Guardia Sanframondi, l’infiltrato e la “grattata” del nuovo sindaco

(Raffaele Pengue) – Vivono da giorni tra toni bassi, stile catatonico, sguardo tendente verso il pavimento, in semi-clandestinità, sobri fino alla trasparenza e alla narcosi. Qualcuno azzarda a dire che il gruppo “coeso”, battezzato nelle settimane elettorali “Guardia sei tu”, non esiste più. C’è chi è ancora aggrappato alla storia precedente, e davanti al declino vistoso e irreversibile del Capo pensa e soprattutto spera che la “coesione” sopravvivrà al suo artefice. Pur sapendo però che le storie politiche personali, le monarchie senza eredi, finiscono col Re. Dopo il capo resta la coda. In modo irreversibile. E chi si sforza di continuare quell’esperienza decennale, dimenticando che quella formula, in realtà, era stata solo un collo di pelliccia con cui adornare la monarchia di Floriano, la cui politica in realtà era solo un ego-politica. Uno che zitto zitto, sotto sotto, solo solo, e come diceva Totò, tomo tomo cacchio cacchio continua a farsi gli affari suoi. Cerca di perseguire i suoi piani che solitamente sono strettamente personali e non dichiarati. Dopo tanto protagonismo, dopo un programma elettorale a puntate, in cui il loro one-man-show scopriva un talento al giorno (sempre se stesso) e si premiava, dopo la bruciante sconfitta del 22 settembre hanno pensato di sparire e manovrare sotto traccia. Hanno scelto il ghosting o arte di dileguarsi. Della campagna elettorale non dirò più nulla. Non ha indignato, non ha entusiasmato, non ha stupito. I due competitor hanno mantenuto entrambi una modesta scontatezza, una passabile disinvoltura, hanno toccato tutti i temi prevedibili con prevedibile genericità e con decoroso dilettantismo. Dovevano far quadrare il cerchio e rassicurare i guardiesi. E si può dire che (visto il risultato) lo hanno fatto. Non dirò nulla delle reazioni, altrettanto scontate, che hanno suscitato nella gente. Dirò invece un’altra cosa. Veniamo da dieci anni inconcludenti e arroganti, da teatrino dell’assurdo. Li abbiamo visti all’opera, li abbiamo visti persino azzannarsi. Ne abbiamo, scusate l’espressione, le palle piene. Ora vorremmo una lunga tregua, un silenzio operoso; un cartello di sospensione dello sciocchezzaio paesano posto all’ingresso della Casa Comunale con la scritta: stiamo lavorando per voi. Ma certamente non vorremmo che ci fosse una pacificazione politica o perlomeno una sospensione del sano e democratico conflitto con gli avversari. La gente osserva, sente, chiacchiera (vox populi, vox Dei). Non vorremmo vederli nuovamente all’opera tra le stanze della Casa Comunele. Fingere concordia. Non fatelo per amor di popolo. Non fatelo per la stanchezza e la nausea. Ci sono mille motivi di speranza e duemila di preoccupazione in questo paese. Ma non possiamo permetterci il lusso di far giocare di nuovo la partita a gente che di certo non si può giudicare con criterî morali. Alla nuova amministrazione diciamo solo: facciamo il tifo per voi, con tutto il cuore e nel comune interesse, senza pregiudiziali. Ma non è tempo della Concordia, e non nel senso di Schettino: ora amministrate, cazzo, per restare in tema. Ora lavorate, finalmente… quelli come Schettino sono ormai passato, passato remoto. Storia finita, si va a capo. Per carità, come forza di opposizione, hanno diritto di esistere e magari pure senso; ma non possono accampare alcun diritto rispetto a chi è stato legittimato a governare la comunità. E la constatazione va fatta, come un dato di fatto.

Potrei dire mille cose ancora; ma stavolta, giuro, mi ricaccerò in gola tutto quello che penso e che in parte ho già detto nei giorni scorsi. Dunque, la condizione preliminare c’è, il popolo sovrano, il verdetto delle urne, la legittimità. Ma non si può nascondere che, tutto ancora balla e tutto può succedere (i primi piagnucolii purtroppo lo confermano): potremmo entrare nel nuovo anno in un modo e uscirne traumaticamente in altro modo. Stiamo tutti sulle mura del Castello dei Sanframondo, a scrutare la vallata. Ma non sappiamo bene da che parte arriveranno i nemici, con che sembianze, chi di preciso saranno. Quello che sappiamo è che non si può più reggere sulla paura del virus chiamato Floriano Contagio. In questo momento l’unica cosa da fare è tirare le castagne dal fuoco, ormai carbonizzate, coinvolgere il più possibile e prendersi la responsabilità di rispondere alle infinite aspettative, pubbliche e private, generali e personali, che l’amministrazione precedente in questo sciagurato decennio ha alimentato spostando i fallimenti passati sulle radiose speranze future. Infine un consiglio (non richiesto) al neo Sindaco: Raffaele grattati, quando ti nominano Floriano. Ma non ti limitare ai massaggi scrotali, fai qualcosa di meglio per evitarlo. Nessuno ti chiede rivoluzioni, le rivoluzioni nascono altrove, e sappiamo tutti e due dove finiscono a Guardia: in trattoria. Per il resto, volenti o nolenti, siamo tutti con te (infiltrato incluso).

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