Il mandato zero ed altri click

(Giuseppe Di Maio) – Si chiama “level up sistema meriti” ed è stato illustrato da Jacopo Berti, consigliere uscente della regione Veneto, in un video autoprodotto dal Movimento. L’intenzione è quella di selezionare una classe dirigente a 5 stelle attraverso un programma che evidenzi meriti e capacità dei candidati. Eccolo qua, questo è il partito di Casaleggio, la democrazia dei click che s’impossessa delle decisioni delle commissioni e delle assemblee.

Questo metodo è l’evoluzione di certe minuscole icone che testimoniavano la fedeltà partecipativa di un candidato, il livello di preparazione scolastica, i precedenti incarichi amministrativi etc, con le quali è stata selezionata l’attuale classe politica a 5 stelle. E col capitale di queste icone non è stato possibile evitare che tanti parlamentari del Movimento passassero al gruppo misto, che si scoprissero ad un tratto leghisti, renziani, berlusconiani. Non è stato possibile vederli tutti tagliarsi lo stipendio e che concordassero univocamente sulla linea del partito.

Insomma, con questo sistema, si vorrebbe rendere più persuasiva l’autocertificazione di onestà che ogni grillino sbandiera ai quattro venti per essere candidato. Con questo sistema si vorrebbe arginare la folla di disoccupati che hanno preso il Movimento come un tram su cui salire per trovare lavoro. E Casaleggio, ideologo della mutua come del resto anche Grillo, non ha ancora capito il valore intrinseco dell’onestà e la sua natura rivoluzionaria. Non hanno capito che nella società del Capitale la disuguaglianza è generata attraverso le decisioni politiche, insomma per mezzo del trucco e dell’abuso, cioè della disonestà. Dunque, l’onestà, non è solo un merito della nostra natura, ma un preciso disegno politico che attenua i rigori della lotta di classe e permette una diversa distribuzione della ricchezza.

Che questa natura, o meglio, questa coscienza politica, possa essere rilevata attraverso la frequentazione degli eventi a 5 stelle, dispero. La rete di collusioni che il Movimento si appresta a diventare, col sistema delatorio che tappa le falle spalancate nel sistema Rousseau, è il solo selezionatore di competenze che finora conosca. Il resto sono chiacchiere. Come può una colonna di spunte testare la coscienza politica, la profondità morale e le capacità d’intelletto? Questa è una cosa che Casaleggio prima o poi dovrà spiegare. E dovrà spiegare come questo sistema possa essere superiore al laboratorio politico territoriale e di vertice che produce la linea ideologica e politica. Cioè, dovranno ammettere che il semplice test delle abilità conseguite con il lavoro, non è sostituibile alla volontà politica. Giacché, come avrebbe detto Virginia, la capacità si allena, ma l’onestà o ce l’hai o non ce l’hai.

E oggi ci ritroviamo ancora una volta a votare uno dei frequenti compromessi in itinere per non distruggere l’unica possibilità di fare qualcosa di buono. L’obbligo dei due mandati è una sonora fesseria se preso alla lettera. E lo è ancora di più il mandato zero. Quanto al timore di produrre una classe politica che si corrompe con la frequentazione del potere, si può evitare con il vincolo di mandato e il recall che, se non possono ancora essere legge dello Stato, possono però essere praticati dalla comunità a 5 stelle. E in qualunque stato del mandato.

Virginia deve assolutamente ricandidarsi perché deve portare a termine la testimonianza pentastellata e la rivoluzione nell’amministrazione capitolina. Cinque anni di aggressioni della stampa romana e nazionale, fino al limite estremo del dileggio e dell’offesa, sono insufficienti a generare una coscienza civile nella popolazione della Capitale. Insufficienti a dimostrare la differenza tra il governo del M5S e quello degli altri partiti. Se ancora adesso devo ascoltare quel raccomandato di Calenda che parla di cinghiali nella monnezza, e Meloni che blatera d’incapacità, voto e firmo per concedere a Virginia la candidatura eterna al Campidoglio.

Ma oltre a pretendere che si dichiari esplicitamente quale idea di città si voglia inseguire, è tempo che il M5S decida anche quale idea di società sogna per il futuro.

7 replies

  1. Una classe dirigente di complici e compari si fa presto a costruirla (Berlusconi e Renzi ce l’hanno mostrato) perché la fedeltà
    al proprio interesse è molto più solida che non quella a un’idea, ed è immediatamente spendibile.
    Ciò che manca al M5S è una Ideologia (parola e concetto demonizzati ad arte dal mainstream neo-liberista) che fornisca una
    chiara base concettuale non solo riferita a “ciò che si vuole fare”, ma anche a “come si vuole farlo”.
    Escamotage del tipo “statuto non statuto”, “uno vale uno”, “non più di due mandati” possono servire come parole d’ordine nel
    momento in cui si getta il sasso nella palude stagnante e mefitica della politica italiana, ma poi, nel momento in cui alla protesta
    si sostituisce la responsabilità e la difficoltà del governo, si avverte la mancanza di un “pensiero più strutturato” a cui adeguare
    i comportamenti di chi quel pensiero condivide.
    Come “pensiero strutturato” non intendo che debba essere granitico ed immutabile, tutt’altro: la velocità con cui si evolvono
    gli scenari politici in Italia e nel mondo non consentono di autoconfinarsi in un sarcofago di cemento, ma piuttosto, una volta
    stabilita una non ambigua base ideologica in cui potersi riconoscere, si lasci ampio spazio alle “tattiche” di volta in volta più
    idonee a consentire la migliore (in quel particolare momento) attuazione del programma politico.

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  2. L’1 è lo 0, lo 0 è l’1.
    La guerra è pace, la pace è guerra.
    Neolingua…
    1984 Orwell…

    ps: Un conto è il mandato nelle realtà locali (comuni, regione) un conto è voler piazzare il sedere per 15 anni in Parlamento.
    I due mandati da Parlamentare hanno uno scopo sempre più attuale: oltre i due mandati il politico si crea i suoi lacché, la propria rete, i propri riferimenti, le proprie lobbies…cioè fa mafia. E con la camorra europea in giro è bene al massimo ridurli ad uno solo…

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    • Per quanto riguarda comuni, regioni, cioè il potere politico appendicolare, la reiterazione dei mandati crea in modo ancora più marcato la configurazione fisiologica testé descritta che non si palesa in un dolo plateale ma in una fisionomia politica economica e culturale che tende a strutturarsi in una roccaforte, relegando lo stesso concetto di pubblico in pieghe dal sapore privilegiato; il senso di essere un privilegiato si tramanda a partire dalle vecchie impostazioni scolastiche e da una cultura superiore che fa sempre riferimento al “baronaggio” di nobile stirpe. La società diviene così un essere a molti binari dove ognuno cerca la carrozza che maggiormente lo distanzi dalla massa per cercare di collocarsi nell’empireo degli intelletti, dove il fare e il pensare diviene la bacchetta in mano ad un direttore d’orchestra. Ma di nuovo l’uomo, ha poco oltre la sfera primitiva che dirige le scelte anche attraverso il semplice olfatto instaurando delle logiche comunicative che dal sub liminale sfociano nell’importanza istituzionale di essere investiti da qualcosa di sacro. Inoltre coloro che gravitano attorno alla politica riescono ad imporsi rispetto ad altre figure più anonime sommando ruoli e creando quello che in gergo poliziesco si definisce la mafia bianca, ossia la rete di interessi e accomandite che si riferiscono ad unità che a sua volta rimandano all’alveo politico e partitico. Quindi, parlare di lavoro in una realtà così dinamicamente statica, non solo ha un retrogusto ipocrita, ma impedisce l’evolversi di eventuali input che potrebbero innescare altri processi, cumulandosi verso le persone che si stanno affacciando al mondo del lavoro o che per vari motivi ne sono rimaste fuori.
      Quindi la logica politica dettata dal privilegio ha, per nascita, poche possibilità di ramificarsi in seno alla cittadinanza acclarando il popolo che resta invece la sua ultima misura a meno che non si tratti di servizi statali obbligati.

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    • @marcogiannini
      Vero, almeno in parte. La sua è una generalizzazione che prescinde dalla personalità politica del singolo parlamentare.
      E’ comunque buona norma essere prudenti e preveggenti, tanto che la proposta in discussione in queste ore non è
      riferita al numero di mandati parlamentari ma a quello dei mandati negli enti locali.

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      • Credo che le personalita” politiche a disposizione, in Italia, possano forse partire bene ma poi, come succede in natura, l’ossidazione dovuta all’esposizione al (parolona) “sistema” denaturi parecchie virtu’.

        Ma quella robba dello streaming? Decisioni, riunioni, simpatiche chiaccherate di Di Maio con il governo dell’Egitto. Oppure e’ roba da radicali liberi?

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