Selvaggia Lucarelli: “A cena con Jova. Menù con i cani, i gatti e il Covid”

(di Selvaggia Lucarelli – Il Fatto Quotidiano) – A Castiglion Fiorentino – e forse un po’ in tutta la provincia di Arezzo – il veterinario Alberto Brandi lo conoscono tutti. Perché lui gli animali li ama, li cura nel suo ambulatorio dal 1990 e li sa raccontare come nessuno. E Alberto, 57 anni, ha continuato a raccontare i suoi 12 gatti, il cane Keila (“è un akita, perciò nordico, scorbutico”) e il gattino Minnie della sua adolescenza anche dal suo letto d’ospedale nel reparto Covid, ad Arezzo, durante le due settimane in cui è stato ricoverato con la polmonite bilaterale. Alberto è anche il veterinario di una vita degli animali di Jovanotti, di Andrea Scanzi e di tante persone comuni che nei giorni più bui, quando era a un passo dall’essere intubato, continuavano a postare sulla sua bacheca frasi d’affetto per lui. Gli telefono che è ancora in ospedale, a poche ore dal ritorno a casa.

Quando hai scoperto di avere il Covid?

Avevo una tosse molto forte dai primi di novembre, ma soffrendo di asma ho sottovalutato. Poi ho iniziato a stare male.

Pensavi al Covid?

Sì. Avevo comprato il saturimetro, l’ossigenazione era arrivata a 85. Ho chiamato l’ambulanza e la mattina dopo in ospedale mi hanno dato la notizia. Avevo la sensazione di non respirare ed è terribile, è peggio del dolore, di rompersi una gamba. Devi chiedere aiuto. Io poi tossivo fino a strozzarmi, rimanevo in apnea.

Come sono andate le prime notti?

Piangevo. Mi hanno messo il casco, a me che soffro di claustrofobia, ma non avevo scelta. Tossivo, sputavo dentro al casco, mi sentivo solo, la notte mi facevano la morfina. Imploravo gli infermieri di togliermi il casco, di farmi bere. Loro mi davano la mano, cercavano di calmarmi l’ansia. Allora mi concentravo su quest’aria che mi arrivava in faccia e mi dicevo che è un po’ come l’aria fresca della campagna, la sera.

Il rumore del casco è così terribile?

Immagina 5 phon di un parrucchiere nell’orecchio: io l’ho tenuto per 4 giorni fisso. Ma pensavo alla mia figliola di 14 anni che stava a casa e aveva visto il suo babbo andare via con l’ambulanza.

Hai detto che non vuoi chiamare eroi quelli che ti hanno curato.

Non lo vogliono neanche loro. Sono persone che fanno benissimo il loro lavoro, con amore. E sono state incredibili con tutti, non solo con me. Per esempio col mio compagno di stanza, Orlando, 91 anni. Sai, a quell’età magari chiamano 100 volte gli infermieri. Loro hanno sempre avuto una parola gentile.

Cosa pensavi nel vedere uno dei famosi “anziani con patologie” accanto a te?

Io ho visto un signore che mi raccontava di quando faceva il custode in una piscina, di sua moglie morta anni prima e posso dire che voleva vivere.

Il racconto del tuo ricovero su Fb era pure divertente.

Dopo un po’ l’ho presa con ironia. Per dire, dopo giorni di casco non riuscivo a liberare il mio intestino. Allora mi hanno fatto il clistere, mi hanno messo su una poltrona con un buco, a 10 cm dal mio compagno di stanza col Covid. A quel punto ho detto: “Tanto tu non senti gli odori, no?”. Poi mi hanno pulito come io pulisco i gattini.

Sei stato sommerso dall’affetto dei tuoi clienti.

Sì, ho risposto con un post mentre ero sotto al casco, mi bruciavano gli occhi ma volevo ringraziare tutti (Si interrompe un attimo, parla con un compagno di stanza: “Sì, c’hai una piaga, fattela vedere!”). Scusa, ma lui poverino ha il casco da 20 giorni, ha una piaga sotto al collo.

Cosa farai a casa?

Me ne starò in isolamento al piano di sotto con un paio di gatti e il cane verrà a trovarmi. Mia moglie e mia figlia sono negative.

Jovanotti ti ha videochiamato durante il ricovero, gli infermieri si sono fatti trovare con le tute su cui c’erano scritte alcune sue canzoni.

Erano tutti fan di Lorenzo, gli ho fatto questo regalo. Lorenzo è un caro amico. Mi scriveva tutti i giorni per sapere come stavo. Io ho curato un suo gatto, poi il suo cane Pinocchio, parliamo di 20 anni fa. Pinocchio era un cane eccezionale, prese la lesmaniosi, Lorenzo dormiva in studio quando facevamo le trasfusioni al cane. Venne pure con la gamba rotta per accompagnarlo.

Sei amico anche di Scanzi, ma i due storicamente non si sopportano… Hanno promesso che appena starò meglio si farà una cena tutti insieme.

La tua guarigione sancirà una tregua storica.

Chi ama gli animali ha tanti punti in comune, basta non parlare di politica.

O di musica.

Ah già! (ride)Cosa vuoi dire ai negazionisti o a chi vuole riaprire tutto?

Che dovrebbero farsi un giro in corsia. Chi ha delle attività capisco davvero che soffra, ma io so che c’è una sola cosa a cui non ho pensato mentre ero sotto al casco: ai soldi.

Ti mancano gli animali?

Fosse per me io domani sarei in ambulatorio.

Qualche ora dopo Alberto è tornato a casa. Ha postato un video: c’è lui che entra dal cancello con due sacchi neri, con dentro i vestiti. Il cane scorbutico, l’akita Keila che l’ha aspettato per giorni sotto la sua auto, gli va incontro. Si mette su due zampe, lo abbraccia. L’unico che può, in famiglia.

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