(di Giovanni Parente, Marco Mobili – il Sole 24 Ore) – C’è un modo particolarmente efficace per aumentare le tasse senza dare troppo nell’occhio: evitare di chiamarle tasse. Basta intervenire sul prezzo di un pacchetto di sigarette, aumentare il prelievo sul gioco d’azzardo o infilare nuovi oneri nella bolletta della luce e il conto ai cittadini è servito. Il risultato, infatti, non cambia: lo Stato incassa di più e il cittadino paga alla cassa o allo sportello.

Solo che in questi casi il conto arriva attraverso canali diversi da quelli tradizionali, senza passare necessariamente dalla busta paga o dalla dichiarazione dei redditi; o ancora senza ricevere una cartella esattoriale o doversi confrontare con una nuova aliquota, perché comunque sia il prelievo aggiuntivo scatta in automatico nel momento in cui si beneficia di un servizio, come quello della fornitura della luce, o nel momento in cui si paga, per l’acquisto di sigarette, svapatori o di azioni, o ancora per una giocata alle Slot.

Mettendo insieme solo queste voci si arriva in tutto il periodo di proiezione (a partire dal 2027 e a seguire con gli anni successivi, a seconda di quello in cui ciascuna misura produrrà gli effetti) a un totale di almeno 5 miliardi di euro. Un conto che potrebbe addirittura lievitare se le previsioni di incremento della Tobin tax si traducessero in realtà anche dopo il 2027, senza che si verifichi una riduzione della base imponibile di riferimento.

Facciamo un passo indietro. Il Ddl di Bilancio 2027 offre diversi esempi di questa fiscalità che chiameremo invisibile. […] Parliamo delle bollette elettriche. La manovra prevede che una parte degli aiuti alle imprese contro il caro energia sia finanziata ricorrendo agli oneri di sistema presenti in tutte o quasi le bollette.

La componente destinata al sostegno delle fonti rinnovabili dovrà garantire 2,6 miliardi di euro nel biennio 2029-2030: 1,4 miliardi nel primo anno e 1,2 miliardi nel secondo. Certo, la data è lontana ma resta il fatto che già oggi il Governo mette sul piatto un prelievo aggiuntivo che potrebbe arrivare anche fino 100 euro a utenza, Iva inclusa. Un balzello aggiuntivo che il cittadino paga con i consumi quotidiani, a cui certo non può rinunciare.

L’altra tassa che si paga direttamente alla cassa è quella sui tabacchi. La manovra anticipa al 1° luglio 2027 gli aumenti delle accise, che erano già programmati per il 2028. Per le sigarette significa un doppio rincaro nell’arco dello stesso anno: il primo a inizio anno, il secondo al 1° luglio.

Secondo le stime circolate, l’aumento complessivo potrebbe essere tra i 40 e i 50 centesimi a pacchetto. […] Un intervento che la relazione tecnica stima in risorse aggiuntive per circa 112 milioni.

Un ulteriore capitolo è quello del gioco d’azzardo. Nel mirino del governo sono finiti anche gli apparecchi da intrattenimento come le slot e le videolottery. Nell’aumentare il prelievo erariale unico (Preu) sulle giocate dal 24 al 25% per le slot e dall’8,6 al 9,6% per le videolottery, il Governo ha incrementato anche la singola puntata che è passata da uno a due euro, consentendo comunque una vincita più elevata da 100 a 200 euro.

La manovra conta di ricavare da queste modifiche oltre 1,1 miliardi nel prossimo triennio e una parte di queste risorse destinate a far quadrare i saldi di finanza pubblica arriveranno proprio dai consumatori con la loro giocata da 2 euro.

Di certo, invece, c’è che i risparmiatori si troveranno a fare i conti dal 2027 con un altro rialzo della Tobin tax sulle transazioni finanziarie. In questo caso «tax» c’è nel nome e quindi è un aumento di tasse “dichiarato”.

Si tratta del secondo aumento di fila di aliquote a distanza di un anno. Il Ddl di Bilancio prevede, dal 1° gennaio 2027, il raddoppio delle aliquote della Tobin Tax sui trasferimenti azionari: quella ordinaria, applicabile ai trasferimenti che non avvengono su mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione, sale dallo 0,4% allo 0,8%, mentre per le operazioni effettuate su tali mercati passa dallo 0,2% allo 0,4 per cento.

Resta ferma, per queste ultime, l’esenzione relativa alle azioni di società con capitalizzazione media inferiore a 500 milioni di euro. Raddoppia anche l’aliquota sulle negoziazioni ad alta frequenza, dallo 0,04% allo 0,08 per cento. L’impatto dell’aumento si può comprendere con un esempio: su un trasferimento azionario soggetto all’aliquota ordinaria (quindi fuori da mercati regolamentati), con il calcolo su una base imponibile di 10.000 euro, la Tobin tax passa dai 20 euro del 2025 ai 40 euro del 2026, fino a raggiungere gli 80 euro nel 2027.

Agli ulteriori incrementi di aliquota la relazione tecnica alla manovra delinea maggiori entrate per 1,38 miliardi di euro all’anno a partire dal 2027. Ma cosa succederebbe se la base imponibile dovesse “sgonfiarsi”, ossia si riducessero le transazioni soggette a Tobin tax? Per ora il 2026 ha registrato una corsa del gettito anche dopo l’aumento scattato a inizio anno: da gennaio a settembre le entrate hanno sfondato il miliardo di euro (+90,2% sul 2025). Anche in questo caso, la scommessa è aperta.