Michele Ainis: “Ci trattano come un popolo bambino, e allora ci propinano mezze misure…”

(Michele Ainis – la Repubblica) – Le parole sincere possono cambiare il mondo, diceva Buddha. Durante questa crisi, possono evitare quantomeno che il mondo cambi in peggio. Invece un altro morbo s’ è aggiunto a quello che già circola nell’ aria: il virus dell’ ipocrisia. Ne è stata infettata la politica, e da lì il contagio si propaga nelle istituzioni, s’ allarga alle leggi cui siamo sottoposti. Giacché i nostri governanti ci trattano come un popolo bambino, e allora ci propinano mezze misure, giustificandole con mezze verità.

Esempio: i ristoranti. Stavano per chiuderli, come accadde in primavera. Per non spaventare gli italiani, per non destare troppe proteste nei diretti interessati, per queste o altre recondite ragioni, li hanno lasciati aperti fino alle 18.

Ma in favore di chi? A pranzo, con gli uffici deserti causa smart working, non ci va quasi nessuno. Dunque i ristoranti sono stati messi in quarantena senza dirlo. E nel frattempo molti ristoratori chiudono i battenti, tanto non ne vale più la pena. Decisione loro, mica del governo.

L’ Italia non ha il cuore di pietra come la Francia o la Germania, che ne hanno appena decretato la serrata. Il nostro governo è più che permissivo, per 13 ore al giorno non pone alcun divieto.

Sicché va in scena l’ antica strategia dello scaricabarile.

Non solo fra le istituzioni e i cittadini, anche fra le stesse istituzioni. La prima versione del primo Dpcm della seconda serie (sembra Netflix, ma purtroppo non è un film), quello del 18 ottobre, scaricava sui sindaci la responsabilità del lockdown.

Ora è la volta del rimpiattino fra Stato e Regioni: chiudi tu, no tu. Nel frattempo l’ esecutivo finge di tendere la mano all’ opposizione, ma in realtà tende il telefono, informando i suoi leader cinque minuti prima della conferenza stampa del premier.

L’ opposizione finge disponibilità a collaborare, dopo di che mitraglia ogni provvedimento del governo, foss’ anche un panettone gratis per Natale.

Questa fiera delle menzogne si ripete pure nelle relazioni fra governo e Parlamento. Dopo le polemiche sull’ abuso dei Dpcm, il primo aveva promesso di recepire gli indirizzi del secondo, prima di varare l’ ennesimo decreto. L’ ha fatto una volta, poi non più. Ne mancava il tempo, questa la giustificazione.

Ma ogni Dpcm è per definizione un atto urgente, e l’ urgenza o c’ è o non c’ è, non funziona a intermittenza come le frecce di un’ autovettura. Inoltre gli ultimi Dpcm sono stati preceduti da lunghe riunioni con le delegazioni dei partiti, delle categorie economiche, degli enti locali. Fuori dal Parlamento, non dentro le sue sale.

Quindi è mancata la voglia, non il tempo.

Viceversa in altri casi la voglia c’ è, però difettano gli accordi. È l’ apologia del “vorrei ma non posso”, consacrata nel Dpcm del 24 ottobre. Dove s’ affaccia una nuova fauna di prescrizioni normative, oltre i diritti e gli obblighi, le facoltà e i divieti: la specie dei consigli.

Vi s’ incontrano difatti 3 raccomandazioni e 5 “forti raccomandazioni”, che spaziano dall’ uso delle mascherine dentro casa all’ esigenza di limitare i viaggi, di non incontrare estranei, e via raccomandando. E perché non obbligando? In parte perché sarebbe impossibile piazzare un poliziotto in ogni abitazione, in parte per contrasti fra i partiti. Da qui la formuletta ipocrita, a costo di scivolare verso lo Stato etico, che s’ intrufola negli stili di vita individuali.

E se i cittadini disobbediscono alla raccomandazione?

Subiranno un rimprovero semplice, oppure un forte rimbrotto, a seconda dei casi. Ma i casi sono dubbi, tanto che una circolare del ministero dell’ Interno ha dettato chiarimenti. Ecco infatti il frutto di questa politica bugiarda: l’ incertezza. Nessuno sa più che pesci prendere, né noi né tantomeno loro.

8 replies

  1. È una meraviglia leggere gli scritti di certi personaggi. Un eminente professore, costituzionalista, dà consiglietti, dalle pagine di un giornale, alle Istituzioni. Perché non gli ha scritto una lettera? È un componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, dovrebbe PRETENDERE di essere ascoltato. Le comari sfogano sui ballatoi loro insicurezze. Egli non lo è. Dunque?

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  2. Ci trattano come un popolo di bambini, va bene può essere.
    Poi quando Conte da raccomandazioni e forti raccomandazioni, cosa che fanno e hanno fatto anche Macron e Merkel, non va bene, a quel punto ci si aspetta che il dpcm regoli con severità ogni azione e ogni pensiero dell’italiano.
    Ma quindi siamo uomini o bambini?
    (O caporali?)

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    • Eh, ma infatti Ainis, negli ultimi tempi, non mi è sembrato molto lucido…
      Quando il governo raccomanda, sta riponendo la sua fiducia nel comportamento dei cittadini, li sta trattando da persone adulte in grado di compiere scelte sagge e prudenti.
      Ma molti di loro hanno bisogno di esservi obbligati per comportarsi bene, la libertà di scelta li destabilizza, fanno i capricci perché “non capiscono”, vogliono che sia il paparino a prendersi tutte le responsabilità…e, mentre protestano per la “dittatura”, in effetti vogliono la figura forte che imponga, controlli e sanzioni.

      Non direi proprio che sia Conte a trattarci da bambini, direi piuttosto che tanti si comportano come tali…anzi, vista l’età, più che da bambini, da deficienti.

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  3. Addirittura scomodare Budda,
    ” le parole sincere possono cambiare il mondo”
    ma non la razza italiota, “questo popolo è ingovernabile” come deceva Lui

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  4. No, non bambini ma molti adrebbero trattati da mentecatti.
    Dove sono ora tutti quelli che affollavano le disco, le feste. le vacanze tutti insiieme, la Grecia, La spagna le feste di notte. le offese, le prese in giro di chi chiedeva attenzione ecc ecc dove sono ora tutti?
    A protestare in piazza perchè non consentono le apericena.

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