
(Dario Lucisano – lindipendente.online) – Pericolosi sondaggi per decidere quali negozi devastare, manuali per la guerriglia, regie estere, con ogni probabilità russe. Sono solo alcune delle bufale diffuse da gran parte della stampa mainstream sul Movimento 17/10, la piattaforma della Gen Z italiana nata all’indomani delle proteste dello scorso fine settimana, che qualcuno preferisce ricondurre a gruppi di non meglio definiti “maranza”. «Quale negozio vorresti saccheggiare?: nelle chat dei ragazzi il sondaggio choc», titola l’Avvenire. «In chat la guida per i cortei: “Gridare slogan e sfondare”», fa eco RaiNews. «Le piazze in rivolta e l’impronta della guerra ibrida», scrive La Stampa, alludendo a una potenziale interferenza di Putin, sulla scia delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso ministro della Difesa, Crosetto. La mobilitazione prevista per oggi sembra riunire stampa dominante e rappresentanti della politica sotto la stessa ala, alimentando mistificazioni e lampanti fake news. Nonostante i tentativi di delegittimazione, il Movimento 17 Ottobre continua a invocare la protesta e ha annunciato una mobilitazione lampo, con modalità inedite e senza fornire dettagli pubblici.
Tenere traccia delle bufale circolate negli ultimi giorni sul Movimento 17/10 è difficile. La pagina è nata su Instagram il giorno dopo i disordini che hanno investito Milano domenica scorsa, lanciando una mobilitazione permanente in diverse città italiane. «I violenti siete voi che ci avete negato il futuro. Ora quel futuro ce lo prendiamo», si legge nella prima pubblicazione del gruppo. Il movimento promette di organizzare manifestazioni ogni sabato nelle principali città italiane, tra Milano, Bologna, Torino, Roma, Firenze, Padova, Bari e Genova, lasciando spazio anche a iniziative dal basso. Il movimento si struttura in maniera orizzontale, come chiarito nel primo comunicato ufficiale del gruppo, in cui si legge senza mezzi termini: «Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli». E ancora: «Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare».
Nel giro di pochi minuti, una volta lanciate la piattaforma Instagram e la sua gemella su Telegram, sono arrivati i primi allarmismi: le agenzie di stampa hanno parlato di un manuale «anarchico» e di una «guida per i cortei: “Gridare slogan e sfondare”». A Tagadà, su La7, il documento viene descritto come «una cassetta per gli attrezzi per i manifestanti», con toni di stupore e preoccupazione. La Repubblica, invece, lo definisce «un vecchio manuale anarchico». La verità è che si tratta di una guida pubblicata circa due anni fa sulla piattaforma Substack, nel progetto Robinbook, noto da tempo negli ambienti attivisti. Il documento che i media descrivono con inquietudine è una normale fanzine digitale che fornisce indicazioni generali a chi non ha mai partecipato a una protesta. Tra queste, per esempio, l’avvertenza di non raccogliere un lacrimogeno da terra, perché incandescente. Documenti di questo genere circolano da oltre settant’anni, prima in forma cartacea e poi anche digitale, elemento che rende difficile immaginare che fossero ignoti alle maggiori agenzie di stampa e piattaforme mediatiche del Paese.

Dopo l’allarme sul presunto manuale per la rivolta, è arrivato quello sulle azioni. La piattaforma Telegram, a cui partecipano oltre 4.000 utenti, è attraversata da messaggi in cui i membri si scambiano opinioni e discutono possibili modalità di azione. Nessuna di queste proposte, tuttavia, è condivisa dalla totalità dei partecipanti, né tantomeno dagli amministratori del gruppo, che, al contrario, invitano a limitare questo genere di conversazioni. Ciò non è bastato a fugare i dubbi della maggior parte dei media, che hanno invece denunciato l’organizzazione di presunte azioni criminali. «In una conversazione compare un sondaggio sui posti da devastare: Sephora, Unieuro, Foot Locker, Rolex, Armani e Snipes», scrive La Repubblica. «Nelle conversazioni è stato lanciato un sondaggio per scegliere i negozi da prendere d’assalto», Il Giornale. Queste e diverse altre testate hanno condiviso schermate di un presunto sondaggio pubblicato sulla piattaforma, nel quale gli organizzatori avrebbero chiesto agli utenti quali negozi saccheggiare. Eppure, stando a quanto verificato da L’Indipendente, sondaggi del genere non sono mai comparsi nel gruppo. La testata monitora la chat fin dal giorno della sua fondazione e, oltre a non aver riscontrato iniziative di questo tipo, ha notato che alcuni partecipanti si sono interrogati sull’origine delle stesse schermate circolate sul web e rilanciate dalle principali testate giornalistiche. A destare sospetti, del resto, sarebbe bastato un particolare: il sondaggio attribuito al Movimento 17/10, attivo su Telegram, risulta realizzato su WhatsApp.
Tra le varie fake news diffuse dai media vi è, infine, quella che riconduce il Movimento 17/10 e i disordini di domenica a presunte regie estere. A evocare questa possibilità è stato lo stesso ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un post sulla piattaforma X in cui ha parlato apertamente di «guerra ibrida». A fare eco al ministro è stato il direttore editoriale de La Stampa, Maurizio Molinari, intervenuto inizialmente a Tagadà: «A pensar male, come diceva Andreotti… noi non possiamo escludere che la guerra ibrida faccia capolino» alla Russia, allude Molinari, richiamando le dichiarazioni del premier britannico Burnham, secondo cui Mosca sarebbe stata «dietro l’esito della Brexit», senza tuttavia fornire prove o dettagli a sostegno di questa affermazione. Molinari prosegue: «Non possiamo escludere che anche in questo caso…». «I disordini facciano gioco a qualcuno», conclude la conduttrice. «Esatto», replica Molinari. All’intervento televisivo è seguito un editoriale su La Stampa, mentre il Giornale ha preferito parlare direttamente di «islamisti e criminali collegati con l’estero», oltre che di giovani «farabutti». Il risultato è una narrazione che evoca possibili ingerenze straniere senza che, nei passaggi citati, vengano presentate prove concrete di un collegamento tra Mosca e il Movimento 17/10, composto da giovani che dichiarano apertamente di voler protestare contro i disagi del Paese.
Nonostante quelli che appaiono come tentativi di delegittimazione, il gruppo ha rilanciato la protesta. La piattaforma ha abbandonato il programma iniziale delle manifestazioni e ha annunciato una mobilitazione articolata in più fasi, con l’obiettivo dichiarato di evitare di essere intercettata dalle forze dell’ordine. «Alle 14.30 in punto, in ogni città comunicheremo tre concentramenti», dichiarano gli organizzatori, precisando che si tratterà di «tre punti distinti per città, resi noti solo mezz’ora prima». Successivamente, alle 15.30, «comunicheremo la piazza finale»: «I tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato, per ritrovarsi insieme in un’unica grande piazza. Tre fiumi che confluiscono in uno». La mobilitazione appare più tesa che mai, soprattutto a Milano, dove sono stati schierati 500 parà della Folgore, con disposizioni per operare in funzioni di ordine pubblico. La mobilitazione generale è prevista per oggi e interesserà, oltre al capoluogo lombardo, almeno le altre città già menzionate.