Berlusconi si stava trasfigurando ma un nastro ce l’ha ridato

23/03/2016 Roma, Berlusconi visita il comitato elettorale per Bertolaso Sindaco

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Fino a qualche giorno fa, Silvio Berlusconi godeva del meritato riposo, circondato dall’affetto dei suoi cari e dalla riconoscenza degli azionisti Mediaset. Perfino i tanti nemici del passato, anch’essi ormai incanutiti, deposte le armi sembravano non serbargli astio alcuno, non coltivando più memoria, delle trascorse pugne. E se si parlava di lui si aveva cura di farlo sottovoce, come in certi caldi pomeriggi estivi accade con gli ottuagenari assopiti sotto il tiglio, cullati dal frinire delle cicale. Delle sue antiche birbonate si era perso perfino il ricordo, retrocesse a innocenti gherminelle quando le cronache, per esempio dopo un trasloco, tornavano a imbattersi, per dire, nel lettone di Putin, o nel palo della lap dance, o nell’atelier per infermiere sexy. Quanta nostalgia. Di tanto in tanto rilasciava un’intervista, per dichiararsi a favore del Mes e per fantasticare di nuove maggioranze (immaginate in realtà dagli amanuensi all’uopo stipendiati). Testi che egli faceva finta di approvare prima di perdersi nella luce declinante del giorno.

Tutto sembrava andare nel verso giusto, con la definitiva trasfigurazione del Caimano nel nonno buono delle favole quando, da parte di mani irresponsabili (e forse ostili), fu diffuso il nastro fatale. Sulla bizzarra natura del quale non ci soffermeremo, se non per denunciare il formidabile danno prodotto alla reputazione di un uomo che non meritava ulteriori sofferenze. Poiché, improvvisamente riemerso dal passato, il penoso reperto del defunto giudice Amedeo Franco non ha toccato di una virgola la sentenza di condanna. In compenso ci ha restituito di colpo, l’album di un Silvio che avevamo volentieri dimenticato. Con le immagini dell’incallito imputato in fuga dai processi. Del premier delle leggi “ad personam”, del gigantesco conflitto d’interessi televisivo, dell’editto Bulgaro contro Biagi, Santoro e Luttazzi. Fu lui che ospitò lo stalliere Mangano, spedito da Cosa Nostra? Il socio del condannato per mafia Marcello Dell’Utri? L’artefice dell’umiliante prostituzione del Parlamento all’incredibile balla di Ruby, nipote di Mubarak? Sì, fu proprio lui. Avevamo rimosso quasi tutto nell’illusione che, come il Jean Valjean di Victor Hugo, braccato dalla legge, il dono della grazia lo avesse riscattato concedendogli un’onesta vecchiaia. Ci hanno pensato i suoi amici a restituircelo tutto intero.

5 replies

  1. Parla per te, caro Padellaro!
    Per quanto mi riguarda non ho dimenticato nemmeno una delle sue innumerevoli mascalzonate.
    E, al contrario di te e tanti altri giornalisti o presunti tali, non ho dimenticato nemmeno da dove è venuto costui e a chi
    e a quali “famiglie” e “logge” abbia giurato obbedienza.

    Oh sì, dei suoi contatti con la mafia s’è parlato e si parla ancora anche in sede giudiziaria, ma com’è che il discorso
    “massoneria deviata” è stato praticamente archiviato e nessuno, nemmeno voi, osa aprir bocca al riguardo?
    Se ne potrebbe dedurre che andare a rimestare nella palude mefitica delle logge coperte sia più pericoloso che non
    andare a stuzzicare la cupola mafiosa e i suoi agganci politici.

    La reticenza a scrivere della pervasività della massoneria, installatasi in molti degli ambiti apicali della pubblica amministrazione,
    della magistratura, della Confindustria, delle forze armate e forze dell’ordine, dell’università, dei mezzi di informazione e degli albi
    professionali, è uno dei punti di forza dei nipotini di Licio Gelli.

    I primi anni ’90, in concomitanza con la presa del potere del “fratello” Berlusconi, furono quelli in cui fu sferrato un poderoso
    attacco, in ogni parte del mondo occidentale, contro le conquiste popolari di un accettabile livello di Welfare e di tutela dei
    diritti dei lavoratori.
    Sindacati e partiti socialisti e socialdemocratici furono infiltrati e corrotti, distruggendo un po’ alla volta ogni autentica rappresentanza
    dei ceti popolari che si ritrovarono allo sbando, non avendo compreso la reale portata del crimine sociale che si stava consumando ai loro danni.

    Eppure le tracce di questo percorso restauratore sono ben chiare nelle cronache di questi ultimi trent’anni, ma è mancato chi le
    raccogliesse e le raccontasse, perché chi avrebbe avuto il dovere di farlo, una onesta informazione, s’è sempre schierato (con
    pochissime eccezioni) dalla parte di chi aveva tutto l’interesse a confondere le idee ai cittadini.

    Oggi l’attacco di Logge e Lobby contro chi ha osato sfidarle è furibondo, incessante e forsennato, e forse sarebbe bene che
    voi giornalisti lasciaste perdere vecchie storie di Ruby e Cene Eleganti per concentrarvi più sui “mandanti” che sugli
    esecutori.

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  2. Vero…le innumerevoli malefatte/collusioni vanno classificate in ordine di importanza altrimenti vengono sempre fuori le solite Ruby-story ecc. che sono solo “birichinate” rispetto alla gravita’ di tutto il resto. Tuttavia se ci mettiamo a riprendere Padellaro, con tutto il resto della categoria cosa mai dovremmo fare? Escludiamo quelli del F.Q. e pochi altri ovviamente.

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    • @Eq62
      Vedi, Padellaro ha (quasi) tutta la mia stima e non l’ho mai considerato un nemico.
      E’ pur vero che spesso è ambiguo; ha la tendenza a dire le cose con giri di parole tali che, all’occorrenza, può
      sempre affermare che in realtà lui intendeva significare tutt’altra cosa, al contrario di Travaglio che è molto più
      diretto.
      In quanto alla redazione del FQ, tanto di cappello, anche se certi “infiltrati” alla Stefano Feltri (tornato nel nido natìo)
      o Gad Lerner o una nutrita schiera di ineffabili blogger mi riesce difficile digerirli.
      Valutazione personale e per ciò stesso partigiana, ben s’intende, ma questo spazio esiste proprio per raccogliere
      opinioni e valutazioni personali.

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      • Egregio Piero, Padellaro continua a tirare la volata al PD. Il “patto del Nazareno” lo ha stilato con B. il PD o chi? Pertanto B. è un soggetto politico come un altro, per loro. Meglio non svillaneggiarlo troppo.

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