Cancro, ritardare di un mese le cure può aumentare la mortalità del 10%

Uno studio pubblicato sul BMJ ha fatto una stima dell’incremento della mortalità associata ai ritardi delle cure anticancro per sette tipi di tumore

(di Tina Simoniello – repubblica.it) – POSTICIPARE anche di sole 4 settimane le cure per il cancro in alcune situazioni può aumentare il rischio di decesso dal 6 al 13%. E  più si rimanda, più il rischio sale. È il risultato di una metanalisi realizzata su 34 studi che ha valutato l’impatto del tempo che intercorre tra diagnosi e trattamento sulla sopravvivenza per sette tipi di tumore: di vescica, seno, colon, retto, polmone, cervice e testa-collo. I risultati sono pubblicati su BMJ.

L’associazione tra mortalità e ritardo delle cure oncologiche – che si tratti di terapia chirurgica, farmacologica o di radioterapia – è un concetto noto e molto studiato: procrastinare i trattamenti, rispetto a quato previsto dai protocolli, può peggiorare la prognosi. E il nuovo studio in questo ambito arriva in un momento in cui i sistemi sanitari di tutto il mondo stanno facendo i conti con il contrasto alla pandemia da coronavirus: in molti paesi si stanno rinviando interventi chirurgici, chemio e radioterapie. Calcolare l’impatto di questi rinvii sulla sopravvivenza globale dei pazienti oncologici – e informarne i decisori politici – diventa quindi prioritario.

Ritardi e pandemia

“Sappiamo bene, grazie a numerosi studi pubblicati negli scorsi anni, che un ritardo dei trattamenti può comportare un peggioramento delle prognosi, cioè una ridotta probabilità di guarigione e, in definitiva, una perdita in anni di vita”, commenta Massimo Di Maio, Segretario Nazionale AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) e Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino: “Ma questa metanalisi è interessante perché quantifica il fenomeno. Come ogni metanalisi soffre dei limiti dei singoli studi su cui si basa, e in particolare gli studi osservazionali fotografano una situazione, più che spiegarla.  Nel caso specifico, non ci dice per esempio se i ritardi fossero dovuti solo a motivi logistici o a motivazioni legate alle condizioni cliniche dei pazienti. Ma detto questo, è vero che gli studi inseriti nell’indagine rispettano requisiti di qualità e che in molti di questi (13 su 17), ritardi di intervento hanno comportato un significativo peggioramento della prognosi. Insomma è un lavoro da tenere in considerazione. Inoltre è un lavoro di attualità: in molti paesi, e anche nel nostro, la scorsa primavera molti interventi chirurgici sono stati ritardati perché gli ospedali sono stati travolti dall’emergenza legata alla gestione della pandemia. Una situazione simile potrebbe ripresentarsi con la seconda ondata”.

Lo studio

Quella appena pubblicata è una revisione di studi precedenti. Un’équipe di ricercatori britannici e canadesi, guidata da Timothy Hanna della Queen’s University di Kingston in Canada, ha infatti selezionato 34 studi (pubblicati tra gennaio 2000 e aprile 2020) su 17 indicazioni terapeutiche per 7 tumori. I dati analizzati riguardano complessivamente circa un milione e duecentomila pazienti. Il ritardo degli interventi è stato calcolato in settimane intercorse tra la diagnosi e il primo trattamento o tra il completamento di un trattamento e l’inizio del successivo (ad esempio tra la chirurgia e la successiva chemioterapia).

I risultati

Per tutte e tre le tipologie di trattamento, un ritardo di quattro settimane rispetto alle indicazioni è stato associato a un aumento del rischio di morte. L’associazione è risultata significativa per 13 delle 17 indicazioni. Per la chirurgia, l’incremento è stato del 6-8% (a seconda del tipo di tumore considerato) ogni quattro settimane di ritardo dell’intervento. Per il colon per esempio è stato del 6%. Ma per alcune indicazioni l’impatto del ritardo di chemio e radioterapia è stato ancora più marcato: il rischio di decesso è aumentato del 9% quando ad essere procrastinata è stata la radioterapia dei tumori della  testa e del collo. E del 13% quando è stata posticipata la chemioterapia adiuvante nei pazienti con cancro del colon-retto. I ricercatori hanno calcolato anche l’effetto dei ritardi di 8 e 12 settimane. Ebbene, posticipare di 8 settimane la chirurgia del tumore della mammella aumenterebbe il rischio di morte del 17%, posticiparlo di 12 settimane del 26%.  Questo significa che se l’intervento chirurgico si rimandasse – per esempio a causa del COVID-19 – di 12 settimane a tutte le donne con carcinoma della mammella per un intero anno, solo nel Regno Unito si avrebbero 1.400 morti in più, 6.100 negli Stati Uniti, 700 in Canada e 500 in Australia. Gli autori sottolineano che, nonostante le recenti raccomandazioni del servizio sanitario inglese abbiano giudicato accettabile rinviare di 10-12 settimane la chirurgia per i tumori del colon-retto, i risultati della metanalisi evidenziano invece  un danno significativo in termini di aumento della mortalità.

Nessun paziente deve sentirsi abbandonato

“E’ il caso di sottolineare che questa revisione su BMJ ha preso in considerazione le evidenze relative ai ritardi nei trattamenti intrapresi con intento di guarire i pazienti, e non riguarda i trattamenti di chi è in stato avanzato di malattia, quando lo scopo delle cure è il controllo della malattia più che la guarigione, e le decisioni devono essere ispirate al buon senso clinico e alla valutazione, caso per caso, dell’urgenza del trattamento”, sottolinea Di Maio: “In questo momento – conclude l’oncologo – è comunque importante che nessun paziente oncologico si senta abbandonato, e che specialmente nelle situazioni cliniche dove è in gioco la guarigione  il sistema sanitario si impegni per fare tutto nei tempi giusti”.

1 reply

  1. La cosa più vergognosa è che a queste povere persone, morte per ritardi nelle cure, faranno il tampone una volta decedute.
    La pratica, ormai diffusa e inutile ai fini della salute pubblica, è utilissima a rimpolpare le casse delle sanità in rosso (in tutti i sensi); infatti, per ogni morto dichiarato di Covid, l’ospedale riceve oltre 6.000 euro). Ordunque, se i disgraziati di cui parla l’articolo, risultassero positivi (ed è sufficiente amplificare il segnale per trovare positive anche le papaie), verranno annoverati tra i morti di Covid-19. Becchi e bastonati. ll senso di ironia del regime è agghiacciante.

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