La fogna web: non aprite quei tombini

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – L’altra sera nel suo tg, Enrico Mentana, dopo aver mandato il video di quel Di Folco che vomita insulti contro il povero Willy, si chiedeva come sia possibile che roba del genere continui a circolare sul web senza che nessuno intervenga. Qualche giorno prima, anche Carlo Verdone ha detto qualcosa che andava detto, a proposito dell’esasperazione del politically correct che – soprattutto nel mondo dell’arte – “è una patologia fortemente limitante della libertà d’espressione”.

Il rapporto tra le due affermazioni mi sembra chiaro. Per cui se Verdone mostra nel suo ultimo film il fondoschiena di sua figlia con gli slip, ecco i soliti critici occhiuti saltare su col ditino alzato. Una forma di censura, ci avverte, che in qualche modo può “incatenare” registi e sceneggiatori inducendoli all’autocensura (“avremo meno battute, non si potrà dire nulla, faremo meno ridere”). Mentre quell’altra feccia umana che si firma Gabriele Bianchi può tranquillamente congratularsi in Rete con gli assassini di Colleferro, tra gli applausi della fogna (“come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzé, siete degli eroi”). Una differenza di trattamento abbastanza evidente. Poiché i sacerdoti del politicamente corretto, esercitano una forma d’ipocrisia distruttiva, ricattatrice e dunque antieconomica e fuori mercato. Come del resto accade a ogni genere di spettacolo che giunga al pubblico stravolto, mutilato, castrato nella sua creatività.

Mentre i Di Folco & compari agiscono nel libero mercato globale dell’orrore, dove a prevalere è sempre la merce più infame e disgustosa. Tanto che spesso sembrano obbedire, come in certe pellicole porno, a copioni predefiniti dove l’accanimento razziale e l’oltraggio di genere (donne, gay) si accompagna al tipico insulto politico: “Buonisti di merda”. Più questi snuff movie appariranno osceni e disumani, e più clic faranno. E (non giriamoci intorno) più contatti generano mercato in Rete, e dunque più pubblicità, e dunque più quattrini (e grossi titoli-spot sui giornali).È un particolare genere d’intrattenimento difficile da sanzionare. Uno, perché coperto quasi sempre dall’anonimato. Due, perché il sorcio che finisce in trappola provvede subito a piagnucolare sincero pentimento (o la superpanzana di qualcuno che gli ha smerdato lo smartphone a sua insaputa). Con un buon avvocato rischia al massimo una multa. Perciò (e con Mentana sfondo una porta aperta), la sola, efficace difesa contro i miasmi della cloaca web e degli odiatori di mestiere sono dei robusti tombini che non andrebbero mai sollevati. Mentre, caro Verdone, l’unico rimedio contro i bigotti della correttezza è farli incazzare ancora di più, con le tue strepitose e scorrettissime battute.

10 replies

  1. Quando invece sono lesbiche e gay a inveire insulti, sputacchiando veleno e impedendo conferenze perchè qualcuno osa affermare che: «con due “principi” femminili o due “principi” maschili LA VITA NON SI SVILUPPA, né oggi, né mai» (è avvenuto a Bologna pochi giorni fa in occasione dell’intervento di Marcello Pamio al “Bo Etico Vegan Festival”) va bene, eh? No problem?
    O quando sono “compagni antifascisti” a vomitare volgarità e minacce nei confronti della Meloni, quelli sono giustificati, vero? Come vanno bbene gli imbestialiti (di nome e di fatto) dei centri sociali, o i gorilla nelle città americane che devastano e aggrediscono in branco persone inermi. Anche per loro nessuna condanna, vero? Eh? Padellaro? È questo il vostro grado di onestà intellettuale? Complimentoni.
    Sono altre, le fogne che andrebbero chiuse: quelle che hanno reso il mondo un posto di me..a, e che a voi garba tanto.

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    • Caro il nostro Meister Kaas, stasera ho deciso di concedere alle tue routine il succo digitale della mia prevenuta e volgare attenzione.

      Il convegno Bo Etico Vegan Festival sopra menzionato consiste di incontri tra frutttariani, veterinarii omeopati, naturopati, medici chirurghi urologi che tengono conferenze su come curare il diabete con l’alimentazione a base vegetale, yoga, pilates, eccetera, e qui esibito: https://boeticoveganfest.wordpress.com/programma/

      Vi partecipa anche il nominato Marcello Pamio, che di se’ dice:

      <>

      Autore prolifico: https://www.gruppomacro.com/autori/marcello-pamio

      Insomma, una persona contraria ai vaccini, contraria alla massificazione capitalistica del mondo della medicina (spero), contraria all’idea che non solo l’idea di “famiglia” stia cambiando, ma anche la sua natura.

      A questo indirizzo: http://www.laspeziaconsapevole.it/p/aforims.html potrete leggere come la pensa su certi aspetti della biologia.

      Pare che anche http://www.cronachelodigiane.net/2020/09/covidioti-d-italia-unitevi.html sia roba sua.

      Dalle pagine del gia’ citato blog di questo tipino, https://disinformazione.it/2020/08/30/censura-2-0-a-bologna-impedita-la-mia-conferenza/, invece, si parla dell’attaco verbale citato dal Meister Kaas ma prima leggete la seguente meraviglia:

      “Ma per loro [capite subito chi sono “loro”] poco importa se la natura non lo contempli: l’uomo deve essere libero di fare quello che vuole. Per cui se due uomini vogliono un figlio non devono far altro che pagare una povera ragazza che per disperazione affitta il proprio utero per nove mesi. Gran bella libertà, complimenti. Due donne invece devono prendere lo sperma congelato di un uomo da qualche banca del seme, e poi farselo impiantare in tuba. La tuba ricordo essere il luogo d’incontro, dove avviene la magia della fecondazione, dove l’OVULO (il femminile) SCEGLIE LO SPERMATOZOO giusto (il maschile), quello la cui vibrazione è perfetta.

      La narrazione ufficiale vorrebbe farci credere che è lo spermatozoo più veloce a vincere la corsa, come se fosse una semplice gara, perché nel loro paradigma la vita è competizione! Invece è la danza della Vita: un momento di pura magia, che dura anche ventiquattr’ore nelle quali l’ovulo roteando ed emettendo lampi di luce (biofotoni) sembra proprio danzare, con la finalità di scegliere (o anche no) lo spermatozoo.”

      E, cinque anni fa, ci informava su “L’ideologia Gender e la distruzione della famiglia”, ivi: http://www.disinformazione.it/gender.htm

      Mi voglio sbilanciare, per me Marcello Pamio e’ un pirla. E’ in adepto della dicitura “gender”, ignora che quella disgrazia chiamata “utero in affitto” e’ monopolio di coppie eterosessuali, racconta panzane (gia’ discusse da queste parti) sulla vaccinazione, crede convintamente che il nostro sangue sia il bersaglio di una manipolazione alla Bilderberg. Non capisce una mazza di cosa vogliano le donne e gli uomini omosessuali quando parlano di coppia, o famiglia, e quanto i difetti di una coppia omosessuale siano troppo simili a quelli di una coppia eterosessuale (sia, parlo per partito preso).

      Quindi, si puo ipotizzare che il danno morale ed il disturbo acustico arrecato dalla presupposta vivace rappresentanza LGTBQ e non ricordo quali altre lettere, sia un terzo di quel che racconta il Pamio, non abbia forzato nessun ingresso, non abbia rovesciato a terra suppellettili e non abbia imbrattato superfici con spray o altro agente colorante come invece si compiacciono di fare le varole fasciste.
      Era una cosina da niente, tanto che le riviste e i blog antitetici al Pamio non lo menzionano quasi. Ordinaria amministrazione, a Bologna.

      Tutto questo papillo detto solo e soltanto in riferimento al venticello sollevato da Meister Kaas al riguardo dei “Crimini della Sinistra”. Verrebbe da dire, ma chi credi di essere, Berlusconi?

      Sul resto, invece taccio, perche’ voglio godermi lo spettacolo di quelli che a quelle parole daranno ragione.

      E, dipoi, infierire.

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  2. In piazza o al bar uno può dire quel che vuole ma senza nike name. Sul web tutti coraggiosi e bestialmente sinceri dietro una sigletta bislacca, ma non altrettanto su face book dove ovviamente non sei in ingognita.L’esaltazione della vigliaccheria e della falsità sulla rete trova casa sua, ma attenti a non cadere nel pericolo opposto del perbenismo e della voglia di chiudere tutto.

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  3. Ci sono fior di leggi che puniscono “l’incitamento all’odio razziale e di genere”.
    Questi sono mostri che generano altri mostri perché le leggi non vengono fatte rispettare.

    Perchè Padellaro scrive che non ci si può fare niente?
    La barzelletta dell’anonimato è, per l’appunto, una barzelletta.
    Il nick di questi nauseabondi figuri è solo un velo trasparente dietro cui
    pensano di nascondere le loro menti corrotte ma, se qualcuno si prendesse
    la briga di strappare quel velo, potrebbero facilmente essere individuati
    e puniti.
    Cosa si aspetta?

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    • per lo stesso motivo per cui l’INPS non divulga i TRUFFATORI dei vari Bonus o della Cassa Integrazione (a proposito, moltissimi di più di quelli del Reddito di Cittadinanza).
      La balla che il web sia anonimo appunto è una balla, ma al momento nessuno si muove, ci vuole personale ed attrezzature.

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  4. La fogna del web, lo scarico nero di una società in decadimento. Protetti dall’anonimato si scrive quello che veramente si pensa, il nostro razzismo, il nostro odio, lo sputo delle nostre frustrazioni. Chi si nasconde dietro l’anonimato, ma il buon padre di famiglia, il figlio bravo ragazzo, l’impiegato ligio al dovere ci sono anche loro tra quelli, troppo alto il numero dei frequentatori oscuri, che scrivono mostruosità da tastiera. C’è l’anima di una società in dissolvenza, una società misera che sembra scrivere pagine nere per il suo futuro. Che si può fare contro
    tale fenomeno? Volendo tanto ma prima bisognerebbe capirne molto di più al riguardo: i mostri sono sempre figli del loro tempo.

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  5. Chiedo scusa, ho dimenticato di non usare le graffe. Ecco il CV di Pamio secondo Pamio”

    Biografia Ufficiale:

    Diploma di Perito elettronico industriale seguito da un triennio universitario presso la facoltà di Fisica. Operatore shiatsu e studente “perenne” di MTC, Medicina Tradizionale Cinese. Da numerosi anni si occupa di tutte le cosiddette “medicine non convenzionali” con particolare attenzione ai sistemi terapeutici “dimenticati”, e a quelli boicottati dall’establisment medico.

    Dal 1999 gestisce il visitatissimo sito http://www.disinformazione.it: una “finestra virtuale” attraverso la quale è possibile accedere a quelle informazioni che normalmente non trovano spazio, o vengono filtrate dai media.

    Biografia personale

    Diploma di perito tecnico elettronico, e un paio di anni “persi” all’università di Padova a studiare fisica e ingegneria. Il militare, come infermiere, mi è servito per penetrare il mondo della medicina ufficiale e imparare ad usare (e abusare) di tutti i medicinali in commercio.

    Diploma triennale in shiatsu, svariati studi in Medicina Tradizionale Cinese, Macrobiotica e Moxa, ricerche personali sulle tecniche mediche alternative boicottate e/o poco conosciute. Qui ho imparato a non usare alcun farmaco.

    Morale: dopo aver vissuto sulla mia pelle gli estremi della medicina, ufficiale da una parte e alternativa dall’altra, ho compreso che la Verità sta nel mezzo. Questa comprensione mi è servita per integrare il percorso che mi sono scelto in questa vita. Da febbraio 2000 a luglio 2003 ho lavorato alla rivista Nexus, dove mi occupavo appunto di medicina. Dal 1998 gestisco nella Rete del sito http://www.disinformazione.it.

    Oggi mi dedico totalmente alla gestione del mio sito personale, dove pubblico tutte quelle informazioni che vengono filtrate dai media.

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