Roberto Vannacci a Bruxelles, quali lobbisti incontra e poi cosa fa in Parlamento?

(di Domenico Affinito e Milena Gabanelli – corriere.it) – Sono passati oltre due anni dall’elezione di Roberto Vannacci al Parlamento Europeo. All’inizio di febbraio di quest’anno l’ex generale di divisione dell’esercito italiano, ha lasciato la Lega e lanciato il suo partito «Futuro Nazionale» per andare alla conquista del Parlamento italiano alle prossime elezioni del 2027. In questi due anni, come europarlamentare, cosa ha fatto concretamente a Bruxelles?

Presente, ma poco attivo

La presenza di Vannacci in aula al Parlamento europeo è alta. Ha preso parte a 103 sedute plenarie su 104 e 6093 votazioni con appello nominale su 6158 (dato di metà ottobre su mpscore.eu). Ma il lavoro di un parlamentare si misura soprattutto sull’attività che svolge all’interno delle commissioni di cui è membro. È in queste sedi, infatti, che si prepara il grosso del lavoro legislativo e politico prima di approdare in aula. L’ex generale è membro di quattro commissioni permanenti, due le ha abbandonate il 3 febbraio con l’uscita dalla Lega: quella per gli Affari Esteri (Afet) e quella per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (Envi). È invece rimasto membro della commissione Sicurezza e Difesa (Sede), incentrata sulla costruzione di una unione europea di difesa, vigila sulla strategia industriale al fine di creare un mercato unico della difesa, minacce all’integrità territoriale, collaborazione tra Ue e Nato. In due anni ha partecipato solo a 9 riunioni su 24. Mentre a quella per le libertà civili, giustizia e affari interni (Libe), che si occupa di difesa dello stato di diritto nella Ue, protezione delle minoranze, lotta alle discriminazioni, asilo e migrazione, è andato ancora meno: 7 volte su 28 (mpscore.eu).

(…) l’ex generale ha controfirmato decine di proposte di risoluzione, ma ne ha presentate solo cinque in prima persona (qui), quattro su cinque a tema migrazioni.

Anche la sua partecipazione attiva ai lavori non è particolarmente elevata: dall’elezione l’ex generale ha controfirmato decine di proposte di risoluzione, ma ne ha presentate solo cinque in prima persona (qui), quattro su cinque a tema migrazioni. La prima, il 23 settembre 2024: chiede all’Unione europea di rivedere gli orientamenti politici in materia migratoria e alla Commissione di presentare un piano d’azione di contrasto. La seconda il 22 novembre è immediatamente successiva all’elezione di Trump, e chiede nuovamente l’abolizione delle politiche migratorie dell’Ue e la ridefinizione delle politiche climatiche in linea con la nuova amministrazione statunitense. Il 12 giugno 2025 chiede alla Commissione di elaborare un piano d’azione per contrastare le infiltrazioni islamiste in Europa. Il 23 settembre propone una risoluzione di condanna degli omicidi della rifugiata ucraina Iryna Zarutska e dell’attivista politico statunitense Charlie Kirk. Infine, il 27 novembre 2025, chiede al Parlamento il divieto di qualsiasi forma di applicazione della sharia nella Ue. Sebbene la sharia non sia nemmeno lontanamente contemplata nelle leggi nazionali e nella Costituzione, esorta gli Stati membri a sciogliere gli organismi di mediazione informale e a confiscare i beni correlati.

Il rapporto con i lobbisti

Il suo rapporto con i lobbisti, che ogni parlamentare europeo ha l’obbligo di rendicontare, è invece decisamente attivo. Ci sono riunioni a cui partecipano solo gli staff dei deputati e altre a cui i deputati vanno personalmente. Si tratta di incontri di varia natura: ragioni istituzionali (perché si è relatore per il proprio gruppo di un progetto di legge), ragioni collegate alle commissioni di cui si è membri e altre liberamente scelte. Su queste ultime abbiamo fatto un confronto tra i capidelegazione, cioè i referenti dei vari partiti italiani all’interno del Parlamento Europeo. La scheda di Carlo Fidanza (FdI) è aggiornata ad ottobre: su 68 incontri, il 28% non è direttamente attinente alle sue competenze in Parlamento (compagnie assicurative, produttori di armi, aziende farmaceutiche, un circuito di carte di credito). La scheda aggiornata di Nicola Zingaretti (Pd) registra 110 incontri e l’8% fuori dal perimetro delle commissioni di cui è membro (principalmente aziende vinicole italiane). La rendicontazione di Paolo Borchia (Lega) è aggiornata, ma scarna: solo 10 incontri, di cui uno fuori perimetro con una società di consulenza per le relazioni pubbliche. Idem per Fulvio Martusciello (Forza Italia): solo 4, tutte attinenti alle commissioni di cui fa parte, ma l’aggiornamento è fermo a marzo e, soprattutto, è finito nell’inchiesta della magistratura belga sulle presunte attività di lobbying illecite dell’azienda cinese Huawei nelle istituzioni europee, e il Parlamento gli ha revocato l’immunità. Pasquale Tridico (M5S) ha registrato 74 incontri fino a luglio, il 9% fuori dall’ambito diretto.

(…) Vannacci dichiara 37 incontri, al netto di quelli a cui ha partecipato come relatore ombra, di cui il 54% fuori dall’ambito diretto delle commissioni di cui fa parte (…)

Vannacci dichiara 37 incontri, al netto di quelli a cui ha partecipato come relatore ombra, di cui il 54% fuori dall’ambito diretto delle commissioni di cui fa parte: Federacciai (10/9/24), Terna (18/9/2024), Assomela (30/1/2025), Assarmatori (25/3/2025), Enel (20/9/2025), Manifattura Sigaro Toscano (25/11/25). È chiaro che le competenze di un parlamentare europeo sono ampie e può incontrare qualunque portatore di interessi, purché lo dichiari. Ma come facciamo a essere sicuri che poi agisca liberamente e non seguendo le indicazioni dei lobbisti? La certezza non c’è, perché non ci sono resoconti degli incontri, ma si può provare a ricostruire a ritroso, andando a vedere le interrogazioni: lo strumento, scritto o orale, che i deputati usano per fare pressioni sulla Commissione su fatti specifici.

L’intreccio tra attività, lobbisti, finanziatori

Fidanza ha presentato 9 interrogazioni, da solo o come primo firmatario. Nessuna queste appare collegata agli incontri che ha avuto. Lo stesse vale per Zingaretti, che ne ha presentate 11. Tra le 18 di Tridico ce n’è una anti-lobbista: quella di richiesta di maggiore tassazione delle grandi piattaforme digitali. Le 11 di Martusciello non sembrano collegate allo scarno resoconto dei suoi incontri, ma il capodelegazione di Forza Italia è accusato dalla magistratura belga di far parte di un gruppo di 15 deputati che, dietro regali di modesto valore (smartphone, devices e biglietti per partite di calcio) o trasferimenti di alcune migliaia di euro, avrebbero favorito l’azienda cinese Huawei.
Borchia ne ha presentate 28, di cui due a favore di una filiera, con le quali contesta le sanzioni dell’Autorità italiana della Concorrenza a numerose imprese che operano nel nostro Paese nel settore della ghisa, e contro l’aumento delle accise sui prodotti contenenti nicotina.
Vannacci ne presenta 18 come primo o unico firmatario e ne controfirma altre 41. Ed è riscontrabile una certa continuità tra la sua attività politica, i suoi incontri con i lobbisti e i finanziatori di Futuro Nazionale.

Le interrogazioni di Vannacci

Vannacci ha incontrato tre volte Fuels Europe (18/9/24, 27/11/24 e 17/6/26), l’associazione di multinazionali del petrolio e del gas tra cui membri c’è la russa Lukoil che, nonostante le sanzioni, continua in parte a operare in Europa nel settore lubrificanti con impianti di miscelazione in Finlandia, Austria e Romania; e carburanti con impianti di raffinazione e reti di stazioni di servizio in Bulgaria, Romania, Serbia, Croazia, Paesi Bassi. Ebbene, il 31 ottobre 2024 critica la risoluzione del Parlamento di sospendere il memorandum d’intesa con l’Azerbaigian per il raddoppio della fornitura del gas se continua la repressione contro giornalisti e oppositori politici (qui); il 22 gennaio 2025 attacca la Commissione chiedendo conferma dell’esistenza di contratti e finanziamenti destinati a gruppi ambientalisti a favore del Green Deal (qui); l’11 settembre 2025 chiede alla Commissione come valuta il fatto che l’Ucraina acquisti gas russo con finanziamenti europei, mentre viene chiesto agli Stati membri di non acquistarlo (qui); il 16 dicembre 2025 attacca il piano di transizione ecologica REPowerEU perché ha «puntato principalmente sull’abbandono delle forniture russe, senza però garantire un adeguato rafforzamento della capacità interna» (qui).

Il 17 luglio 2024 il suo staff incontra l’associazione dei costruttori europei di automobili, di cui fa parte Stellantis. Il 12 novembre 2024 Vannacci firma con altri un’interrogazione che parte dalle dichiarazioni di Stellantis e finisce col chiedere la riduzione delle sanzioni previste per i costruttori sulle quote tra vetture elettriche ed endotermiche prodotte (qui).
Il 20 febbraio 2025 incontra l’Unic, l’associazione delle concerie italiane, per gli impatti del regolamento Ue (115/2023) sulla riduzione della deforestazione e le emissioni di gas serra, e il 21 maggio presenta un’interrogazione per chiedere la revisione del regolamento stesso (qui).
Il 30 aprile 2025 incontra Federchimica sulle priorità del sistema dell’industria chimica (rientra nella tematica che riguarda la Commissione di cui in quel momento fa ancora parte) e il 29 gennaio 2026 firma, insieme ad altri, una risoluzione che mette in dubbio l’affidabilità scientifica su cui si basa il quadro normativo UE in materia di microplastiche e il loro effetto sulla salute umana (qui). Il 26 febbraio 2026 incontra Confimpresaitalia, di cui fanno parte anche i balneari, e il 27 luglio 2026 chiede alla Commissione l’immediata archiviazione della procedura d’infrazione aperta contro l’Italia per il non rispetto della normativa europea sulle Concessioni balneari (qui).

Dal mondo industriale, d’altronde, arrivano diversi finanziamenti a Futuro Nazionale. In sette mesi, dal 5 marzo di quest’anno a inizio ottobre, il partito ha raccolto 567.786 euro tra donazioni, servizi, comodati e altri contributi: il 64%, cioè 366 mila euro, arriva dal mondo delle imprese. Immobiliari, alimentari, edilizie e soprattutto petrolifere (qui).