Il sì alla ricandidatura di Virginia Raggi a Roma cancella lo stop al terzo mandato

(Tommaso Labate – il Corriere della Sera) – «Per me non c’è nessun problema. Anzi, sono sicuro che sia la soluzione migliore. Dammi solo il tempo di parlarne con gli altri». Dietro la vicenda della ricandidatura di Virginia Raggi si nasconde una storia che in questo momento è persino più grande della corsa al Campidoglio, che comunque comincerà tra diversi mesi. Una storia che riguarda il futuro prossimo dell’alleanza organica tra Pd e M5S, che in queste settimane viene sperimentata solo in Liguria. Una storia che ha delle ricadute sulla tenuta del governo Conte, ovviamente.

E anche la ceralacca che sigilla una «pax» interna al M5S che vede fuori dai giochi, ed è un paradosso, forse l’unico amico vero che la sindaca di Roma ha tra le facce note del grillismo, e cioè Alessandro Di Battista. Una settimana prima che la Raggi formalizzasse la sua intenzione a riprovarci per il terzo mandato, subordinato ovviamente a un voto sulla piattaforma Rousseau, la sindaca parla con Beppe Grillo. Le recenti sortite di Di Battista le hanno mostrato come il «fondatore», se non è convinto dell’uscita estemporanea di uno dei suoi, sa ancora come graffiare.

Dell’ipotesi di fare un passo indietro chiamandosi fuori dalla campagna elettorale per il Campidoglio, in omaggio al comandamento dei «due mandati», nella telefonata non v’ è traccia. La sorpresa, semmai, riguarda la reazione di Grillo: non solo non si mette di traverso ma addirittura si dice d’accordo con le velleità della prima cittadina di riprovarci. «Dammi solo il tempo di parlare con gli altri», dice il padre nobile, che tra le grilline ortodosse ascrive ancora Roberta Lombardi, l’avversaria interna numero uno dell’inquilina del Campidoglio.

Una settimana dopo, Grillo ritorna dalla sua missione esplorativa consegnando alla Raggi un «sì» definitivo, che ieri assumerà la forma di un post sui social con la scritta «daje». D’accordo lui, tifoso numero uno del matrimonio Pd-M5S, che potrà realizzarsi al secondo turno delle elezioni capitoline quando il meglio piazzato dietro il centrodestra (la sensazione generale è che sarà l’esponente del Pd e non Raggi) sfiderà il candidato di Meloni e Salvini; d’accordo anche Di Maio, che archivia definitivamente il dogma dei due mandati, un tappo per l’intero sancta santorum pentastellato con l’esclusione di Di Battista, che di mandati ne ha solo uno; d’accordo anche Palazzo Chigi, perché la ricandidatura della Raggi tranquillizza la maggioranza e quindi i piani alti del Partito democratico, consolidando uno schema che senza la sindaca uscente sarebbe stato difficile da realizzare.

«Questa volta abbiamo realizzato lo schema Assassinio sull’Orient Express . Se siete alla ricerca di un colpevole, quel colpevole siamo tutti», ironizza citando il capolavoro di Agatha Christie un esponente pd di primissimo piano, uno di quelli più favorevoli all’intesa organica coi M5S. Senza Raggi, è il ragionamento, il blocco giallorosso si sarebbe incagliato sulla scelta del candidato. Con la Raggi in campo, il problema si risolve da sé. «Il meglio piazzato tra il concorrente del Pd e Raggi sosterrà l’altro». Grillo e Di Maio, Zingaretti e Conte. Questa volta, dietro le quinte, tutti dalla stessa parte della barricata.

17 replies

  1. Uno ad uno saltano tutti i principi su cui si basava il M5S. A Roma la Raggi sarà sconfitta, ma il M5S adotta una linea cara ai vecchi patiti, quella di ricandidare gli stessi per non dimostrare di avere fatto errori. Al M5S resteranno solo i fedelissimi incalliti .Il PD è ancora succube.

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  2. La politica non si fa con i dogmi.
    Quello del NO al secondo mandato era un dogma che aveva le sue giustificazioni ma anche le sue debolezze.
    Se si vuole Amministrare. e non limitarsi all’arraffare più che si può, bisogna imparare a farlo, facendo tesoro più
    dai propri errori che dai successi, e Amministrare una realtà complessa come la Capitale è mestiere estremamente
    difficile e gravoso, soprattutto se si è ricevuto in eredità un cumulo di macerie.
    L’ho sempre considerata un’idea peregrina quella di pretendere di disfarsi dell’esperienza e delle competenze di
    chi, lavorando duramente e onestamente, è riuscito ad accumularle: una sorta di suicidio di chi, stupidamente,
    ritiene che “Uno vale uno” e che i migliori possano essere tranquillamente rottamati e sostituiti da chi non ha ancora
    dato prova di possedere le doti per svolgere difficilissime funzioni.
    Grillo l’ha capito da un pezzo… l’intendenza seguirà!

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  3. Rosa Luxemburg: Dietro ogni dogma c’e’ la difesa di un affare.

    Gianroberto Casaleggio: Ogni volta che deroghi a una regola praticamente la cancelli.

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    • Dietro a ogni dogma non c’è altro che un “decreto o decisione” (non mi pare che ne siamo sprovvisti in questi giorni di comiche sul covid…).
      Da quando l’Occidente ha abdicato al suo dogma è precipitato nel più buio “dogmatismo”, il solo dietro al quale c’e’ la difesa di un affare, cosa che, forse inconsapevolmente, il resto della frase attribuita a Casaleggio conferma in pieno! Con buonissima pace della Rosellina…

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