(Dott. Paolo Caruso) – Un depistaggio infinito ha accompagnato i trentaquattro anni trascorsi da quel 19 luglio 1992 giorno della strage di via D’ Amelio che fece seguito, 57 giorni dopo, all’ attentato di Capaci e alla tragica morte di Giovanni Falcone. Nonostante i tanti processi che hanno infiammato le aule del Tribunale di Caltanissetta nel corso dei decenni non si è riusciti a diradare ( o meglio voluto ) la nube ” tossica ” che ancora oggi ricopre come un sarcofago quello che resta di quelle verità. Nulla di nuovo è emerso da quel pozzo nero che racchiude i tanti misteri che hanno attraversato gli anni più tristi della Storia repubblicana italiana. Una storia di depistaggi che ha lasciato solo sconforto e una lunga scia di polemiche. Tanti interrogativi restano senza risposta così come restano occulti i veri mandanti. Mafia, politica, massoneria, servizi deviati, estremismo nero, un concentrato di interessi che ha fatto da vero detonatore. Non sarà di sicuro la Meloni a dare una svolta politica ne tantomeno la tanto chiaccherata Presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, entrambe legate a quell’area opaca del Paese che avrebbe potuto portare alla pista nera. Pista convenientemente abbandonata, privilegiando piuttosto il mondo riduttivo degli appalti. Un nuovo scenario che tende a sminuire le cause che hanno portato alle stragi. È ancora vivo tra la gente il ricordo di quel tragico 19 luglio quando l’esplosione di una automobile uccise Paolo Borsellino e la sua scorta, facendo ripiombare Palermo due mesi dopo la strage di Capaci nella Beirut degli anni ’80. Purtroppo, dopo ripetuti processi che hanno solo lambito le cosche mafiose, la “normalizzazione” già avviata dalla “schiforma” Cartabia ha trovato seguito nell’operare dell’attuale Ministro della giustizia Nordio, il quale dopo l’abolizione del reato di Abuso d’Ufficio e del reato di Traffico di influenze, cerca di limitare l’ uso delle intercettazioni, strumenti fondamentali soprattutto per le indagini di mafia e corruzione, voluti fermamente da Falcone e Borsellino. La riduzione dei tempi di prescrizione, lo scudo dei politici, stridono con tutte le promesse di legalità fatte dalla ” Ducetta della Garbatella “. Oggi infatti con scelte sconsiderate cerca di ostacolare sempre più la Magistratura o come nel caso del gioielliere Roggero condannato per duplice omicidio si lascia andare a giudizi severi come qualsiasi altra popolana della Garbatella. Ha abdicato da tempo a quei valori di legalità cui la destra si ispirava, e in cui l’Uomo Borsellino, integerrimo servitore dello Stato, si ritrovava. Il pensiero espresso in più occasioni da Paolo Borsellino, per cui ” I partiti non devono soltanto essere onesti ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati”, viene oggi dileggiato dai fatti, e di sicuro non trova seguito nei comportamenti dello stesso partito della Premier ( caso Santanchè, la vicenda Delmastro e la mancata autorizzazione dell’ utilizzo delle chat da parte della Procura di Roma, e in Sicilia i casi corruttivi Galvagno e Amata ). Fratelli e Sorelle d’Italia tutt’altro che trasparenti. La presenza della Meloni nei giorni scorsi a Palermo per la cerimonia dello svelamento della Croma di Falcone non nasconde di certo le contraddizioni tra l’ eredità morale di Paolo Borsellino e le sue politiche di governo. Una passerella elettorale quella di Palermo e nulla più. Tele Meloni ha inondato gli schermi televisivi con l’enfasi che la caratterizza, rimarcando i passi avanti fatti dal governo nella lotta alla mafia, nella lotta alla corruzione e alla evasione, tralasciando tutte le negatività rappresentate dalla riforma Nordio. Ancora una volta nulla di nuovo sotto il sole rovente di questa estate palermitana. I cittadini, poco proclivi ai rituali del momento, si chiedono allora quanta ipocrisia attraversi questa destra sempre pronta a tutelare la casta di governo e a scoraggiare la ricerca della verità anche in seno alla commissione parlamentare antimafia. Una Meloni che nasconde la sua ambiguità dietro la figura di Borsellino, una sorta di passaporto della legalità di questo integerrimo Magistrato, di questo Uomo che con il suo esempio ha dato lustro alla Sicilia e all’ Italia intera, smascherando in parte i tanti “Ominicchi” che si annidano all’ interno dei Partiti e nelle stesse Istituzioni.