Gli unici che hanno fatto i soldi coi partiti in questi anni? I commercialisti!

(Gianluca Paolucci e Monica Serra per la Stampa) – Flussi di denaro in entrata da persone fisiche e società «ideologicamente legate al partito» ma «per importi non adeguati al profilo economico delle stesse». Ai quali corrispondono poi in uscita «pagamenti, spesso a vista, di fatture a cifra tonda a società fornitrici della Lega», come le società legate ai commercialisti bergamaschi Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba e quelle che fanno riferimento a un altro dei protagonisti dell’ inchiesta milanese: Francesco Barachetti “l’ elettricista di fiducia” della Lega, amico e vicino di casa di Di Rubba e anche lui indagato, che ha lavorato anche per alcuni leghisti di primo piano.

Il tutto con i volumi dei soldi che girano nel conto della Lega per Salvini Premier, aperto alla fine del 2017 e gestito dal tesoriere Giulio Centemero, che raddoppiano in meno di un anno. L’ analisi svolta dagli uomini dell’ Uif di Bankitalia sulla base delle Segnalazioni di operazioni sospette (Sos) arrivate dall’ istituto bancario segnala una serie di anomalie.

Le somme di denaro, intanto: nel conto della Lega per Salvini (sede nell’ ufficio di Scillieri, il terzo commercialista finito ai domiciliari, poi spostata nel novembre 2018 in via Bellerio) entrano nel 2018, con 223 operazioni, 2,444 milioni di euro ed escono 1,163 milioni. Nel 2019, tra l’ 1 gennaio e l’ 8 settembre, con 3082 operazioni arrivano 5,88 milioni e ne escono quasi altrettanti: 5,11.

Tra quelli in entrata, sottolinea un’ informativa del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Milano allegata agli atti dell’ inchiesta sulla compravendita del capannone per la Lombardia film commission, ci sono ad esempio i contributi dei parlamentari.

Come quelli di Gianni Tonelli, deputato leghista e fino al 2018 segretario generale del Sap, il Sindacato autonomo di Polizia. Noto alle cronache per gli insulti alle famiglie di Cucchi e Aldrovandi, proprio Salvini lo sceglie come capolista a Bologna. In sette mesi invia alle casse del partito 21 mila euro, poi ancora con unico bonifico altri 20 mila. Importo significativo, sottolinea l’ annotazione, «se rapportato al suo reddito complessivo del 2017 (l’ ultimo prima di entrare in parlamento, ndr) di 36.920 euro».

O ancora i 100 mila euro, il limite massimo delle “erogazioni liberali” ai partiti, arrivati nel 2019 dalla Coseco srl, che pure nel 2018 aveva registrato un fatturato di appena 20 mila euro. La Coseco fa capo a Luigi Persegato, cognato dell’ ex governatore del Veneto Giancarlo Galan e con lui coinvolto nell’ indagine sui veleni nascosti sotto l’ asfalto della Valdastico.

In uscita, i soldi prendono essenzialmente due strade: la prima è quella delle società della galassia leghista, come la Pontida Fin e Radio Padania. La seconda è quella dei commercialisti e fornitori vicini al partito. Così, alla Mdr Stp di Manzoni e di Rubba (che ha tra i soci Centemero) arrivano tra gennaio e settembre 2019 oltre 216 mila euro.

Alla Non Solo Auto srl, amministrata da Luca Di Rubba, cugino di Alberto, e partecipata dalla Studio Dea Consulting di Manzoni e Di Rubba, ne arrivano quasi 198 mila tra ottobre 2018 e settembre 2019.

Oltre 1,12 milioni vanno invece alla Cpz spa di Marzio Carrara, che stampa parte del materiale anche elettorale del partito. E che a sua volta è anche cliente della Studio Dea di Manzoni e Di Rubba, ai quali fa avere 34.200 euro nel febbraio 2019. Altri 555 mila euro vanno dal conto del partito alla Barachetti Service srl di Francesco Barachetti. Ma non basta, perché alla stessa società arrivano anche 677 mila euro da Pontida Fin e 113 mila da Radio Padania. Ancora dalla Pontida Fin, 185 mila euro vanno alla Bmg srl, dove sono soci Barachetti e la moglie.

3 replies

  1. Ci si sono messi in due, Paolucci e Serra, per scrivere la stronzata del secolo: “Gli unici che hanno fatto
    i soldi coi partiti in questi anni? I commercialisti!”
    Ma davvero?
    Ma pensa un po’ che io, ingenuo e disinformato come sono, ho sempre pensato che i partiti, a livello nazionale
    ma soprattutto locale, avessero come principale attività quella di apparecchiare mastodontiche mangiatoie per
    ogni genere di armenti perennemente affamati.
    Ma se La Stampa scrive che gli “unici” a mangiare a sbafo sono i commercialisti dovrò ricredermi.

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    • Verissimo!
      Deputati e senatori al più si ritrovano con case intestate a loro senza sapere da chi. D’altronde l’abbiamo sentito Salvini: non ci sono rubli nel suo materasso e se li avesse presi adesso sarebbe ai Caraibi. Renzi aveva solo 15 milioni sul conto e se non fosse andato a fare conferenze sarebbe morto di fame. Anche i presidenti delle regioni sono poveri in canna: per fortuna c’è chi li invita sul suo yacht, altrimenti non ci sarebbero nemmeno i soldi per andare a prendere il gelato a parco Sempione. O per fortuna che c’era la mamma dentista che per paura dei ladri ha messo i soldi alle Bahamas, in previsione di venire in aiuto al figlio nullatenente.

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