FdI vuole rilanciare la vecchia battaglia per fare il pieno al sud. Pronti per il voto anche ad aprile. Salvini pressa le banche Il Colle e “l’uscita ordinata”

(di Carmelo Caruso – ilfoglio.it) – In attesa di portarli al voto, li porta a spasso. Solo una sinistra disarmante può credere che Meloni verrà fermata dalla Consulta e che Salvini e Tajani le impediranno di andare al voto presto, addirittura ad aprile. Primo, Mattarella (che ha promulgato il Melonellum) non ha intenzione di ostacolare il percorso, ma chiede soltanto “l’uscita ordinata”. Lo dicono gli amici del presidente e dicono anche che “se Meloni decide di andare alle urne, non si farà certo un governo tecnico. Non scherziamo”. Secondo. Si stanno preparando Meloni d’artificio. Riprendetevi una battaglia del 2025 accantonata. FdI intende ripresentare in legge di Bilancio la norma sul condono edilizio in Campania. Un’altra misura sarà la “Zes Italia” e c’è sempre Salvini che chiede, come Elsa Fornero, “i sacrifici” ma alle banche, l’esproprio volontario.
A Palazzo Chigi pensano che una seria discussione sulla data del voto si farà a gennaio. Pensano anche, ma lo pensa Salvini (dice ora che “non è mai stato amico di Putin”) che si vota “a scadenza naturale, in autunno 2027” e che le dieci grandi banche nazionali, assicurazioni, devono dare “cinque miliardi, di contributo straordinario, gioioso e volontario”. A parte Salvini, che sogna un’economia alla Bucharin, a parte questi trucchi di scena sulla data, anche la Lega è pronta a votare. Lunedì si terrà il federale, che dovrà stabilire il regolamento per il Congresso della Lega, quello straordinario, ma si sa già che Salvini ne uscirà, al solito, da segretario, e forse meglio di prima. Non si prevedono novità e neppure sfidanti, anzi. Salvini è certo che alle prossime politiche Luca Zaia tirerà la lista e che ci sarà anche Attilio Fontana. I 160 milioni delle accise mobili che Meloni tiene nel cassetto per i tempi più bui, serviranno nei prossimi mesi e tutti comprendono che serviranno per la campagna elettorale. Mercoledì, Meloni si presenterà al Senato e alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo e come sempre pranzerà con Mattarella. Sarà l’occasione per parlare di “uscita ordinata”, quell’uscita che, come ha raccontato Fazzolari a Salvatore Merlo sul Foglio, permetterebbe al prossimo governo di allestire, in serenità, una legge di Bilancio.
Si fa sempre più seria l’idea che si possa votare prima delle amministrative anche perché Vannacci si è sgonfiato. Ne sono convinti i Fratelli d’Italia che monitorano le sue bacheche e registrano gli insulti al generale. La sinistra è impreparata, avviluppata nelle sue primarie e quello che manca a Forza Italia e Lega può recuperarlo Meloni. Tajani dovrebbe incontrare, mentre si scrive, Marina Berlusconi, o ad Arcore o a casa della Cavaliera. Lo Zaia di Forza Italia può farlo invece Occhiuto anche come co-leader, mentre al sud c’è una formidabile possibilità di fare il pieno di preferenze. Si chiama condono, ed è quella norma pensata per sanare le cinquantacinquemila ordinanze di demolizione pendenti. Il provvedimento permetterebbe di riaprire i termini del 2003. L’anno scorso ci ha provato FdI con quattro emendamenti segnalati al Senato (ma anche nel Milleproroghe e Piano casa). L’operazione allora saltò. FdI ci riproverà quest’anno anche solo per mettere in contraddizione la sinistra in Campania. Il presidente di regione, Roberto Fico, potrebbe opporsi, non recepire la norma, ma avrebbe in ogni caso un effetto sul voto, nella regione cuore del M5s. La battaglia sul condono è una battaglia che porta avanti Edmondo Cirielli, il viceministro degli Esteri, che vanta oltre centomila preferenze, la figura che dovrà trascinare il partito. Il condono è la misura pensata per il sud, mentre al nord, Meloni vuole lanciare la “Zes Italia”, in passato immaginata per semplificare la burocrazia in aree disagiate e ora estesa, come chiedevano le associazioni industriali (che Meloni incontrerà lunedì a Milano insieme ad Attilio Fontana). Le richieste della Lega, oltre alla nuova politica economica di Salvini-Bucharin, sono quelle note. Si torna alle identitarie, che ha curato in questi anni Claudio Durigon: la flat tax, fino a centomila euro, e la libertà pensionistica, ma ragionata, di uscita a 64 anni. Ci sono poi le richieste di Forza Italia, un partito sempre più a quattro teste: Tajani, Occhiuto, Mulè, Zangrillo. Dice il ministro della Pubblica amministrazione, a Milano, a un evento di partito dal sapore gramsciano: “Bene la legge elettorale ma ora dobbiamo spiegare i veri motivi per cui mettere una croce sul simbolo di Forza Italia”. Occhiuto chiede un partito “ambizioso e sexy”.
Le rivendicazioni di FI, le elenca Maurizio Casasco, il responsabile Economia, che spiega al Foglio, e a Salvini: “Chiedere alle banche un contributo non fa altro che innervosire i mercati; chiedere alle banche un contributo (banche che hanno in pancia 450 miliardi di titoli di stato) serve solo a esasperare e pone un problema di credibilità. Alle banche va proposto un patto sociale, per consentire di destinare i loro ricavi in economia sociale”. Anche Forza Italia vuole da Giorgetti una flat tax incrementale, la detassazione della tredicesima e un cashback per le spese sanitarie. La praticabilità, per fortuna, è un problema di Giorgetti. Non sarebbe invece un problema (ma questa è legge elettorale) l’eventuale pronuncia della Corte. Almeno se parlate con i ministri di Meloni. La parte che il governo prevede possa essere modificata riguarda il premio al Senato, che non viene distribuito su base regionale. Al governo stanno cercando denari (che non hanno), tirando fuori le vecchie giacche nuove (bollo, condono). Immaginare di battere Meloni con la Corte, i ricorsi, e confidando nel soccorso di Mattarella fa tornare in mente Pinocchio che si fa portare a spasso dall’omino di burro.

Appena vado in bagno….leggo!
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Meglio prima così vai stimolato.
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