Le ansie di Meloni per il novembre di scioperi. La “minaccia” di medici e poliziotti. Anche categorie “amiche” come le forze dell’ordine annunciano “mobilitazioni senza precedenti”. E pure il mondo della scuola si potrebbe fermare. La strategia del governo

(di Luca Roberto – ilfoglio.it) – Da qui a fine novembre sono in calendario più di dieci scioperi (anche se ieri le sigle del personale di Italo hanno comunicato di aver cancellato la mobilitazione del 9 dopo la prescrizione della commissione competente). Il più partecipato dei quali, si presume, va da sé, sarà quello generale indetto dalla Cgil di Maurizio Landini contro la legge di Bilancio (ancor prima che fosse disvelata). In contemporanea allo sciopero generale convocato in tutta Italia dalle sigle studentesche. E a una mobilitazione dei Cobas. Si capisce allora perché Giorgia Meloni e il governo non si sentano affatto rasserenati dall’idea che altre mobilitazioni si possano aggiungere al già fitto cronoprogramma. Soprattutto vista la piega presa dai cortei e dalle manifestazioni nelle settimane passate. La maggiore apprensione, dalle parti di Palazzo Chigi, l’hanno ingenerata proprio le dichiarazioni dei rappresentanti delle forze dell’ordine. “Nessun impegno concreto, nessuna traccia delle risorse stimate e promesse per la previdenza dedicata. La lettura della bozza della legge di Stabilità rivela un quadro sconcertante per le donne e gli uomini in uniforme. Nonostante le ripetute rassicurazioni ufficiali, giunte sia attraverso annunci pubblici sia durante i tavoli negoziali da parte di ministri ed esponenti di spicco dell’esecutivo e della maggioranza, il governo ha tradito la parola data al personale della Polizia di stato e dell’intero comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico”, ha commentato nei giorni scorsi Felice Romano, segretario generale del Siulp, primo sindacato della Polizia per numero di iscritti. Anche per questo, ha aggiunto Romano, “se il governo manterrà questo atteggiamento di netta chiusura, il sindacato non esiterà ad avviare una stagione di protesta senza precedenti”. In sostanza: scioperi e mobilitazioni che porterebbero le forze dell’ordine a sfilare dall’altra parte rispetto all’usuale. Il Siulp, va detto, non è il riferimento diretto del centrodestra, è vicino alla Cisl e si ritene indipendente dalle forze politiche. Ma segnala un malumore che nelle ultime settimane si è mosso trasversalmente alla categoria. Anche per questa ragione Forza Italia e il vicepremier Antonio Tajani hanno provato da subito a cavalcarne la protesta, dicendo che “rimane da risolvere il problema della previdenza dedicata ai militari e alle forze dell’ordine. C’è un pacchetto di oltre 4 miliardi e dovrà essere individuato cosa si può fare. Ci saranno degli incontri già nei prossimi giorni del ministro Zangrillo con i rappresentanti sindacali, con le amministrazioni. Per Forza Italia questa è una priorità quindi durante il dibattito parlamentare faremo di tutto”. Lasciando intendere che anche il confronto parlamentare, convocando in audizione le sigle “scontente”, possa essere un modo se non altro per ascoltarle e in qualche modo prendere tempo rispetto all’indizione degli scioperi.
Ci sono però anche altre categorie pronte a dare seguito allo scontento sullo manovra. In primis i docenti e il personale della scuola, che hanno già in programma un sit-in organizzato da Cisl Scuola, a Roma, l’11 novembre, a cui aderiranno anche altre sigle. Al centro il taglio degli organici su cui anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara s’è detto contrario e disposto a trovare una soluzione. Anche loro saranno convocati in audizione in commissione Bilancio alla Camera, a partire da martedì prossimo. Così come ascolto si presterà alle rivendicazioni delle sigle dei medici e del personale sanitario, altra categoria che ha manifestato molti malumori dopo la presentazione della manovra. Anaao Assomed, una delle associazioni più rappresentative, ha infatti parlato di “doccia gelata” e ha manifestamente aperto a possibili “discese in piazza”. Un quadro non particolarmente entusiasmante per l’esecutivo. Che nel frattempo deve scontare pure la mobilitazione della Cisl (inizia oggi da Genova e si concluderà a dicembre a Roma), sempre più fredda nei confronti della maggioranza a cui continua a rimproverare una legge di Bilancio, per usare un eufemismo, tutt’altro che perfetta. Mentre una sigla come la Uil, nonostante le aperture al governo e la mancata adesione allo sciopero generale di Landini, si aspetta risposte concrete sulle pensioni. Dall’autunno caldo al novembre caldissimo.