L’ex deputato e sottosegretario conquista un seggio nell’organo di autogoverno: aveva scampato la radiazione della magistratura grazie allo scudo della Camera

(di Paolo Frosina – ilfattoquotidiano.it) – È tornato o forse, come si dice, non se n’era mai andato. Vent’anni dopo, Cosimo Ferri rientra a suon di voti al Consiglio superiore della magistratura, dove nel lontano 2006 iniziò la sua lunga carriera nei palazzi del potere. L’inaffondabile “politico con la toga”, soprannominato “il geco” dai berlusconiani per la sua abitudine a muoversi di notte, è uno dei venti nuovi consiglieri togati eletti dai magistrati. Ex deputato e sottosegretario alla Giustizia in tre governi, a lungo leader della corrente “di destra” di Magistratura indipendente, Ferri è stato il dominus insieme a Luca Palamara del mercato delle nomine giudiziarie emerso con lo scandalo dell’hotel Champagne. A differenza di Palamara, però, è uscito indenne da quella vicenda grazie allo status di parlamentare: la Camera ha negato al Csm l’uso delle intercettazioni, salvandolo da una probabile radiazione. Così, tornato giudice in Corte d’Appello a Roma, l’ex politico ha voluto testare la sua popolarità tra i colleghi e ha vinto la scommessa, portando a casa il seggio grazie al contributo fondamentale dei suoi “gregari“: quattro giudici candidati in collegi diversi dal suo, ma che hanno contribuito alla sua elezione tramite il meccanismo di “apparentamento” previsto dalla legge elettorale. Una strategia attentamente studiata per approfittare del complicato sistema voluto dall’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, che prevede una quota proporzionale di cinque seggi accanto ai 15 assegnati con metodo maggioritario.
L’assegnazione dei seggi sarà ufficializzata solo venerdì, a causa di un riconteggio chiesto nel collegio che elegge i due giudici di Cassazione. Per quanto riguarda Ferri e i suoi, però, i numeri sono definitivi. L’ex sottosegretario ha totalizzato 258 voti nel collegio 2 dei giudici di merito (Liguria, Toscana, Umbria e Lazio), a cui si aggiungono quelli dei candidati a lui collegati.
Come si è sempre saputo i giudici hanno opinioni politiche e nessuno si scandalizza purché siano di destra o comunque governative; lo stesso dicasi per le correnti e altre forme associative di ogni tipo, a scopo di potere o profitto personale.
Il cancro per questi benpensanti sono i giudici realmente indipendenti e custodi della legge e non si prestino ad assecondare “l’orgasmo cinobalanico dell’antecipato giudizio” indicato dal governo o dal Potere occulto dietro di esso.
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