Da eroi a stronzi: vi ricordate gli appelli per i medici nella prima ondata? Dimenticateli

(Giovanni Viafora – il Corriere della Sera) – Se c’ è un elemento che ha contraddistinto la seconda ondata pandemica rispetto alla prima è senz’ altro quello legato al dilagare del negazionismo. E quindi alle conseguenti manifestazioni di odio nei confronti di medici, scienziati, giornalisti, accusati, in vario modo, di essere «complici del sistema», di «occultare la verità», di «lucrare sui ricoveri», di «creare terrore».

Un vortice malato che ci interroga non solo sullo stato di istruzione di una consistente fetta della popolazione; ma anche sul ruolo e sulle responsabilità dei social network. Di fronte a queste dinamiche come si muovono le piattaforme? Hanno davvero a cuore la verità e la tenuta sociale della comunità oppure, nel bilanciamento dei loro interessi, badano ad altro? Per esempio a mantenere comunque vivo l’ engagement e quindi a trarre il massimo profitto?

Abbiamo voluto fare un esperimento, focalizzandoci sulla principale di queste: Facebook, che in Italia conta oltre 34,8 milioni di utenti unici attivi. Facebook ha in teoria una policy molto chiara a proposito della libertà di espressione e dei limiti connessi al suo utilizzo. Niente odio, minacce, discriminazioni.

Un impegno che, durante la pandemia, l’ azienda di Menlo Park ha aumentato ancora di più, tanto da aver dichiarato, qualche giorno fa, di aver rimosso, grazie al contributo di 15mila revisori sparsi in tutto il mondo, «tra marzo e ottobre 2020, più di 12 milioni di contenuti per informazioni errate che potevano portare a danni fisici, come cure false o esagerate». Ma è davvero così? Con quale efficacia Facebook interviene per tutelare questi valori, che potrebbero metterci al riparo dal dilagare dell’ onda negazionista?

Ecco dunque il nostro esperimento (che potete leggere integralmente sul http://www.corriere.it ). Contando sulla facoltà fornita dalla stessa piattaforma, abbiamo segnalato a Facebook 15 tra post o commenti palesemente bugiardi, violenti o denigratori in ambito Covid per testarne la reazione.

Il risultato? Solo in un caso Facebook ha rimosso il commento che avevamo segnalato; in tutti gli altri, invece, nonostante una duplice verifica (in prima istanza la piattaforma si affida ad una sorta di algoritmo, che è in grado di riconoscere i possibili termini non leciti; ma in seconda battuta utilizza del personale «umano»), è stato confermato.

Con una risposta perentoria: «Il contenuto rispetta gli Standard della Community». Tra insulti («I medici? Li mettiamo in un sacchetto nero») e teorie balzane («Medici e pompe funebri hanno stretto accordi per lucrare sui morti»), Facebook non ha cancellato nemmeno il video di un negazionista che nel Napoletano segue un’ ambulanza, convinto che il mezzo giri a vuoto e urla minacce al personale di bordo: «Criminali, dovete essere linciati». Certo, la pandemia ha travolto anche i «capitalisti della sorveglianza», per dirla alla Zuboff; ma la questione dovrebbe interessarci tutti.

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