La casa delle libertà

(Giuseppe Di Maio) – No, non è una guerra. Se fosse stata una guerra, al primo boicottaggio sarebbe scattata la legge marziale. E’ piuttosto un gioco, il solito gioco, dove ognuno si cuce addosso ai propri interessi il senso di libertà e di giustizia, se lo adatta di volta in volta, e lo rinnega senza battere ciglio non appena cambiano il panorama politico, le alleanze, l’opportunità del momento.

Persino all’ineffabile Cartabia, che pare sorta da un corteo di vergini nella pietra di un ipogeo, vestale dei diritti teorici e delle garanzie private, nemmeno a lei interessa un fico secco della realtà. Noi le lasciamo il diritto di reputare più importante la Costituzione della sua salute. Lei ci lascerà il diritto di pensare che curarla durante la sua infezione di coronavirus sia stato un danno per la collettività. Se uno crede che sia già tutto scritto (salvo quando gli interessi degli amici vogliono fare man bassa dei beni collettivi), se crede che sia inutile adattare le relazioni politiche e sociali alle necessità del momento, allora si può anche evitare di far ricorso alla volontà popolare e rimettere il governo del paese nelle mani dei giudici della più Alta Corte.

Qualche giorno fa, A. Di Battista il redivivo, ha prodotto un lungo elenco di testate editoriali appartenenti a John Elkann, il cui impero ha sede fiscale in Olanda. Ha trascurato i numerosi giornali e televisioni di Berlusconi, i non pochi giornali e giornaletti di Francesco G. Caltagirone, e altri arzilli possessori di tv private e riviste d’ogni genere che sarebbero sterminati da una buona legge sull’editoria. Tutta l’opinione è nelle loro mani. Essi plasmano quotidianamente la coscienza degli italiani, i loro gusti, il giudizio e le propensioni politiche.

Dai loro abbozzi ora saltano fuori nuovi di zecca i diritti costituzionali, dalle loro logge prendono voce i parlamentari a stipendio, a mazzetta, a vitalizio e, com’è stato dal giorno successivo al 4 marzo 2018, tutti vogliono che il M5S sparisca. Guai, se il governo Conte riesce a portare l’Italia fuori dalla pandemia, guai se nonostante i debiti contratti e le sofferenze patite si delinea un orizzonte futuro in cui gli italiani possono sperare. Le fake news sostituiscono le poche notizie vere, Mario Draghi visita i sogni politici di più d’un connazionale.

Vogliono la libertà! Di poter uscire a lavorare, produrre ed esportare, come negli interminabili elenchi di Salvini che parla agli italiani nel suo alfabeto per ipoacusici. Vogliono lavorare e produrre, ma totalmente avversi ad un salario minimo, a un reddito e a una pensione degni. Vogliono esercitare le libertà costituzionali senza aumenti delle tasse, senza leggi che puniscano la corruzione… Però se si propone loro di regolarizzare i lavoratori stranieri che scappano dalle serre per paura del contagio, allora essi si oppongono. Sicché per avere schiavi che garantiscano i pomodori in tavola a 2 euro il chilo, tra un po’ non ne avremo manco per condire gli spaghetti.

Nell’inoperosità a cui ognuno di noi è incatenato, qualunque spirito selvatico dichiara guerra al proprio governo oppressore. No. La vostra libertà non viene prima della salute degli altri. Ed io e la mia salute non vi concediamo alcun lasciapassare. Quando l’emergenza sarà finita, allora potrete esercitarla senz’alcun limite. Potrete donarla per una pipa di tabacco a Meloni a Renzi o a chi vi pare, a quei furboni a cui non frega niente oggi della vostra salute come ieri non fregava niente della vostra libertà.

Questa è la solita guerra, in cui ancora una volta si spegne la superiorità degli italiani, di imprendere ideare e produrre cose che tutto il mondo ci invidia. Questa è la guerra in cui il genio millenario è ancora una volta soffocato dalla crudeltà del nostro spirito privato. Giacché governare gli italiani non è difficile, come recita la più famosa e controversa delle citazioni, governare gli italiani è del tutto inutile. Se lo ricordi bene il M5S che spera nella riconoscenza popolare, se lo ricordi bene l’avvocato premier prima di continuare a farci da patrocinatore.

1 reply

  1. Più che “Casa delle Libertà” direi “Cassa (da morto) delle Libertà”.
    Se qualcosa è cambiato dai tempi di Berlusconi è cambiato sicuramente in peggio… sembra impossibile,
    ma Salvini e Meloni ci sono riusciti.

    "Mi piace"