Non è ancora il tempo dei suicidi

(Giuseppe Di Maio) – No, non sono affatto d’accordo! Se Conte giudica una sconfitta la mancata alleanza col PD alle regionali, si fa portavoce per la prima volta di un progetto tutto personale. Il M5S, che nelle intenzioni di Grillo doveva essere un partito “biodegradabile”, non è ancora pronto a dissolversi nell’ambiente politico italiano. Non è ancora pronto a mischiare con chicchessia la sua vocazione di rivoluzionare la società e la politica italiane.

Nessuno più di un attivista può sapere quanto il Movimento sia oggi scaduto a cartello elettorale, e ognuno di noi sta aspettando con impazienza che i tempi imposti dall’emergenza covid consentano un congresso nazionale, giacché troppe questioni giacciono irrisolte. Prima fra tutte la selezione della classe dirigente. E dunque l’invalidazione di Rousseau, strumento rivelatosi inidoneo a scegliere tra i profili morali, politici e intellettivi degli iscritti. Da qui la trasformazione in vero partito che, oltre a elencare le cento norme della sua organizzazione, dichiari esplicitamente in quale senso promuove il “cambiamento” della società.

Le 5 stelle e i suoi originari programmi modernisti non bastano più a generare un completo senso politico. Oltre alle benvenute riforme dell’amministrazione pubblica, alla digitalizzazione (come da programma) della macchina dello Stato, alla protezione economica concessa a numerosi ceti produttivi, all’impulso impresso a tutto il mondo del lavoro con il previsto abbassamento del cuneo fiscale, c’è bisogno ora di sapere chiaramente l’entità della redistribuzione della ricchezza che il M5S propugna con la sua politica. E in questo progetto ci dovremmo trovare nostri alleati il PD e le sue bande? Dispero!

E’ innegabile che la maggior parte delle nostre riforme siano state possibili proprio con la Lega, cioè col nostro nemico più dichiarato. Con un soggetto politico, cioè,  reazionario e totalmente votato alla tutela degli interessi padronali. Tanto distratto dai suoi obiettivi elettorali da non leggere nemmeno i provvedimenti che firmava. Ma questi del PD i provvedimenti li leggono. E non li firmano. Già! Altrimenti come mai, al di là delle ragioni dell’emergenza, si sta segnando il passo col programma riformatore del Movimento?

Perché, dopo aver obbligato il PD a tagliare il numero dei parlamentari (conditio sine qua non dell’alleanza), non si è proceduto oltre? Perché il salario minimo langue nel cassetto dei presidenti di Camera e Senato? Perché la riforma della giustizia non vede la luce? Perché l’annunciata riforma delle pensioni improntata al ricalcolo contributivo e alla rivalutazione delle minime è restata lettera morta? Che ne è della riforma del fisco e della sua progressività? E ancora: come mai non si riesce a togliere le concessioni autostradali ai privati? Come mai le grandi opere inutili non ricevono una stigmatizzazione definitiva da questo governo? Anzi, proprio in questa provvisorietà risorgono gli spettri del ponte sullo stretto, i defunti vitalizi, e persino la revisione del processo Mediaset e la riabilitazione di Berlusconi.

Forse più timidamente, ma il bleso romano non è da meno del fanfarone milanese. Anche a lui interessa la distruzione del virus a 5 stelle nella politica italiana, anche lui vuole annullare quel 4 marzo 2018 che ha punito tutte le vecchie bande di partito. E perciò desidera che questo governo abbia un’anima, che parli con una sola voce ideale, cioè che azzeri il Movimento e che sposti il suo residuo elettorato nell’area PD. E sì! Giacché l’obiettivo è battere la destra razzista e populista, è vincere Salvini e la Meloni.

No, ineffabile Zinga: l’obiettivo è aiutare il popolo italiano. Liberarlo dal peso della lotta politica e affrancarlo dagli abusi della sua classe dirigente. Liberarlo da te, che avresti un programma vasto di riforme e che invece ti affliggi per la mancata alleanza alle regionali. Ecco, quando avrai fatto approvare tutte le riforme che hai messo nel rifiuto della carta, e avrai smesso di guidare il partito degli omosessuali e dei migranti, quando avrai capito che la politica decide principalmente dei rapporti sociali e, solo dopo, di quelli civili, allora forse se ne potrà riparlare.

5 replies

  1. Parole al vento: il M5S ha abdicato alla sua anima e alle sue lotte originarie nel momento in cui ha accettato l’alleanza di governo con il partito che più di tutti incarna quello contro cui il M5S lottava: l’establishment, il sistema di potere tentacolare e incancrenito e incapace di rinnovarsi, di mettersi in discussione, il poltronismo nella sua forma più pura.
    Di Maio dice “E’ innegabile che la maggior parte delle nostre riforme siano state possibili proprio con la Lega, cioè col nostro nemico più dichiarato”: ma la Lega è diventata il nemico più dichiarato solo dopo l’agosto 2019. Il PD è il nemico numero 1 (forse 1,5 se contiamo Forza Italia, che però è solo l’altra faccia della moneta del PD) da sempre.
    E il PD è molto, molto più abile e furbo della Lega. Non farà mai passare niente del M5S, ma non lo farà con la faccia truce come Salvini, che magari urlava no e poi diceva sì: il PD lo fa sottotono, con quellla solfa da partito responsabile che non vuol far cadere il governo, ma dice un NO non superabile.
    L’alleanza PD-M5S condannerebbe l’Italia intera all’immobilismo più totale.

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  2. Grande Di Maio, è tutto troppo vero e se il M5S non rialza un po’ la cresta allora può già dichiararsi dissolto. E per alzare la cresta intendo proprio la trasformazione in un vero partito ma con continuo ascolto della base: dove sono infatti le votazioni per le decisioni importanti che proponeva il tuo omonimo Luigi? Non si da’ più ascolto agli attivisti? I “nostri” politici non devono più renderci conto di niente?
    Io sono con Di Battista, è tempo di un congresso nazionale e di rimettere i puntini sulle i soprattutto col PD!

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  3. Se avessi scritto io quest’articolo invece che Di Maio nessuno si sarebbe accorto della differenza.
    Lo vado scrivendo da anni che è ora di crescere, di abbandonare i calzoni corti del Movimento, del partito-non-partito,
    dello statuto-non-statuto, dell’orgoglioso “Noi siamo contro tutte le ideologie!” che non significa nulla se non che non
    hai, per scelta, una strada chiara e diritta da seguire.
    Il Movimento deve diventare un vero Partito, con regole non ossificate e strutture agili ma riconoscibili, uscendo dall’ambiguità per cui
    sotto le sue bandiere, per un breve periodo, si sono raccolti neri, rossi, bianchi e gialli, ognuno convinto che il Mov dovesse
    seguire la strada che a loro piaceva.
    Chi l’ha detto che il Partito Vattelapesca in cui si trasformerà il Mov debba essere per forza, per maledizione divina, un
    Partito Come Gli Altri?
    Si distinguerà, e di molto, dagli altri per la classe dirigente che riuscirà e selezionare e scegliere senza andarla a pescare nelle
    patrie galere o nelle aule dei tribunali; si distinguerà per i programmi incentrati sulla crescita sociale, civile, culturale, economica
    del Paese; si distinguerà per l’azione politica volta, giorno per giorno, a tutelare l’interesse dei cittadini sopra quello di
    lobby e clientes.

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