Nelle piazze tanti giovani e pochi incidenti. Deluso chi sperava nella guerra. Dentro al colosseo. A Roma i manifestanti entrano nel monumento. Scontri a Bologna, un ferito grave dopo il contatto con i poliziotti

(di Vincenzo Bisbiglia, Sarah Buono, Stefano Caselli e Davide Milosa – ilfattoquotidiano.it) – Il “modello francese” ieri nelle nostre piazze non si è visto. Per il momento, nel bene e nel male, l’Italia è un’altra cosa. Ci sono stati gli scontri, è vero, in diverse città (i più duri a Bologna, dove in serata un ragazzo è rimasto gravemente ferito). Ma è stata la “solita” conflittualità da corteo: tentativi di sfondamento, trattative muso a muso con la Digos, cariche, lancio di oggetti. Le vetrine sfondate, i vandalismi o le devastazioni fini a sé stesse sono state residuali, quando non del tutto assenti. Insomma, niente di minimamente simile a ciò che si è visto lo scorso weekend a Milano.
Il dato politico vero è un altro. C’è un’Italia che protesta, da nord a sud, contro il caro vita e contro il riarmo che toglie risorse preziose al welfare. In una parola, contro le politiche del governo Meloni. E lo fa portando migliaia di persone in piazza. Giovani, determinati, a volte radicalizzati, certo. Ma comunque coscienti dei motivi per cui sono scesi in strada. Mentre per giorni la premier e i suoi ministri si dimenavano evocando guerre ibride e invocando militarizzazioni, fermi preventivi e carceri minorili.
La dimostrazione plastica di questo fenomeno è stata, su tutte, la piazza di Roma. Quella dove nelle chat Telegram dei rivoltosi si inneggiava all’occupazione del Parlamento. Partito alle 14.30 con appena un centinaio di persone in piazza della Repubblica, il corteo ha guadagnato, col passare delle ore (e dei chilometri) numeri alti. Arrivando, verso le ore 20, a sfiorare le 10 mila persone. Una marea di giovani senza sigle o bandiere sindacali e politiche. La grande occasione “persa” alle 17.30 quando i ragazzi sorprendono la polizia e fanno irruzione all’interno del Colosseo, fra i turisti sorpresi e divertiti. Un’invasione pacifica che sarebbe potuta finire sulle prime pagine di tutto il mondo. Alla fine evitata perché, dicevano i manifestanti, “questi ce fanno un culo così”. Tutto mentre continuavano ad arrivare persone. A sole già calato, non si vedeva più la fine del corteo. Ha funzionato il tam tam nelle chat, le immagini trasmesse sui social. Ma tornati in piazza della Repubblica, sono iniziate le tensioni con la polizia. Idranti e cariche di alleggerimento, per una gestione difficile – ma comunque impeccabile – da parte della Digos, che poteva contare su unità ridotte, solo 1.500 contro i 5 mila di Milano.
E proprio la piazza meneghina era l’osservata speciale della giornata. Anche qui, bisogna dimenticare lo scorso weekend e il modello francese. Circa 10 mila persone, studenti e giovanissimi, sono partiti da piazza Castello arrivando al Politecnico. E anche qui nessuna sigla, ma cori antifascisti, per la Palestina e contro il governo Meloni. Non c’è stato spazio nemmeno per le tensioni finali, salvo alcuni manifesti di Salvini strappati e tentativi di bruciarli. In chiusura il coro: “Anche domani”. Chissà.
Scontri molto duri, come si diceva, a Bologna. Come avviene ormai da qualche tempo. E un momento di grande apprensione, quando intorno alle 21 un giovane manifestante è rimasto a terra dopo, pare, uno scontro con alcuni agenti. “Non respira, non respira, chiamate un’ambulanza”. Almeno mezz’ora di fiato sospeso, con il giovane steso a terra tremante. Mentre alcune grida ricordavano Genova 2001: “Lo avete ucciso, lo avete ucciso voi”. In realtà, le ultime notizie prima di andare in stampa erano rassicuranti: il giovane è stato trasportato cosciente in ospedale.
Infine Torino, dove a guidare il corteo c’era Askatasuna. Almeno 6-7 mila persone in piazza tra cui il 62enne Giorgio Rossetto, storico leader di “Aska”. Con Piazza Castello blindata, dopo due ore, i manifestanti hanno tentato più volte di forzare i blocchi. Gli scontri sono arrivati al calar della sera nei pressi della Dora, con lanci di pietre, bottiglie e lacrimogeni, intensificatisi nel tentativo di tornare in centro.
In totale il bilancio del Viminale è di 9 arrestati, 87 denunciati, 371 fermati e accompagnati in questura (di cui 110 minorenni e 69 stranieri). Identificati in 4.292.
Napoli
"Mi piace""Mi piace"
Sta facendo capolino la vecchia e creduta morta lotta di classe . Il contratto sociale fondamentale per la convivenza civile e la coesione è venuto meno da un pezzo e adesso cominciano i dolori di pancia . Questa banda di incapaci che ci governa o che fa finta di fare opposizione non ha nessun progetto o strategia per il futuro se non quello di combattere la violenza con la depressione
"Mi piace"Piace a 3 people
Like
"Mi piace""Mi piace"
Con la repressione violenta ,appoggiando regimi violenti e progettando guerre future spedendo al fronte quei giovani che oggi li contestano ad ammazzare i loro coetanei o a farsi uccidere da loro . Tutto questo combattendo la violenza.
"Mi piace"Piace a 3 people
Like
"Mi piace""Mi piace"
Se invece vogliamo capire qualcosa di più sulla guerra vera, quel confronto armato fortemente ripudiato dalle popolazioni ma non dalle fallite classi dirigenti, ecco un documento di Vittorio Rangeloni che raccoglie le testimonianze di due soldati ucraini catturati dalle truppe russe.
"Mi piace""Mi piace"
I dialoghi sono visibili in italiano , è sufficiente disattivare eventuali sottotitoli in russo .
"Mi piace""Mi piace"
Like
"Mi piace""Mi piace"