
(Tommaso Merlo) – Se non riesce a imbrogliare, Trump rischia di prendersi una storica pedata sugli ammennicoli. Secondo i sondaggi il popolo americano non ne può più, dopo due anni di demenza senile e narcisismo maligno alla Casa Bianca, si ritrovano impoveriti anche dentro. Ma in realtà è l’intera umanità a sperare che perda e pure male in modo da sbatterlo in galera il prima possibile e buttar via le chiavi. Trump lo sa benissimo e per questo si è impegnato in prima persona in una serrata campagna elettorale. Paura. Fottuta. Della verità. Anche su se stesso. Ha fatto fatica a riempire anche gli scantinati ed è stato ripetutamente sfanculato tra una confabulazione e l’altra, ma ha insistito. Era convinto che la sua presenza portasse voti ed invece molti candidati gli hanno chiesto cortesemente di stare alla larga che oramai è peggio della rogna. Ma c’è un ma. Anzi, due. Il primo sono i soldi, la mafia oligarchica ha speso centinaia di milioni di dollari negli stati in bilico. Tipo Elon Musk in Texas dove ha diversi castelli del suo regno. Soldi versus cittadini, automatismi versus consapevolezza. Ma più i popoli si risvegliano e hanno proposte valide, meno la pubblicità martellante e le mancette condizionano le elezioni e quindi non è detta. Il secondo “ma” sono le lobby politiche. Tipo in Michigan dove la mafia sionista si è svenata per sconfiggere il nemico pubblico numero uno, un brillante ed energico medico di origini egiziane di nome Abdul El-Sayed che ha due colpe mortali, voler dare soldi pubblici agli americani invece che ad Israele ed essere musulmano. Contro di lui è sceso in campo perfino Trump ridicolizzandolo come Abdul “Ramadan” e dandogli del terrorista e dicendo che dovrà passare dal metal detector per entrare in senato. È il nuovo trend destronzo che si intravede anche da noi, da anti immigrati ad anti musulmani, tutti infangati come minaccia dell’umanità. Se si è antisemiti è un crimine intollerabile contro l’umanità, se si odiano cristiani o buddisti ma anche induisti non frega una mazza a nessuno mentre se si odiano i musulmani si fa una super carriera politica e mediatica. Già, invece di evolvere rigettando ogni forma di odio e generalizzazione, invece di riscoprire i diritti umani universali, ci manipolano con diavolerie propagandistiche. Ma del resto i sionisti sono terrorizzati di perdere l’appoggio statunitense e cioè bancomat infinito e armeria gratuita e dover cosi’ affrontare le proprie responsabilità storiche da soli. Ed è qui che iniziano le preoccupazioni per il colpo di coda di regime. Secondo gli analisti più fini infatti, la pedata negli ammennicoli di Trump è probabile ma non è detto che sia un bene. Più gli metti all’angolo, più i narcisisti patologici sclerano e se soffrono pure di demenza senile e siedono nello Studio Ovale, rischiamo il disastro nucleare. Trump minaccia da tempo un attacco di tre giorni all’Iran e pare che anche su pressioni di quell’orco malefico di Netanyahu abbia in mente di lanciare una bomba nucleare sull’oramai celebre Pickaxe Mountain oltre che colpire infrastrutture civili. Un attacco clamoroso e coerente con l’unico vero talento di Doland Trump, attirare l’attenzione su di sé distraendola dai suoi disastri. Quell’attenzione che i suoi genitori gli hanno sempre negato quando se la faceva sotto e che Trump si è messo a cercare nel mondo continuando a farsela sotto. Un attacco per rilanciare un’immagine sfregiata dalle urne e serrare i ranghi, esattamente lo stesso di cui ha disperato bisogno il suo compare israeliano. Quell’orco malefico di Netanyahu pare infatti stia stalkerando Trump per convincerlo a sganciare l’atomica. Anche lui rischia poltrona e galera ed ha bisogno di uscire dallo stallo elettorale rilanciano la sua immagine. Quella del sanguinario mai sazio e dell’unico in grado di tenere gli Stati Uniti al guinzaglio. I due compari vogliono la gloria e sono terrorizzati dalla fogna in cui l’umanità vorrebbe buttarli. Nel frattempo l’Iran attende caricato a molla. Dopo aver rifiutato le avance di Vance han ribadito che appena americani e sionisti accennano un attacco, faranno grandinare missili e droni a catinelle sia su quei viscidi mollaccioni degli sceicchi del Golfo sia sulla Palestina occupata. Altro che cambio di regime, gli iraniani sono granitici come le loro montagne e se la prendono coi loro politicanti perché disquisiscono elegantemente sullo scibile invece di tirare fuori le palle o meglio di arsenali e stroncare gli aggressori una volta per tutte. Già, sanno di essere militarmente superiori e vogliono sia la fine di una persecuzione che dura da mezzo secolo sia che in Asia Occidentale s’imponga la loro egemonia che include il controllo dello Stretto di Hormuz e quindi un futuro finalmente roseo. Se alla Casa Bianca vi fosse un presidente, si sarebbe già arreso richiamando le truppe, ma siccome c’è un burattino del sionismo e pure ricattabile, può ancora succedere di tutto.