L’Osservatorio di Pavia: mai intervistato dal servizio pubblico, nonostante il boom

(di Gianluca Roselli – ilfattoquotidiano.it) – La puntata di Otto e Mezzo di mercoledì 10 giugno in cui Lilli Gruber ha ospitato per la prima volta il generale Roberto Vannacci è stata una delle più seguite dell’intera stagione, con il 9,88% di share per 1 milione e 769mila telespettatori. Del resto, se ne sono accorti tutti i maggiori osservatori di tv: sarà per il suo linguaggio e per i suoi concetti semplici, comprensibili a tutti, ma il generale in televisione tira, cattura l’attenzione, fa ascolti. Per questo sembra assai strano che la Rai lo inviti poco, anzi quasi per niente.
Secondo i dati dell’Osservatorio di Pavia sulle presenze dei leader politici nella tv pubblica – che il Fatto ha avuto modo di consultare – nel mese di maggio il capo di Futuro nazionale non è mai stato ospite nei programmi Rai. Ma non è mai stato nemmeno intervistato o interpellato in quelle battute di cui sono pieni i pastoni dei telegiornali. E dire che maggio è stato un mese importante per il generale: il suo movimento è cresciuto parecchio nei sondaggi, si è votato per le Amministrative e la sua truppa in Parlamento andava aumentando di giorno in giorno. Il passaggio di Laura Ravetto da Forza Italia a Fn è datato 19 maggio. I programmi Rai, di solito assai attenti a ogni impercettibile movimento della politica, invece sembrano aver dormito. A maggio, appunto, Vannacci non s’è mai visto. Zero tituli, per dirla alla José Mourinho. Lo stesso vale pure per i suoi, almeno quelli più in vista: da Ravetto a Domenico Furgiuele, da Emanuele Pozzolo a Rossano Sasso fino a Edoardo Ziello. Meno di zero. La musica cambia se guardiamo agli altri leader di partito. Giorgia Meloni da capo del governo non fa quasi testo: il suo nome, come presenze e come vocali, nel mese di maggio compare 231 volte. Elly Schlein è presente 134 volte, Antonio Tajani 95, Matteo Salvini 80, Giuseppe Conte 66, Nicola Fratoianni 32, Angelo Bonelli 31, Carlo Calenda 28, Guido Crosetto 24, Matteo Renzi 18 e Maurizio Lupi 14. A seguire tutti gli altri: ministri, vice, sottosegretari, e poi parlamentari, specie quelli più in vista, come i capigruppo dei maggiori partiti. Per questo stupisce che il fenomeno politico del momento, l’unica vera novità del panorama nazionale, l’uomo che sta terremotando la destra nostrana, nella tv pubblica sia praticamente inesistente. Se ne parla molto, moltissimo, ma lo si ospita e lo si intervista assai poco. Quasi fosse un elefante nella stanza che è meglio non vedere, direbbe Pier Luigi Bersani.
Il sospetto è che tutto ciò risponda a una strategia precisa, che vi sia un input da Chigi o da Via della Scrofa verso Via Asiago: invitare il meno possibile Roberto Vannacci, non dargli spazio, così da tentare di arginarne la crescita. “Dentro la Rai sui temi politici nulla avviene per caso. Il fatto che Vannacci e i suoi non vengano intervistati o ospitati risponde di sicuro a qualche ordine piovuto dall’alto…”, fa notare un’autorevole fonte che conosce i meccanismi delle ospitate tv.
Discorso diverso se si guardano gli altri canali. Della puntata con Vannacci da Gruber abbiamo già detto. Per restare alla tv di Urbano Cairo, il 13 maggio il generale era in collegamento con L’Aria che tira di David Parenzo, sempre lì il 22 maggio era collegata Laura Ravetto, mentre il 3 maggio Emanuele Pozzolo era ospite a Omnibus. Il 12 giugno, inoltre, Sasso era da Parenzo, dove il 18 è tornata anche Ravetto, mentre il 15 giugno ancora Sasso era a Tagadà. Anche Giovanni Floris in passato ha ospitato più volte Vannacci a Di Martedì, soprattutto quando il generale stava ancora nella Lega. Ma il generale non si è negato neppure a Mediaset. In questa stagione tv l’europarlamentare è stato più volte ospite dei programmi del Biscione come Quarta Repubblica, Realpolitik e Dritto e Rovescio, mentre a 4 Di Sera si sono visti di più i suoi fedelissimi. Meno assiduo da Bianca Berlinguer, dove però è stato protagonista di una lunga intervista lo scorso 16 giugno.
Insomma, sembra che a snobbarlo sia solo la Rai. Inutilmente però, perché Futuro nazionale continua a crescere, nonostante il disinteresse della tv pubblica.