
(Tommaso Merlo) – Nella vita contano i fatti e non le chiacchiere e queste classi deficienti hanno palesemente fallito. L’Italia è sempre peggio per colpa di personaggi non all’altezza e scelte sciagurate come quelle di questi giorni di tagliare insegnanti e sanità a favore della guerra. Come a provocare le proteste. Per capire il baratro in cui siamo piombati basta guardarsi attorno. In Italia conclamati mediocri si godono carriere decennali ai vertici della Repubblica e una partitocrazia politicamente deceduta ancora occupa la scena. Non ci vuole un genio per capirlo, basta stare ai fatti e disintossicarsi dalla faziosità. Ma per restare in sella, le classi deficienti si danno anche da fare. Spacciandosi per quello che non sono, manipolando i fatti a proprio favore e alimentando odio e paura che nelle urne rendono sempre. Le classi deficienti si sono specializzati nello speculare su ogni differenza sociale. Ingigantendole, innalzando muri ed aizzando i cittadini tra loro mentre lorsignori si godono l’alta società. In Italia hanno sempre lucrato su rigurgiti ideologici e ferite storiche mai curate, su presunte classi sociali e partiti di cartone ma anche sul razzismo puzzone. Per anni sono finiti nel mirino gli italiani del sud che di colpo sono diventati stranieri da respingere oltre le sacre acque del Po, ma poi è arrivata la gallina dalle uova d’oro, gli immigrati. Un fenomeno storico impattante che le classi deficienti hanno sempre cavalcato all’impazzata per raccattare voti invece di gestirlo con serietà. I primi anni sfruttavano la paura degli italiani arricchiti di perdere la “roba” poi sono passati alla paura di perdere all’identità nel senso di nazionalità. E all’inizio era un odio generalizzato verso ogni maledetto invasore, ma pian piano sono emerse delle distinzioni. Nessun dramma per gli immigrati dalla pelle bianca, musi lunghi per quelli con la pelle più scura. Razzismo vecchia scuola e che ultimamente sta evolvendo sull’onda della palestinizzazione occidentale. Certo, più hai la pelle scura peggio è, ma il nuovo spauracchio sono i musulmani infangati come potenzialmente pericolosi o addirittura terroristi e la cui invasione metterebbe a rischio la nostra superiore civiltà. Ovviamente non frega niente a nessuno che Gesù è un importante profeta anche per i musulmani e tantomeno della comune radice abramitica delle tre religioni monoteiste. E questo perché la questione non è religiosa, ma politica. E non frega a nessuno neanche che i musulmani sono due miliardi di persone sparsi su oltre duecento paesi e che l’Islam ha contribuito enormemente allo sviluppo dell’umanità mentre il fenomeno terrorista su cui fa leva la propaganda razzista ha riguardato uno zero virgola zero zero qualcosina e che le principali vittime sono stati i musulmani. E questo perché alla politica e soprattutto a destra, servono nuovi capri espiatori su cui scagliarsi per alimentare paura e odio e quindi alimentare fasulle identità politiche con cui continuare a raccattare poltrone. A fare una sintesi perfetta del fenomeno quel vecchio rincoglionito di Trump che ha chiuso la campagna elettorale intimando gli americani a non votare per comunisti e jihadisti e cioè due categorie che esistono solo nella sua testa bacata da venditore di fumo. Per comunisti intende coloro che vogliono salvare i brandelli di stato sociale che ancora non ha distrutto. E con jihadisti intende candidati musulmani. Davvero un emblema perfetto di classi deficienti incapaci, corrotte e bugiarde che sfruttano il potere per arricchirsi e sedare traumi infantili e quando tutto attorno va a rotoli per colpa loro, hanno il fegato di scagliarsi contro qualcuno invece di prendere atto del proprio fallimento e levarsi dai piedi. Ma dietro a burattini come Trump c’è anche il sionismo che da sempre imbratta i musulmani e quindi i palestinesi come incivili e terroristi ed ha interesse strategico nella palestinizzazione occidentale. Dagli Stati Uniti a tutte le colonie imperiali. Ma la sensazione è che la società civile sia sempre più evoluta e quindi refrattaria a certi giochetti sporchi. Lo si è visto anche a New York con Mamdani. Una società civile sempre più variegata e sveglia che pretende che la politica tenga il passo coi tempi e faccia semplicemente il suo lavoro e cioè risolvere i problemi di tutti invece di servire gli interessi di pochi. Fatti e non chiacchiere. Realtà e non propaganda. E valori e facce genuini. Una rivoluzione della regolarità democratica, con al timone una politica onesta anche intellettualmente e concreta che opera con umiltà e trasparenza e se fallisce lascia spazio ad altri senza drammi essendo disinteressata e consapevole che la meritocrazia è essenziale per la salute di un paese. La rivoluzione della sensibilità anche pubblica con al timone una politica che unisce invece di dividere e guarda avanti invece che indietro, una politica che dà il buon esempio nell’applicare fino in fondo i valori costituzionali che un paese si è dato.