Il sorriso di Willy

(Tommaso Merlo) – Un sottomondo vuoto e malato ha spento il sorriso di Willy. Superficialità aberranti. Egoismo estremo. Il culto della violenza. Anni della propria vita spesi in una palestra ad imparare come colpire altri esseri umani. Anni della propria vita spesi a sfogare le proprie frustrazioni a calci e pugni. Nell’illusione di sconfiggere quel vuoto che ti punge dentro. Nell’illusione di sconfiggere quei nemici immaginari che vedi ovunque là fuori senza renderti conto che sei te stesso il tuo peggior nemico. Poi finalmente il sabato sera. Poi finalmente essere umani invece che pungiball e una piazzetta piena di pubblico come ring. Un degno palco su cui mostrare la propria forza fisica. Pescando un avversario a caso nel mucchio e scaricandogli addosso i propri fallimenti esistenziali. Colpi precisi, potenti. Al volto e al corpo. Per far male, per sentire il piacere del potere. Il potere di dominare il tuo avversario del momento. Il potere di sentire la sua vita nelle tue mani. Il potere di terrorizzarlo e con lui tutto il pubblico che osserva le tue abilità da picchiatore, da guerriero. E guai a chi osa contenere quella ferocia, guai a chi osa intromettersi ribellandosi a quegli attimi di delirio egoistico. Può essere fatale. Attimi adrenalina. Attimi di follia. Sfogo del proprio malessere profondo alla ricerca di senso dove di senso non ce n’è neanche un grammo e non ce ne sarà mai. Il culto dell’apparenza. Mode, tendenze. Vestiti e accessori che qualificano chi sei. Il tuo rango, la tua tribù, la tua missione. Scempiaggini adolescenziali che si trascinato per tutta la vita. Abiti senza dentro nessun monaco. Il culto del proprio corpo. Anni della propria vita spesi in palestra fino a sformarsi grottescamente. Anni della propria vita spesi in qualche centro estetico. Muscoli, tatuaggi, abbronzature, creme, peli. Anni passati allo specchio a gonfiare bicipiti e pettorali e provare nuove espressioni e pose da duro e da belloccio e da uomo vero o presunto. Miliardi di foto scattate sulla propria faccia. Da soli e in branco. Di continuo. Testando nuovi look e nuove location per aggiungere dettagli e sfumature al nulla più totale che ti divora. Apparenza che la modernità ha trasformato in un tutto di cartone. Miliardi di foto da scattare e poi selezionare e poi postare con cura sui social. La propria protesi esistenziale. La propria maschera digitale. Là dove si esibisce il tuo personaggio alla disperata ricerca di ammirazione, di consenso, di appartenenza, di identità. Miraggi. Drammaticamente futili. Fans, followers. L’opinione degli altri che determina perfino quella che hai di te stesso. L’opinione degli altri che determina chi credi di essere e chi alla fine ti riduci ad essere. Pollicini alzati, sorrisini, like. Alla spasmodica ricerca di una scappatoia alla mediocre vita quotidiana in cui sei incastrato. Alla ricerca di popolarità e successo e perfino di un biglietto d’ingresso per il paradiso. Per quel mondo vippato che però è anch’esso solo un miraggio, solo apparenza. E che è anch’esso vuoto. Luccicante, dorato, lussuoso, costoso. Ma sempre dannatamente vuoto. Un vuoto che fa male e che bisogna sedare in qualche modo. Riempiendolo con qualche sostanza e con qualche persona. Riempendolo con delle cose o dei soldi. Riempiendolo col feticismo del proprio corpo e della propria immagine. Oppure scappando da qualche parte. A perdere tempo o a lavorare. Oppure indossando la maschera del proprio personaggio digitale il sabato sera e scendendo in piazzetta. A sfogare violentemente i propri fallimenti esistenziali contro un povero ragazzo. Fino a spegnere per sempre il suo sorriso.

6 replies

  1. Purtroppo c’è chi facendo leva su questo vuoto fa un sacco di soldi, offrendo beni di consumo che promettono di farti amare, stimare, o almeno considerare …
    E chi ci guadagna sopra è anche chi, proprio grazie ai soldi, indirizza la società con le sue enormi pressioni.
    In fondo una persona che non sta male non è funzionale alla società dei consumi, perchè non ha vuoti da colmare di oggetti, e non compra, e non fa girare l’economia e il PIL.

    Ci avevano promesso il benessere e invece ci hanno dato il benavere, e l’essere si è perduto.

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  2. E’ intollerabile e insopportabile, ogni volta che succedono fatti simili, la catena di interviste che i media fanno ad: avvocati difensori, genitori, parenti, amici di queste belve violente, spietate, non umane, che massacrano l’incolpevole di turno. Tutti a spergiurare sulla BONTA’, NON VIOLENZA, TRANQUILLITA’ delle loro belve. ” Mio figlio è un pezzo di pane, non avrebbe mai potuto fare questa cosa!” Poi ci sono i video di questi non umani che squartano le proprie vittime….
    BISOGNEREBBE CHIUDERE IMMEDIATAMENTE TUTTE LE PALESTRE CHE CREANO QUESTI MOSTRI!
    Li allevano come i cani da combattimento, e poi: “Oh! C’e’ scappato il morto!…..” come è potuto succedere?
    E poi, c’è bisogno di ricordare che a casa di questi mostri trovano sempre ogni schifezza di cincaglieria fascista e nazista?

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  3. Si va bene, la società malata e tutto il resto. Qui mi sembra manchi un pezzo: questi sono delinquenti, hanno macchine da 80 mila € (a Colleferro ci compri una casa dignitosa, ma loro vivono con la mammina) e in generale uno stile di vita incompatibile col negozio di frutta.

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