Report e il documento Oms censurato

La trasmissione d’inchiesta di Rai3 pubblica una nuova puntata sul caso del dossier dell’agenzia che criticava l’Italia, e che sarebbe stato cancellato su richiesta di Ranieri Guerra. Il ruolo del titolare della Salute che ha negato di aver detto la sua

(Sara Menafra – open.online) – Il mancato aggiornamento del piano pandemico da parte dell’Italia e le critiche (censurate) da parte dell’Oms tornano al centro dell’inchiesta di Report in onda questa sera, alle 21.20, su Rai 3. Già la scorsa settimana erano stati pubblicati alcuni dettagli importanti che raccontavano come il vicepresidente dell’Oms e membro del Cts italiano Ranieri Guerra sarebbe riuscito a far ritirare un documento, della stessa Oms, molto duro nei confronti dell’Italia, in cui si parlava di un piano per fronteggiare la pandemia vecchio di più di 10 anni. Stasera, Report aggiunge alcuni particolari ulteriori, ancor più imbarazzanti per il governo: prima di tutto spiega che il documento critico era stato approvato dai vertici dell’Oms, incluso lo stesso Ranieri Guerra (il quale inizialmente fece anche i complimenti), e che le richieste di correzione erano state minime. Ma poi aggiunge che ad innervosirsi per quel testo sarebbe stato lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza, tanto che il capo dell’Oms in Europa avrebbe proposto di rivedere il tutto con lo stesso ministero e l’Istituto Superiore di Sanità.

Il documento ritirato

Per capire il contesto in cui ci muoviamo è necessario fare un passo indietro. Come Report ha raccontato la scorsa settimana, il rapporto, pubblicato lo scorso 13 maggio e ritirato in meno di 24 ore, conteneva diverse accuse pesanti su quanto l’Italia, a inizio anno, fosse assolutamente impreparata a gestire una pandemia. Soprattutto, diceva una cosa molto precisa: il piano pandemico italiano del 2017 era lo stesso del 2006: “reconfirmed”, scrivevano i ricercatori che fanno base a Venezia. In effetti ancora nel 2020 il sito del ministero della Salute allegava un piano pandemico in cui si parlava di stock di farmaci «in consegna entro il 2006».

L’11 maggio, il giorno in cui una prima puntata di Report sul piano pandemico va in onda, Ranieri Guerra scrive una mail di fuoco al capo dei ricercatori veneziani intimandogli: «Stasera andiamo sui denti di Report e non possiamo essere suicidi. Adesso blocco tutto. Così non può uscire. Evitate cazzate». E in effetti il 13 maggio il documento viene pubblicato e poi sparisce.

Dopo la trasmissione di lunedì scorso, Ranieri Guerra non ha più voluto replicare alle accuse ricevute. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, invece, è andato alla trasmissione Piazza Pulita dicendo: «Il documento non parla in nessun modo in maniera negativa dell’Italia. Dopodiché è l’Oms che ha scelto autonomamente e senza alcuna pressione di nessun tipo di toglierlo dal proprio sito e su questo dovrà fare chiarezza». Il ministero della Salute, invece, tramite ufficio stampa, ha scritto a Report: «Non è un documento ufficiale dell’Oms, non lo conosciamo e non lo abbiamo mai né ricevuto né valutato».

Le mail di Ranieri Guerra nel 2017

Dai nuovi documenti rintracciati dai giornalisti di Report Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella, alcuni dei quali anticipiamo qui su Open, si capisce una prima cosa fondamentale. Che il piano pandemico fosse vecchio e servisse un aggiornamento l’aveva detto lo stesso Ranieri Guerra, ben prima che si parlasse per la prima volta di Covid-19. Era il 2017 e il funzionario, allora direttore generale per la Prevenzione del ministero della Salute, scriveva al ministro Beatrice Lorenzin: «L’influenza pandemica non è una minaccia teorica, è piuttosto una minaccia ricorrente ciclicamente (…) le pandemie influenzali compaiono e portano malattie e morte (…). Dal 2005 sono stati registrati i progressi in molti settori della pianificazione della preparazione e risposta alla malattia. Nel 2007 è entrato in vigore il regolamento sanitario internazionale che fornisce agli Stati membri gli strumenti per affrontare qualsiasi evento che possa rappresentare un rischio per la salute pubblica (…). Nel 2014 l’Oms ha aggiornato le sue linee guida per consentire ai paesi di essere più preparati per la prossima pandemia. Alla luce di questi sviluppi si è posta, quindi, la necessità di predisporre un nuovo piano nazionale di preparazione e risposta per una pandemia influenzale. Il gruppo di lavoro per la realizzazione del documento, costituito da rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità, Società scientifiche, Università, Enti di ricerca e Ircss, sarà coordinato da questa direzione generale, salvo diverso avviso». Il mandato di Ranieri Guerra di lì a breve scade e il piano rimane quello che era.

Il ministro Speranza nervoso

Non solo, due giorni dopo la pubblicazione e il ritiro del rapporto critico con l’Italia, il 15 maggio scorso, è il responsabile dell’Oms per l’Europa, Hans Henri Kluge a scrivere di essere preoccupato per la reazione che ha avuto il ministro Speranza, a proposito di quel documento. Evidentemente, al di là di quel che ha dichiarato a Piazza Pulita, ne percepiva tutta la portata critica, tanto che Kluge scrive, come si può leggere nell’immagine qui sotto: «Il problema principale è la mia relazione col ministro che era molto scocciato. Non possiamo mettere tutto su RG (che probabilmente sta per Ranieri Guerra ndr). Come persone esperte noi tre avremmo dovuto aspettare il semaforo verde dal Ministero della Salute. Silvio ha detto che sono costantemente sotto attacco della stampa e ogni parola può essere male interpretata. Si sono sentiti traditi da un amico». Kluge aggiunge parole che sembrano dare per scontato che il lavoro dei ricercatori basati a Venezia sarà perlomeno commissariato: «Ho discusso dell’ufficio Veneto col ministro, che era favorevole e ne parlerà con RG. Quindi dobbiamo fare una nuova strategia (…). Scriverò al ministro che stabiliremo un gruppo con Ministero della Salute, Istituto superiore della sanità e Oms, per rivedere il documento punto. Ora abbiamo bisogno che il Ministero della Salute sia soddisfatto e di firmare per Venezia».

I ricercatori di Venezia

Nel frattempo, il capo del pool dei ricercatori di Venezia, Francesco Zambon, intervistato dal Financial Times ha dichiarato di non aver mai saputo di critiche da parte dell’Oms al suo lavoro: «Mai, in nove mesi, mi è stato detto che il rapporto conteneva inesattezze e incongruenze. Prima di pubblicare anche un breve pezzo per internet, ci sono  diversi livelli di approvazione (presso l’Oms, ndr) e osservazioni per garantire la correttezza a livello tecnico e la coerenza aziendale», ha precisato Zambon. Anche su questo, Report renderà noto questa sera un documento dell’Oms in cui si legge che il documento critico con l’Italia era stato approvato, con la richiesta di modifiche minime. Qui c’è una parte del testo, il resto andrà in onda questa sera.

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