
(di Michele Serra – repubblica.it) – Per capire meglio che cosa è accaduto nel bilaterale Usa-Cina valgono le analisi degli esperti di relazioni internazionali, degli economisti, dei conoscitori di cose militari e strategiche. Ma un riassunto può farlo anche l’uomo della strada, con ottime probabilità di avere colto il nocciolo: Trump ha incontrato uno più grosso di lui (in questo momento, l’unico più grosso di lui) e ha abbassato la cresta, come avviene tra gli animali quando ingaggiano tra loro. C’è anche una etologia della politica.
Con la Cina non è nelle condizioni di fare il bullo; non può intimidirla, non può umiliarla, e tanto meno comperarla. Può darsi — addirittura — che Trump ne intuisca, per puro istinto e non certo per cultura (non avendone) di avere di fronte una civiltà millenaria, che non ha alcun bisogno di sbandierare protezioni divine e furori religiosi come pretesto della propria esistenza. Per esistere, alla Cina, bastano i cinesi e l’interminabile catena delle generazioni precedenti.
A noi europei dispersi, vecchi, eppure malgrado noi stessi pur sempre contemporanei, un poco rassicura sapere che c’è qualcuno più grosso e anche più composto dell’America uscita di senno; e un poco preoccupa sapere che questo qualcuno è una potenza totalitaria, almeno secondo l’idea che ci siamo fatti dei diritti e della libertà di espressione. Va da sé che è colpa nostra non essere grossi altrettanto (anche se economicamente e culturalmente potremmo esserlo). Fossimo uniti, fossimo Unione Europea per davvero, saremmo il terzo polo, e sulla carta un punto di equilibrio. Chissà mai. La storia a volte accelera.
Bentornato, infosannio, la tua mancanza s’è sentita!
Infatti il discorso della gioggia sul calo della pressione fiscale quasi m’aveva convinto, poi son tornato a rileggere qualche vecchio articolo e ho capito che qualquadra non cosava!
non ci fare più scherzi del genere, monellaccio!
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