere per mandare assolto un omicida.

Di questi tempi sto osservando un acceso dibattito tra Marco Travaglio, il quale vorrebbe risolvere il problema del sovraffollamento degli istituti di pena costruendone di nuovi, e tanti altri come Lerner o Manconi, i quali auspicano vivamente di liberare più detenuti possibile.

Proprio non ce la facciamo a rispettare la legge e le sentenze.

Ora leggo che questa sentenza, di cui ancora non conosciamo le motivazioni, sarebbe una novità. Invece è da tempo che si è aperta una crepa nel diritto penale e nelle sentenze penali. Già la Corte di Assise di Bologna, nel 2019, aveva deciso per il dimezzamento della pena di un marito che aveva ucciso la moglie per “soverchiante tempesta emotiva e passionale”. Questo principio si è ben radicato nel pensiero della giurisprudenza al punto che anche nella sentenza della Corte di Cassazione, Sez. I Penale, n. 20487, del 2020, è stata esclusa la premeditazione di un signore che ha scaricato il caricatore di una pistola contro il presunto amante della moglie in preda ad un delirio di gelosia. Possiamo leggere in questa sentenza: “Nell’ipotesi di accertato grave disturbo della personalità, funzionalmente collegato all’agire e tale da incidere, facendola scemare grandemente, sulla capacità di volere, l’accertamento della circostanza aggravante della premeditazione richiede un approfondito esame delle emergenze processuali…”.

Strano, non ho mai sentito la Magistratura parlare di emergenza processuale quando hanno ritrovato dei fascicoli processuali di altri giudici in casa di Palamara.

Ma questa è un’altra storia.

Invece, in questo strano Paese, sembra ritornare una vecchia storia: il delitto d’onore.

2 replies

  1. premettendo che non sono un radicale e ho disistima di Manconi,
    che per me non è di sinistra checché lui pensi di esserlo,
    ma purtroppo è materia da psichiatria.
    estie, o no, la non capacità d’intendere e di volere?
    può essere momentaneamente persa?
    a seconda delle risposte l’esito di un processo cambia
    e, in caso di “si esiste”, il giudizio è in mano a chi deve valutare
    la capacità della persona a intendere e volere nel momento del delitto,
    ovvero gli specialisti chiamati a dare consulenza.
    si potrebbe obiettare che è una scusa, ma questo potrebbe comportare
    che i malati mentali debbano essere considerati capaci al pari degli altri.

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  2. Sono sempre più convinto che al giorno d’oggi è meglio proteggersi con mutande di ghisa e giubbotto anti proiettile considerata la gente che lasciano andare in giro.

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