Se non ci ammazza il Covid, ci penseranno le liste di attesa

(Paolo Russo – la Stampa) – Mentre i reparti Covid si svuotano, 410mila pazienti che hanno dovuto rinviare interventi chirurgici programmati rischiano di dover aspettare altri 6 mesi perché arrivi il loro turno. E stessi tempi si prevedono per ben 11 milioni di italiani che hanno saltato visite di controllo e accertamenti. Magari per vedere se una terapia anticancro sta dando i risultati sperati o se quel dolore al petto non nasconda un problema di cuore serio. Tant’ è che uno studio della società italiana di cardiologia parla di morti triplicate solo per infarto.

E’ questa la vera, nuova emergenza sanitaria che ci lascia in eredità il Coronavirus, dopo che a marzo ambulatori e ospedali hanno lasciato aperte le loro porte solo a chi aveva problemi di salute gravissimi o improcrastinabili.

Secondo uno studio condotto da Nomisma, il lockdown ha fatto slittare a tempo indefinito oltre 400mila interventi in sala operatoria. Il maggior numero di interventi saltati sono quelli a ossa e muscoli, 135.700 pari al 79% del totale, seguiti degli interventi all’ apparato circolatorio (54mila, il 56% del totale) e al sistema digerente, altri 39mila, pari al 65% del complesso.

«Considerando che nei nostri ospedali si eseguono 4 milioni di interventi l’ anno e ipotizzando che al massimo potremo aumentare l’ attività del 20% per smaltire l’ arretrato serviranno almeno sei mesi», spiega Carlo Palermo, segretario nazionale dell’ Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri. «Il rinvio per così tanto tempo di accertamenti e interventi in sala operatoria potrebbe costare 20mila morti a fine anno solo per le malattie cardiovascolari», denuncia. Per poi offrire delle soluzioni: «assumere medici con contratti a sei mesi e incentivare la libera professione negli ospedali pubblici, che almeno ha prezzi calmierati».

Che sarà un’ estate ancora più bollente nei nostri ospedali lo conferma Vincenzo Vergallo, presidente dell’ Aaroi, l’ associazione dei medici anestesisti e rianimatori. «Abbiamo già accumulato una montagna di ferie ed ora dovremo sicuramente accontentarci di fare vacanze ridotte d’ estate. Ma serve assumere perché non sarà facile smaltire gli arretrati rispettando le regole di sicurezza che prevedono di sanificare la sale operatorie dopo ogni intervento e di contingentare le visite pre-ricovero».

Stessi problemi negli ambulatori specialistici, chiusi fino a ieri quelli ospedalieri e funzionanti al 40% gli altri. Il Sumai, l’ organizzazione dei medici che ci lavorano, stima siano ben 11 milioni le visite rinviate durante il lockdown. «Se mediamente ciascuno di noi visitava venti pazienti al giorno, durante l’ emergenza abbiamo avuto sulle quattro prenotazioni per i casi più gravi, ed alcuni nemmeno si presentavano per paura del contagio», racconta il presidente Antonio Magi, che è anche a capo dell’ Ordine dei medici di Roma.

«Ora andranno ad ingolfare liste di attesa già insostenibili, per questo chiediamo un piano di emergenza per affrontare anche la nostra Fase 2». Qualche idea c’ è già, «come impegnare gli specialisti ambulatoriali per 38 ore settimanali anziché le 22 oggi di media e utilizzare la telemedicina per il controllo a distanza dei malati cronici quando si tratta di accertare solo l’ aderenza e la risposta alle terapie», propone Magi. Di soldi per la sanità ora ce ne sono. Si tratta solo di spenderli bene e fare in fretta.

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